L’elencazione di luoghi sensibili contenuta nel primo comma della norma regionale in esame ha carattere tassativo, non essendo stata prevista la facoltà degli enti locali di individuare ulteriori luoghi sensibili per la specifica finalità espressamente individuata dalla stessa norma (“tutelare determinate categorie di soggetti maggiormente vulnerabili e per prevenire il disturbo da gioco”).

Con questa e altre motivazioni il Tar Piemonte ha accolto il ricorso di un esercente di  Villanova di Mondovì contro il regolamento del Comune in materia di distanziometro e luoghi sensibili.

“Va ribadito che l’elencazione dei luoghi sensibili contenuta nell’art. 5 comma 1 della L.R. n. 9/2016 ha carattere tassativo, perché rappresenta un punto di compromesso tra due interessi confliggenti di rango costituzionale, il diritto alla salute da un lato e la libertà di iniziativa economica dall’altro, di modo che non sono ammissibili interpretazioni estensive o analogiche; se il legislatore regionale avesse voluto includere tra i luoghi sensibili tutte le “strutture sanitarie”, pubbliche e private, avrebbe dovuto prevederlo, e invece non l’ha fatto; la stessa circolare esplicativa della Regione del 18 gennaio 2018 (doc. 5 ricorrente) nulla dice al riguardo”, scrivono i giudici.

Di seguito il testo integrale della pronuncia

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero i, proposto da XXXXXXX, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Enrico Rozio e Giulia Negri, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Giulia Negri in Mondovì, piazza Santa Maria Maggiore n. 8;

contro

Comune di Villanova Mondovì, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Alessandra Golinelli, Pier Paolo Golinelli e Pierluigi Monetto, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Giovanni Martino in Torino, via Giuseppe Giusti n. 3;

per l’annullamento

a) con il ricorso introduttivo:

– del provvedimento prot. n. 4878 del 14 maggio 2019, notificato il 15 maggio 2019, adottato dal responsabile del SUAP del Comune di Villanova di Mondovì;

– di ogni altro atto presupposto, conseguente e/o comunque connesso, ivi espressamente compresa, laddove occorra: la nota protocollare n. 9726 del 2 ottobre 2018 avente ad oggetto «contrasto al gioco d’azzardo patologico: adeguamento ai limiti di distanza entro il 20.11.2017. Comunicazione e chiarimenti»;

b) con i motivi aggiunti depositati in data 29.5.2019:

– della deliberazione di Giunta Comunale, n. 43, del Comune di Villanova Mondovì, del 14 marzo 2019, pubblicata all’albo pretorio on line del Comune di Villanova Mondovì, per quindici giorni consecutivi, a partire dal 21 marzo 2019, avente ad oggetto «L.R. 9/2016. Individuazione Luoghi Sensibili».

 

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Villanova Mondovì;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 5 novembre 2019 il dott. Ariberto Sabino Limongelli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO

1. Il sig. XXXXXX gestisce il pubblico esercizio di somministrazione denominato “XXXXXXX, in forza di autorizzazioni rilasciate in capo ai precedenti gestori in data 22 settembre 2000, nelle quali il ricorrente è subentrato a far data dal 12 luglio 2008, a seguito di cessione di ramo d’azienda.

2. All’interno dell’esercizio sono presenti 8 apparecchi per il gioco lecito d’azzardo, debitamente autorizzati.

3. Con “comunicazione” prot. 10806 del 24 novembre 2017 notificata al XXXXX il 28 novembre 2017, il Comune di Villanova di Mondovì segnalava che, alla luce di quanto previsto dall’art. 5 della L.R. n. 9 del 2016, entro il 30 novembre 2017 tutti gli esercizi pubblici e commerciali, i circoli privati, i locali pubblici o aperti al pubblico, ad eccezione delle sale giochi e delle sale scommesse, avrebbero dovuto procedere a disattivare definitivamente e rimuovere gli apparecchi per il gioco lecito (SLOT e VLT) situati ad una distanza inferiore a 500 mt dai “luoghi sensibili” indicati dal citato art. 5, tra cui anche “gli ospedali e strutture sanitarie”, evidenziando che l’eventuale inottemperanza sarebbe stata sanzionata con l’irrogazione delle sanzioni amministrative da € 2.000,00 a € 6.000,00 per ogni apparecchio e con la chiusura del medesimo con sigilli.

4. Con successiva nota di “comunicazione e chiarimenti” prot. 9726 del 2 ottobre 2018, notificata al XXXXX in data non leggibile dagli atti di causa, l’amministrazione, nel ribadire quanto sopra, precisava che, alla luce di un chiarimento reso dalla Regione Piemonte, tra i luoghi sensibili di cui all’art. 5 della L.R. n.9/2016 dovevano ritenersi inclusi anche i “poliambulatori” in quanto “strutture sanitarie”; di modo che, trovandosi il XXXXXX “ad una distanza inferiore ai 500 mt come indicato dall’art. 5 della L.R. n. 9/2016”, quest’ultimo avrebbe dovuto “provvedere a disattivare e rimuovere definitivamente gli apparecchi per il gioco lecito (SLOT e VLT)”, pena l’applicazione delle citate sanzioni.

5. Successivamente, con nota di “comunicazione per rimozione VLT/AWP” prot. 4878 del 14 maggio 2019 notificata il 15 maggio 2019, l’amministrazione comunale, dopo aver rilevato che le precedenti comunicazioni non avevano trovato riscontro, intimava ai titolari del XXXXXX di provvedere alla disattivazione e alla rimozione degli apparecchi in questione entro e non oltre 7 giorni dal ricevimento della comunicazione. Nell’articolata motivazione di tale intimazione, l’amministrazione:

– richiamava la delibera della giunta comunale n. 43 del 14 marzo 2019, pubblicata all’Albo Pretorio a far data dal 21 marzo 2019, con la quale si era stabilito di individuare quali “luoghi sensibili”: 1) l’edificio di via Forzani n. 2 sede del poliambulatorio privato gestito dalla Cooperativa Sociale “il Cortile” e dell’associazione pubblica “Assistenza Volontari Valli Monregalesi”; 2) l’asse viario denominato Via Mondovì nonché S.P. n. 5, nel tratto intercorrente tra il confine tra il Comune di Villanova di Mondovì e il Comune di Mondovì e le rotonde in Località Annunziata;

– evidenziava come il XXXXXX fosse collocato a meno di 500 mt dal predetto poliambulatorio e sull’asse viario individuato quale luogo sensibile dalla giunta comunale.

6. Con ricorso notificato e depositato il 22 maggio 2019, il XXXXXX  impugnava la nota prot. 4878 del 14 maggio 2019 e ne chiedeva l’annullamento sulla scorta di quattro motivi, con i quali deduceva vizi di incompetenza, violazione di legge ed eccesso di potere sotto plurimi profili.

Queste, in sintesi, le cesure proposte:

1) Violazione e falsa applicazione dell’art. 5 della L.R. n. 9 del 2016 e dell’art. 190 del D. lgs. n. 285/1992; eccesso di potere per difetto dei presupposti e carenza di istruttoria: la distanza tra il bar e il poliambulatorio, calcolata secondo il percorso pedonale più breve, sarebbe superiore, sia pure di poco, a 500 mt; l’amministrazione non avrebbe compiuto alcuna effettiva istruttoria al riguardo, né il provvedimento impugnato fa menzione di quale sarebbe la distanza effettiva e come l’amministrazione sia pervenuta a determinarla; si chiede verificazione o consulenza tecnica d’ufficio;

2) Violazione dell’art. 13 comma 2 ter della L.R. n. 9 del 2016; eccesso di potere per difetto dei presupposti: il Comune avrebbe applicato erroneamente, alla fattispecie in esame, il termine di 18 mesi di cui all’art. 13 comma 1 della L.R. n. 9 del 2016, mentre avrebbe dovuto applicare il termine di 4 anni di cui al comma 2-ter dello stesso articolo, tenuto conto che il pubblico esercizio, attivo dal 2000, preesiste al poliambulatorio, inaugurato nel 2004;

3) Violazione e falsa applicazione dell’art. 5 comma 1 della L.R. n. 9/2016; eccesso di potere per difetto dei presupposti, difetto di istruttoria; violazione dell’art. 3 della L. n. 241/90 per difetto di motivazione: i poliambulatori non rientrerebbero nella classificazione tassativa dei luoghi sensibili di cui all’art. 5 della L.R. 9/2016, non potendo essere incluso in via di interpretazione estensiva tra gli “ospedali, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario”; la stessa circolare regionale del 18 gennaio 2018 non fa menzione dei poliambulatori; a nulla giova quanto affermato dalla regione nelle F.A.Q., che non hanno alcuna valenza legislativa; altre normative regionali (Lombardia e Emilia-Romagna) escludono espressamente i poliambulatori dai luoghi sensibili ai fini della prevenzione del gioco d’azzardo;

4) Violazione dell’art. 97 della Costituzione; violazione degli artt. 7 e 10 della L. n. 241/90; violazione dei diritti in materia di partecipazione procedimentale; violazione del contraddittorio: l’amministrazione non ha comunicato alla parte ricorrente l’avvio del procedimento, necessario anche in presenza di atti a contenuto vincolato.

7. Con decreto n. 202 del 23 maggio 2019 il Presidente della Sezione accoglieva l’istanza di misure cautelari monocratiche fino alla camera di consiglio collegiale del 12 giugno 2019.

8. Con motivi aggiunti notificati e depositati il 29 maggio 2019, il ricorrente impugnava la deliberazione della giunta comunale di Villanova di Mondovì n. 43 del 14 marzo 2019 e ne chiedeva l’annullamento sulla base delle seguenti censure:

5) Violazione e falsa applicazione dell’art. 5 commi 1 e 2 della L.R. n. 9/2016; eccesso di potere per difetto dei presupposti, difetto di istruttoria, travisamento e sviamento; violazione del principio di proporzionalità: la giunta ha incluso illegittimamente il poliambulatorio tra i luoghi sensibili, dal momento che i poliambulatori non rientrano nella classificazione tassativa contenuta nell’art. 5 della L.R. n. 9/2016; l’individuazione quale luogo sensibile dell’asse viario denominato Via Mondovì nonché S.P. n. 5, nel tratto intercorrente tra il confine tra il Comune di Villanova di Mondovì e il Comune di Mondovì e le rotonde in Località Annunziata è stata affidata ad una motivazione del tutto generica e priva di riscontri, applicabile tal quale a molte altre strade del Comune di Villanova di Mondovì; sotto questo profilo, la delibera è affetta da sviamento di potere, perché attraverso una previsione di carattere apparentemente generale, l’amministrazione ha inteso in realtà inibire una specifica attività imprenditoriale;

6) Violazione dell’art. 18 dello Statuto Comunale di Villanova di Mondovì; eccesso di potere per difetto dei presupposti; illegittimità della composizione della giunta per mancato raggiungimento del numero minimo di assessori; la delibera impugnata è stata approvata dal sindaco e da 4 assessori, laddove lo Statuto comunale prevede che la giunta è composta da 6 assessori,

7) Violazione degli artt. 42, comma 2, lett. a) e 48 del D. Lgs. n. 267/2000; violazione degli artt. 12 e 18 dello Statuto Comunale; incompetenza della giunta: l’individuazione dei luoghi sensibili, in quanto atto di natura regolamentare, è di competenza del consiglio comunale, e non della giunta;

8) Violazione degli artt. 2, 5, 6 e 7 del Codice della Strada; violazione dell’art. 19 del D. lgs. n. 267/2000 e dell’art. 1 della L. n. 56/2014; incompetenza dell’ente; eccesso di potere per difetto dei presupposti e carenza di istruttoria: il Comune ha adottato una deliberazione che incide sul regime di una strada pubblica senza coinvolgere la Provincia, ente proprietario della strada, in violazione delle norme richiamate in rubrica.

9. Il Comune di Villanova di Mondovì si costituiva in giudizio depositando documentazione e memoria difensiva, eccependo preliminarmente: a) l’irricevibilità del ricorso introduttivo per tardività, attesa la mancata impugnazione della precedente comunicazione del 2 ottobre 2018, già immediatamente lesiva; b) l’inammissibilità dei motivi aggiunti per acquiescenza, perché diretti contro un atto che il ricorrente già conosceva (o avrebbe dovuto conoscere, in quanto soggetto a pubblicazione) prima della proposizione del ricorso introduttivo, e che in quanto tale avrebbe dovuto essere impugnato con l’atto introduttivo; c) l’inammissibilità del ricorso e dei motivi aggiunti per la mancata indicazione degli “elementi identificativi del ricorrente” imposta dall’art. 40 comma 1 lett. a) c.p.a., non risultando dal registro delle Imprese una “Società XXXXXX” con sede in Villanova di Mondovì, ma una impresa individuale con sede legale a Padova; d) l’inammissibilità del gravame per mancata notifica alla Regione Piemonte quale soggetto controinteressato, tenuto conto che i provvedimenti impugnati si fonderebbero sull’interpretazione regionale contenuta nelle F.A.Q. pubblicate sul sito istituzionale della Regione. In subordine, nel merito, l’amministrazione comunale contestava la fondatezza del gravame e ne chiedeva il rigetto.

10. Alla camera di consiglio del 26 giugno 2019, la difesa di parte ricorrente rinunciava alla domanda cautelare, a fronte della disponibilità del collegio a trattare la causa nel merito all’udienza pubblica del 5 novembre 2019 e dell’impegno dell’amministrazione a non dare esecuzione agli atti impugnati fino alla decisione del merito.

11. All’udienza pubblica del 5 novembre 2019, in prossimità della quale entrambe le parti depositavano memorie conclusive e di replica, la causa era trattenuta in decisione.

DIRITTO

1. Sulle eccezioni preliminari formulate dalla difesa del Comune.

1.1. E’ infondata, in primo luogo, l’eccezione di irricevibilità del ricorso introduttivo per tardività, dedotta dalla difesa del Comune in ragione della mancata impugnazione della precedente comunicazione del 2 ottobre 2018, asseritamente già lesiva.

La nota comunale del 2 ottobre 2018, benchè più specifica di quella, generalissima, del 24 novembre 2017, era tuttavia anch’essa generica, limitandosi a rilevare come i poliambulatori rientrassero tra i luoghi sensibili, ma non indicando quale specifico poliambulatorio fosse concretamente ostativo al mantenimento degli apparecchi in questione all’interno del bar ricorrente.

Tale individuazione è avvenuta soltanto con la successiva delibera di giunta n. 43 del 14 marzo 2019 (pubblicata per 15 giorni a far data dal 21 marzo 2019), a cui ha fatto seguito la comunicazione di rimozione del 14 maggio 2019 notificata il 15 maggio 2019, entrambe impugnate tempestivamente dalla parte ricorrente con i motivi aggiunti notificati il 29 maggio 2019; l’impugnazione è tempestiva anche rispetto alla delibera di giunta tenuto conto che in relazione ad essa il termine decadenziale di 60 giorni per l’impugnazione decorre dal giorno successivo alla scadenza del termine di pubblicazione, cadente il 5 aprile 2019, laddove i motivi aggiunti sono stati notificati il 29 maggio 2019.

1.2. E’ infondata anche l’eccezione di inammissibilità dei motivi aggiunti per acquiescenza, dedotta dalla difesa del Comune sul rilievo che il gravame riguarderebbe un atto (la delibera di giunta comunale n. 43 del 14 marzo 2019) che il ricorrente già conosceva o avrebbe dovuto conoscere, in quanto soggetto a pubblicazione, prima della proposizione del ricorso introduttivo, e che in quanto tale avrebbe dovuto essere impugnato con l’atto introduttivo.

Il collegio osserva che la delibera di giunta è stata impugnata nel termine di legge, e ciò è sufficiente a sancire la tempestività del gravame. La circostanza che il provvedimento fosse già noto al ricorrente alla data di introduzione del presente giudizio non vale a consumare il potere di impugnazione, che è esercitabile liberamente entro il termine decadenziale previsto dalla legge, e il cui mancato esercizio non è univocamente ricollegabile alla volontà dell’interessato di accettarne gli effetti, e non piuttosto ad una scelta defensionale che può essere oggetto di ripensamento nel tempo, anche soltanto sulla base di valutazioni prudenziali e tuzioristiche, purchè esercitate entro il termine di impugnazione previsto dalla legge: com’è appunto avvenuto nel caso di specie.

1.3. E’ parimenti infondata l’eccezione di inammissibilità del ricorso e dei motivi aggiunti per la mancata indicazione degli “elementi identificativi del ricorrente” imposta dall’art. 40, comma 1 lett. a) c.p.a., non risultando dal Registro delle imprese una “XXXX “con sede in Villanova Mondovì, ma una impresa individuale con sede legale a Padova.

Osserva il collegio che l’impresa ricorrente è stata sufficientemente individuata con l’indicazione della sua denominazione, della Partita IVA e del Codice Fiscale.

1.4. Infine, è infondata anche l’eccezione di inammissibilità del ricorso introduttivo e dei motivi aggiunti per mancata notifica alla Regione Piemonte, dedotta dalla difesa del Comune in ragione del fatto che i provvedimenti impugnati si fonderebbero sull’interpretazione regionale contenuta nelle F.A.Q. pubblicate sul sito istituzionale della Regione.

Osserva il collegio che le F.A.Q. regionali non hanno natura normativa né provvedimentale, e come tali non costituiscono atti giuridicamente presupposti rispetto a quelli comunali impugnati.

Ne consegue che il ricorrente non aveva l’onere di impugnarli, e correttamente non l’ha fatto; né aveva l’onere di notificare il gravame alla Regione, non trattandosi, alla luce di quanto detto, di soggetto controinteressato nel presente giudizio.

 

2. Nel merito.

2.1. Passando all’esame del merito, per ragioni di antecedenza logica è necessario esaminare in via prioritaria il terzo motivo del ricorso introduttivo e il primo motivo aggiunto (quinto motivo complessivo) concernenti l’individuazione del “poliambulatorio privato” quale luogo sensibile ai sensi e per gli effetti dell’art. 5 della L. R. 9/2016.

L’accoglimento di tali motivi, infatti, determinerebbe di per sé l’annullamento degli atti impugnati, assorbendo e rendendo superfluo l’esame tutte le censure residue.

Soltanto in caso di rigetto di tali censure, si renderebbe necessario stabilire, in ordine logico: 1) se l’individuazione del poliambulatorio e dell’asse viario quali luoghi sensibili sia stata effettuata dall’organo comunale competente (settimo motivo) e nel rispetto delle forme di legge (quarto, sesto e ottavo motivo); 2) in subordine, se il poliambulatorio si trovi effettivamente a distanza inferiore a 500 mt dal bar ricorrente (primo motivo); 3) infine, se il ricorrente sia tenuto ad adeguarsi alla normativa regionale entro 18 mesi dalla sua entrata in vigore ovvero entro 4 anni (secondo motivo).

2.2. Dunque, con il terzo e con il quinto motivo di ricorso (primo motivo aggiunto) la parte ricorrente ha contestato la legittimità dell’inclusione tra i luoghi sensibili del poliambulatorio privato ubicato nell’edificio di via Forzani n. 2 e dell’asse viario denominato Via Mondovì nonché S.P. n. 5, nel tratto intercorrente tra il confine tra il Comune di Villanova di Mondovì e il Comune di Mondovì e le rotonde in Località Annunziata.

La censura, osserva il collegio, è fondata e assorbente.

2.2.1. Giova premettere che l’art. 5, comma 1 della L.R. 02/05/2016, n. 9 prevede che “Per tutelare determinate categorie di soggetti maggiormente vulnerabili e per prevenire il disturbo da gioco, è vietata la collocazione di apparecchi per il gioco di cui all’articolo 110, commi 6 e 7 del r.d. 773/1931 in locali che si trovano ad una distanza, misurata in base al percorso pedonale più breve, inferiore a trecento metri per i comuni con popolazione fino a cinquemila abitanti e inferiore a cinquecento metri per i comuni con popolazione superiore a cinquemila abitanti da:

a) istituti scolastici di ogni ordine e grado;

b) centri di formazione per giovani e adulti;

c) luoghi di culto;

d) impianti sportivi;

e) ospedali, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario;

f) strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile ed oratori;

g) istituti di credito e sportelli bancomat;

h) esercizi di compravendita di oggetti preziosi ed oro usati;

i) movicentro e stazioni ferroviarie”.

Il comma 2 dello stesso articolo aggiunge che “I comuni possono individuare altri luoghi sensibili in cui si applicano le disposizioni di cui al comma 1, tenuto conto dell’impatto degli insediamenti sul contesto e sulla sicurezza urbana, nonché dei problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico ed il disturbo della quiete pubblica”.

2.2.2. La previsione di cui al primo comma dell’art. 5 è dichiaratamente diretta a “tutelare determinate categorie di soggetti maggiormente vulnerabili e per prevenire il disturbo da gioco”, e costituisce tipica espressione del potere legislativo concorrente attribuito alle Regioni dall’art. 117 comma 3 della Costituzione in materia di “tutela della salute”. In tale prospettiva la norma individua una misura di prevenzione logistica della dipendenza da gioco d’azzardo che, dopo essere stata sperimentata a livello locale tramite regolamenti e ordinanze di autorità comunali, è stata adottata negli ultimi anni a livello legislativo da larga parte delle Regioni; si tratta della previsione di distanze minime delle sale da gioco rispetto a luoghi cosiddetti “sensibili”: frequentati, cioè, da categorie di soggetti che si presumono particolarmente vulnerabili di fronte alla tentazione del gioco d’azzardo.

2.2.3. Come già affermato dalla Sezione nella sentenza 11 luglio 2017 n. 837, l’elencazione di luoghi sensibili contenuta nel primo comma della norma regionale in esame ha carattere tassativo, non essendo stata prevista la facoltà degli enti locali di individuare ulteriori luoghi sensibili per la specifica finalità espressamente individuata dalla stessa norma (“tutelare determinate categorie di soggetti maggiormente vulnerabili e per prevenire il disturbo da gioco”).

Ai Comuni, in forza di quanto previsto dal citato comma 2 dell’art. 5, è stato sì attribuito il potere di individuare “altri luoghi sensibili” rispetto ai quali imporre il rispetto delle distanze di cui al comma primo, ma soltanto per esigenze connesse all’”impatto degli insediamenti [sale giochi] sul contesto e sulla sicurezza urbana, nonché dei problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico ed il disturbo della quiete pubblica”.

In altre parole, la tutela della salute è di competenza esclusiva della Regione, che può perseguirla con l’individuazione tassativa dei luoghi sensibili rispetto ai quali imporre il rispetto di distanze minime nella collocazione di apparecchi automatici da gioco di cui all’art. 110 comma 6 TULPS.

L’elencazione è tassativa, e non suscettibile di estensioni estemporanee da parte delle amministrazioni locali, anche perché rappresenta il punto di contemperamento individuato dal legislatore regionale tra due valori costituzionalmente rilevanti: la tutela della salute pubblica da un lato, e la libertà di iniziativa economica degli operatori del settore dall’altro. Ai Comuni compete, invece, la tutela del territorio comunale, della sicurezza urbana, della viabilità locale, dell’inquinamento acustico e della quiete pubblica, e in relazione a tali profili – e solo a questi – gli enti locali hanno la facoltà di individuare “altri luoghi sensibili” ai quali estendere l’osservanza del “distanziometro” previsto dal primo comma dell’art. 5.

2.2.4. Nel caso di specie la giunta comunale di Villanova di Mondovì, nell’esercizio dei poteri di cui al comma 2 del citato articolo 5, ha adottato la deliberazione n. 43 del 14 marzo 2019 con cui ha individuato come “luoghi sensibili” ai fini dell’applicazione del distanziometro regionale (che nello specifico è di 500 mt, trattandosi di Comune con popolazione superiore a 5.000 abitanti) il poliambulatorio privato ubicato nell’edificio di via Forzani n. 2 nonché un tratto specificamente individuato dell’asse viario denominato via Mondovì o S.P. n. 5; e dal momento che, secondo l’amministrazione, il XXXX sarebbe ubicato a distanza inferiore a 500 mt rispetto al predetto poliambulatorio e insisterebbe sul predetto asse viario, esso dovrebbe provvedere a disattivare e rimuovere tutti gli apparecchi automatici per il gioco d’azzardo in esso attualmente installati.

Il collegio ritiene che la delibera di giunta sia illegittima e per l’effetto sia illegittima anche l’intimazione del 14 maggio 2019, alla luce delle considerazioni che seguono.

2.2.5. Il poliambulatorio privato non può farsi rientrare tra i luoghi sensibili di cui all’art. 5, e specificamente all’interno della categoria di cui alla lettera e) “ospedali, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario”; il Comune propone, al riguardo, una interpretazione estensiva della norma regionale sul presupposto che essa farebbe riferimento a tutte le “strutture sanitarie”, e quindi sia a quelle pubbliche che a quelle private; va tuttavia osservato che la legge regionale non parla di “strutture sanitarie”; se l’avesse fatto, non sorgerebbe alcuna perplessità nell’includere anche i poliambulatori privati, in quanto “strutture sanitarie”, tra i luoghi sensibili tutelati dalla norma; la norma regionale parla invece, specificamente, di “ospedali” e di “strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario”, e i poliambulatori privati non rientrano in nessuna delle due categorie.

2.2.6. Va ribadito che l’elencazione dei luoghi sensibili contenuta nell’art. 5 comma 1 della L.R. n. 9/2016 ha carattere tassativo, perché rappresenta un punto di compromesso tra due interessi confliggenti di rango costituzionale, il diritto alla salute da un lato e la libertà di iniziativa economica dall’altro, di modo che non sono ammissibili interpretazioni estensive o analogiche; se il legislatore regionale avesse voluto includere tra i luoghi sensibili tutte le “strutture sanitarie”, pubbliche e private, avrebbe dovuto prevederlo, e invece non l’ha fatto; la stessa circolare esplicativa della Regione del 18 gennaio 2018 (doc. 5 ricorrente) nulla dice al riguardo.

2.2.7. Le F.A.Q. regionali – acronimo che com’è noto designa le “Frequently asked questions” (domande poste frequentemente) – a cui il Comune ha inteso uniformarsi, non hanno alcun valore normativo né provvedimentale, ma finalità meramente informativa, e come tali non hanno la capacità di integrare l’elencazione tassativa formulata dal legislatore regionale, insuscettibile di estensioni interpretative a casi non espressamente contemplati.

2.2.8. L’amministrazione comunale, del resto, sembra in qualche modo confermare la debolezza della propria tesi laddove, nelle difese conclusive, rimarca il concetto secondo cui, nel caso specifico, il poliambulatorio sarebbe luogo sensibile ai fini dell’applicazione del distanziometro regionale dal momento che in esso si praticano, fra le altre, attività socio-sanitarie di natura psicologica e psicoterapica, evidentemente in favore di fasce di popolazione “sensibili” ai fini della prevenzione del gioco d’azzardo; argomento che, tuttavia, si presta agevolmente al suo contrario, di modo che, seguendo la stessa logica, il poliambulatorio non sarebbe più luogo sensibile se in esso, per una mera contingenza, non si svolgessero attività riconducibili a queste specifiche tipologie; e d’altra parte, sembra oggettivamente difficile, secondo regole di comune esperienza, immaginare che possa costituire luogo sensibile ai fini del contrasto alla ludopatia un poliambulatorio privato nel quale, ad esempio, si svolgano esclusivamente prestazioni odontoiatriche o ortopediche o radiologiche, come appare difficile individuare i relativi pazienti come fasce sensibili di popolazione di fini della lotta alla ludopatia.

2.2.9. Né convince la tesi della difesa comunale (cfr. memoria conclusiva, pagg. 6 e ss.) secondo cui la normativa regionale, nel prevedere quali luoghi sensibili “gli ospedali”, sarebbe diretta a tutelare non tanto i pazienti ricoverati – che trovandosi all’interno delle strutture sanitare sarebbero i meno esposti al rischio di entrare in contatto con gli apparecchi da gioco – quanto piuttosto i parenti, i visitatori e il personale delle strutture medesime; tesi indubbiamente suggestiva, ma che finisce per “provare troppo” nella misura in cui rende inspiegabile la ragione per cui, seguendo la stessa logica, non siano stati inclusi tra i luoghi sensibili anche, per fare solo due esempi, i centri commerciali e le sale cinematografiche, pur trattandosi di luoghi di aggregazione sociale caratterizzati da notevole afflusso di popolazione.

2.2.10. In definitiva, cercare di individuare la ratio della elencazione regionale dei luoghi sensibili al fine di estenderne l’applicazione anche a casi non espressamente contemplati è operazione, non solo giuridicamente inammissibile, ma anche discutibile nella sostanza, dal momento che la elencazione regionale rappresenta il frutto di un compromesso tra valori costituzionalmente tutelati; e tale compromesso ha comportato l’esclusione dal novero dei luoghi sensibili di spazi di aggregazione sociale che in astratto potrebbero presentare caratteristiche analoghe a quelli inclusi nell’elenco, ma che per il solo fatto di non essere stati contemplati dal legislatore regionale non possono essere assoggettati al rispetto di una normativa che introduce limitazioni a diritti costituzionali, e che in quanto tale ha carattere rigorosamente tassativo.

2.2.11. La delibera della giunta comunale di Mondovì n. 43 del 14 marzo 2019 è poi palesemente illegittima, per difetto di istruttoria e di motivazione, anche nella parte in cui ha incluso tra i luoghi sensibili di cui al comma 2 dell’art. 5 L.R. n. 9/2016, l’asse viario denominato Via Mondovì nonché S.P. n. 5, nel tratto intercorrente tra il confine tra il Comune di Villanova di Mondovì e il Comune di Mondovì e le rotonde in Località Annunziata.

Come giustamente eccepito dalla parte ricorrente, in questa sua parte il provvedimento impugnato è affidato ad una motivazione del tutto generica, disancorata da qualsivoglia riscontro istruttorio, inducendo la chiara sensazione di un mero riempitivo motivazionale con cui l’amministrazione comunale, nell’esercizio dei poteri di cui al comma 2 dell’art. 5, abbia voluto semplicemente rafforzare la decisione (già presa) di inibire l’attività di gioco lecito del Bar ricorrente, con profili anche di sviamento di potere, avendo elevato a previsione di carattere generale una valutazione preordinata unicamente ad inibire, sia pure per finalità di contrasto del gioco d’azzardo, una specifica attività imprenditoriale.

3. In conclusione, alla luce di tutte le considerazioni che precedono, vanno accolti il terzo motivo del ricorso introduttivo e il primo motivo aggiunto (quinto motivo complessivo), con il conseguente annullamento degli atti impugnati e l’assorbimento delle censure residue.

4. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto e integrato da motivi aggiunti, lo accoglie e per l’effetto annulla gli atti impugnati, nei sensi di cui in motivazione.

Condanna il Comune di Villanova di Mondovì a rifondere alla parte ricorrente le spese di lite, che liquida in € 2.500,00 (duemilacinquecento/00), oltre oneri di legge e rimborso del contributo unificato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 5 novembre 2019 con l’intervento dei magistrati:

Carlo Testori, Presidente

Silvia Cattaneo, Consigliere

Ariberto Sabino Limongelli, Consigliere, Estensore

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
Ariberto Sabino Limongelli Carlo Testori

IL SEGRETARIO