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(Jamma) Si parla di Prelievo Erariale unico evaso per l’utilizzo di slot non collegate in rete nella sentenza della Corte di Cassazione con la quale è stato accolto il ricorso della Agenzia delle Dogane con il quale si chiedeva l’annullamento di una sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia risalente al maggio 2014.

La questione attiene i fatti contestati ad una azienda dalla Agenzia delle dogane, in esito a verifica della Guardia di Finanza, nei locali della quale era emersa la  presenza di quattro apparecchi da intrattenimento ex art. 110, comma 6, Tulps non conformi alle prescrizioni di legge in quanto trasmettevano all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato in via telematica dati di gioco difformi da quelli effettivamente realizzati. Si emetteva avviso di accertamento per il recupero del tributo evaso nei confronti della concessionaria di rete, , quale soggetto solidalmente responsabile.

La società impugnava l’avviso assumendo la legittimità del proprio operato e l’insussistenza della propria responsabilità solidale per il maggior prelievo erariale.
La Commissione tributaria provinciale di Milano accoglieva il ricorso, decisione poi confermata dal giudice d’appello.
L’Agenzia delle dogane ricorre per cassazione.
I giudici evidenziano “che la norma specificamente individua il soggetto passivo d’imposta nel
“soggetto al quale l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato ha rilasciato il
nulla osta”, ossia nel concessionario di rete.
Ne deriva che il concessionario è tenuto, in relazione al ruolo ricoperto, a versare il PREU maturato in base alla trasmissione telematica dei dati secondo le modalità disciplinate dal successivo comma 13 bis.
Quanto all’imposta evasa, il cd. maggior PREU, il recupero e l’individuazione dei responsabili sono disciplinati dall’art. 39 quater, d.l. n. 269 del 2003.
Nella vicenda in giudizio, anteriore al 200§, è invero applicabile il testo dell’art. 39 quater, comma 2, d.l. n. 269 del 2003, nel testo introdotto dall’art.1 della I. n. 296 del 2006, vigente dal 1° gennaio 2007, che prevede:
“2. Il prelievo erariale unico è dovuto anche sulle somme giocate tramite apparecchi e congegni che erogano vincite in denaro o le cui caratteristiche consentono il gioco d’azzardo, privi del nulla osta di cui all’articolo 38, comma 5, della legge 23 dicembre 2000, n.
388, e successive modificazioni, nonché tramite apparecchi e congegni muniti del nulla osta di cui al predetto articolo 38, comma 5, il cui esercizio sia qualificabile come illecito civile, penale o amministrativo. … <2° e 3° periodo> … Per gli apparecchi e congegni muniti del nulla osta … il cui esercizio sia qualificabile come illecito civile, penale o amministrativo, il maggiore prelievo erariale unico accertato rispetto a quello calcolato sulla base dei dati di funzionamento trasmessi tramite la rete telematica prevista dal comma 4 dell’articolo 14-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni, gli interessi e le sanzioni amministrative sono dovuti dai soggetti che
hanno commesso l’illecito o, nel caso in cui non sia possibile la loro identificazione, dal concessionario di rete a cui è stato rilasciato il nulla osta. Sono responsabili in solido per le somme dovute a titolo di prelievo erariale unico, interessi e sanzioni amministrative
relativi agli apparecchi e congegni di cui al quarto periodo, il soggetto che ha provveduto alla loro installazione, il possessore dei locali in cui sono installati e il concessionario di rete titolare del relativo nulla osta, qualora non siano già debitori di tali somme a titolo principale.”
I giudici della Cassazione hanno accolto la richiesta dell’ADM ritenendo che “La CTR, infatti, da un lato non ha applicato la norma nella formulazione vigente ratione temporis e, anzi, ha applicato una inammissibile e ingiustificata commistione dei testi via via modificati (prima ha richiamato il 4° periodo della norma nella versione temporalmente corretta e poi il 5 periodo nella versione modificata); dall’altro, ha erroneamente considerato il “maggior PREU” una entità diversa ed autonoma, mentre si tratta del medesimo unitario tributo, ed ha ritenuto altresì che la solidarietà del concessionario si riferisse al solo prelievo erariale unico di cui
questi, invece, è soggetto passivo.
In accoglimento del ricorso, pertanto, la sentenza va cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, il giudizio va deciso nel merito, con rigetto dell’originario ricorso”.
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