“Dobbiamo dirci che il gioco d’azzardo esiste e ciascuno di noi può qualche volta essere un giocatore d’azzardo. Questo non è necessariamente qualcosa di pericoloso. Allontanare un luogo di gioco d’azzardo produce una perdita di controllo sociale, è qualcosa che ho sentito molto concretamente nella mia ricerca. Non bisogna confondere il gioco d’azzardo con quello patologico. Il primo può portare a una patologia, ma non è sempre così. Allontanare il gioco può rendere più difficile comprendere la distizione tra questi due elementi. Con il distanziometro si aumenta inoltre il potenziale di trasgressione”

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Lo ha detto Manuela Vinai (nella foto), sociologa e autrice del Libro “I giocatori – Etnografia nelle sale slot della provincia italiana” al convegno di presentazione dello studio della CGIA di Mestre dal titolo “Il Gioco legale in Piemonte”, organizzato con il sostegno di As.Tro, Associazione degli operatori del gioco lecito e Sapar, Associazione nazionale gestori giochi di Stato.

“Sono entrata dentro le sale per vedere quello che succedeva davvero. La mediazione penso che si la vera chiave. Gli operatori sanitari non sanno come è una sala slot, è difficile quindi per loro operare nel migliore dei modi. I gestori devono poter avere una sponda dall’ente pubblico, dal servizio sanitario, perchè i gestori non sono i cattivi che vogliono vedere i clienti ammalarsi, tutt’altro. Offrono un’attività di intrattenimento legale, aiutiamoli ad aiutare quelle persone che cadono nella patologia”.