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(Jamma) – Possiamo considerare legge dello Stato la Manovrina, un testo che prevede l’aumento del prelievo erariale unico sulle slot e la riduzione degli apparecchi Newslot che dovrà essere attuata con un decreto del Ministero delle Finanze da emanare entro il 31 luglio.

Si tratta di provvedimento ostile agli operatori del gioco, a tutti gli operatori che lavorano con gli apparecchi automatici. Un settore che è costretto ad affrontare una situazione difficile, per questo è sceso in piazza per la prima volta nella storia, e per ben due volte nel mese di maggio, a protestare contro la politica del Governo.

Le speranze di alcuni sono tutte nelle promesse del sottosegretario Pier Paolo Baretta che incontrando i manifestanti la sera del 31 maggio scorso, ha recepito le loro richieste promettendo un impegno che prontamente ha ritrattato nelle dichiarazioni successive.

Le ennesime dichiarazioni di un sottosegretario con delega ai giochi che in questi ultimi mesi ci ha informato più volte sulle intenzioni del Governo e circa un riordino che fino ad ora ha prodotto come unico risultato esclusivamente l’aumento delle imposte.

Oggi comunque, con un Governo indebolito dall’accordo sulla legge elettorale, in un clima da campagna elettorale, qualsiasi promessa deve essere valutata nel contesto.

E allora è difficile pensare al riordino dei giochi, a ulteriori disposizioni e chiarimenti del disposto normativo appena approvato, quando è in dubbio la stessa maggioranza di governo.

Su un tema difficile come quello del gioco nessun politico è più disposto ad impegnarsi, anche quando è evidente che le misure approvate con la Manovrina non porteranno ulteriori risorse allo Stato ma un danno alla categoria dei Gestori e all’Erario.

In questo contesto già estremamente difficile le dichiarazioni dei rappresentanti dei Gestori lasciano amarezza e confermano la sensazione di “sconfitta” che si sta diffondendo tra i Gestori.

Una frustrazione crescente per la perdita di opportunità imprenditoriali, una crisi per l’imprenditore e per la sua famiglia, che ha spinto e può ancora spingere i soggetti più sensibili e pertanto più deboli anche a gesti estremi. Su cui nessuno però è autorizzato a speculare.

Specialmente in favore di una battaglia di politica associativa, per conquistare consensi o per giustificare le proprie iniziative.

È sempre buona regola nel confronto democratico presumere l’onesta intellettuale dell’interlocutore, anche quando c’è sospetto e diffidenza, soprattutto quando si sostengono tesi differenti, perché la trattativa e la mediazione trovino l’ambiente più idoneo per concretizzarsi.

È comprensibile ma non giustificabile l’insulto del manifestante, trasportato dalla passione e dal sentimento, ma il rappresentante associativo è obbligato a rincorrere l’equilibrio, proprio per il bene del rappresentato. E per raggiungere risultati non servono “prime donne” che diffondo “autentiche verità” ma impegno e rispetto.

Impegno e rispetto che, ad esempio, mostrano di non considerare circa il 50% dei Delegati SAPAR che in un momento così difficile hanno disertato l’Assemblea Nazionale dell’associazione (se ne tiene solo una in un anno) venendo meno agli obblighi che hanno assunto con l’accettazione dell’incarico di rappresentate associativo.

Ma anche questi comportamenti non devono essere giudicati, si può semplicemente prendere atto che ci sono Gestori con priorità diverse da quelle inseguite dai manifestanti, che ogni associazione di settore ha e persegue priorità diverse.

Una diversità del messaggio che certamente indebolisce la posizione del Gestore mentre rafforza e giustifica l’efficacia delle politiche ostili alla categoria.

Forse le convinzioni di alcuni, in una fase che può portare a profonde mutazioni del modo di operare e della professionalità della aziende impegnate nella raccolta del gioco automatico, sono le strade che dovranno percorrere tutti nel prossimo futuro.

Diversamente c’è una ragione in più per la frustrazione a cui razionalmente si può solo rispondere con una più assidua partecipazione ai lavori associativi, esercitando il diritto ad essere rappresentati da coloro di cui si conoscono e condividono idee e strategie, rigorosamente nel rispetto degli altri interlocutori.

Si perchè anche nelle peggiori democrazie il rispetto si conquista solo rispettando. m.b.

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