Divieti, restrizioni, aree interdette. Questo in sintesi il contenuto della norma che nella Regione Piemonte ha determinato del gioco legale inteso come apparecchi da intrattenimento a vincitata limitata. E se l’obiettivo era quello di cancellare il mercato delle slot i dati raccolti negli ultimi due anni sul gioco d’azzardo in Piemonte sembrano confermare gli obiettivi delle normative stringenti volute da Regione e Comune di Torino. Secondo quanto riferito ieri nel corso di un convengo su ludopatie ospitato dal Sermig, dalla Consulta Nazionale Antiusura Giovanni Paolo II: il Piemonte è la regione italiana in cui le «installazioni fisiche per il gioco d’azzardo», cioè slot-machine e vlt, sono diminuite maggiormente tra il 2016 e il 2018. Se nel 2016 le macchinette erano 5.127, nel 2018 sono diventate 4.538. Quindi 503 in meno: una flessione del 9,80%.

Per la sindaca di Torino Chiara Appendino quella della ludopatia è un’emergenza non rimandabile: «E lo è nonostante il fatto che ogni volta in cui prendiamo una posizione per limitare il gioco ci arrivano addosso commenti in cui si banalizzano le nostre prese di pozione». Lo studio che meglio fotografa la situazione del gioco nel Piemonte post «ordinanze di riduzione temporale dell’offerta di gioco» è quello redatto da Asl Torino 3. Nel report emerge che in 60 dei 109 comuni della provincia di Torino in cui sono stati applicati i divieti, il gioco è diminuito del 22%. Nei comuni in cui non sono stati presi li stessi provvedimenti, invece, è aumentato del 12%. E chi ha smesso, non si è per forza buttato sull’on line: in Piemonte, infatti, il gioco sul web è cresciuto del 75%, nel resto del Paese dell’82,4%.

 

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