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Il prossimo 17 luglio alle h 10, davanti la sede del Consiglio regionale del Piemonte, si terrà una manifestazione pubblica dei lavoratori del comparto del gioco lecito che rappresenteranno e denunceranno gli effetti del game over disposto dalla legge regionale del Piemonte.

La Legge Regionale n. 9/2016, infatti, non ha regolamentato il gioco, bensì:
– ha abolito un’attività autorizzata dallo Stato, che consentiva di reperire nei locali di prossimità un’offerta light di intrattenimento a premio, effettivamente controllata, lecita, limitata nel costo di ingresso (1 euro) e non attrattiva nella vincita massima (100 euro);

– non ha tutelato le fasce deboli e più vulnerabili della popolazione perché, limitando un’unica offerta di gioco, ha sostanzialmente spostato la raccolta di gioco (calata solo del 3,8%) verso le altre tipologie di gioco non soggette a limitazioni, o verso i territori confinanti in cui non sono presenti misure restrittive.

– ha comportato la riviviscenza delle offerte illegali di gioco -a cui purtroppo stiamo assistendo tanto in Piemonte quanto nel resto del Paese- che testimoniano il “favore” che questa ventata di proibizionismo sta apportando al circuito clandestino;

– soprattutto, sta smantellando le aziende piemontesi di distribuzione, manutenzione e raccolta di gioco lecito, tutti i pubblici esercizi che distribuiscono gioco lecito, con pesanti ripercussioni sull’indotto occupazionale che generano.

Ed è proprio per questo che i lavoratori del gioco lecito– trattati ormai come lavoratori di serie B – manifesteranno le proprie ragioni davanti il Palazzo del Consiglio Regionale: migliaia di Piemontesi che lavorano per le imprese di gioco insediate in Regione e che dal 20 novembre 2017 stanno lottando per sopravvivere, attendono di sapere cosa hanno di meno rispetto agli altri lavoratori e per quale motivo il pregiudizio per l’oggetto del loro lavoro debba trasformarsi (caso unico in Italia) in discriminazione.

Per questo motivo, As.Tro auspica che tutti i lavoratori del comparto (senza cappelli associativi) partecipino alla manifestazione, affinché possano mostrarsi a quella Politica che ha deciso di cancellarli ma, soprattutto, per ricordare che del “problema gioco” non esiste solo la percezione mediatica, ma anche la realtà di migliaia di persone in carne e ossa a cui la Regione dovrà spiegare come poter continuare a sopravvivere.

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