Il Consiglio di Stato ha giudicato inadeguate e sproporzionate le restrizioni orarie alle attività di slot e videolotterie adottate dal Comune di Monza.

Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso proposto da una società di gestione, difesa dall’avvocato Cino Benelli, contro il Comune di Monza, e nei confronti dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) di Monza, per l’annullamento dell’ordinanza sindacale n. 211 del 30 novembre 2018 avente ad oggetto “disciplina degli orari di esercizio delle sale giochi, delle sale VLT, delle sale scommesse, degli orari di funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro”, nonché di ogni altro atto e provvedimento ad essa presupposto e conseguente, ancorché incognito, ivi compresa la deliberazione del Consiglio comunale n. 76 del 2 luglio 2018 n. 76 avente ad oggetto “approvazione regolamento per la prevenzione e il contrasto delle patologie e delle problematiche legate al gioco di azzardo lecito”.

L’ordinanza, sotto espressa comminatoria di sanzioni amministrative pecuniarie ed interdittive, pur non disponendo limitazioni orarie con riferimento al gioco del bingo, ha vietato l’utilizzo degli  apparecchi dalle ore 23.00 alle ore 14.00 di tutti i giorni, festivi compresi.

 

La ricorrente ha denunciato, che l’ordinanza sindacale n. 211 del 2018 non è stata preceduta da una adeguata istruttoria finalizzata ad accertare l’effettiva ricorrenza dei presupposti per l’adozione della misura restrittiva della limitazione oraria all’utilizzo degli apparecchi da gioco lecito ex art. 110, comma 6, del T.U.L.P.S., dall’altro che la medesima ordinanza si pone in aperto contrasto con l’Intesa stipulata in sede di Conferenza Unificata, secondo cui è possibile interrompere per sole “6 ore complessive” al giorno l’utilizzazione degli apparecchi da gioco lecito e la distribuzione oraria delle interruzioni deve essere stabilita “di intesa con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”.

Il Giudice, pur osservando che l’intesa non risulta ancora recepita con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, con specifico riferimento al limite orario massimo giornaliero di interruzione del gioco lecito, anche dalla previsione che impone agli enti locali di acquisire l’intesa dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli sui singoli provvedimenti a valle dell’Intesa di distribuzione oraria delle fasce di interruzione nell’arco della giornata, «evince che esso configura il punto di convergenza tra interessi contrapposti, come quello dell’Amministrazione finanziaria a garantirsi il gettito fiscale derivante dalle attività di gioco lecito, quello imprenditoriale degli operatori e concessionari al libero esercizio della relativa attività economica e quello, presente ai vari livello di governo, alla salvaguardia del diritto alla salute dei giocatori e di prevenzione del fenomeno delle ludopatie, intese come patologie che caratterizzano i soggetti affetti da sindrome da gioco con vincita in denaro, così come definite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

6.9 Tanto rilevato, – prosegue il Giudice – l’ordinanza sindacale oggetto di gravame, nella parte in cui dispone la interruzione in tutti i giorni, compresi i festivi, degli orari di esercizio delle sale gioco autorizzate e degli apparecchi di intrattenimento e svago con vincita in denaro dalle ore 23.00 alle ore 14.00, senza motivare in ordine alle specifiche ragioni, anche territoriali, emergenti da una approfondita istruttoria procedimentale, che in concreto giustifichino, sul piano della adeguatezza e della proporzionalità, l’adozione di limitazioni orarie più restrittive rispetto a quelle fissate con l’Intesa in Conferenza Unificata del 7 settembre 2017, presta il fianco ai vizi di legittimità denunciati dalla ricorrente.

In primo luogo, l’ordinanza menziona l’art. 6 del regolamento comunale approvato con delibera consiliare n. 76 del 2 luglio 2018, ma quest’ultima disposizione, nel richiamare i poteri sindacali di cui all’art. 50, comma 7, del d. lgs. n. 267 del 2000, per quanto massimamente rileva ai fini del presente scrutinio di legittimità, enuncia i seguenti criteri:

a) non avvio degli esercizi prima dell’inizio dell’orario scolastico giornaliero;

b) termine delle attività di gioco entro un orario compatibile con le esigenze di tutela della quiete pubblica;

c) sospensione delle attività di gioco nelle ore centrali in relazione all’uscita degli alunni degli istituti scolastici e al tempo libero delle fasce più fragili della cittadinanza.

Trattasi all’evidenza di criteri in astratto affatto compatibili con il contenuto dell’Intesa del 7 settembre 2017, che non imponevano, di per sé, l’adozione del regime orario di interruzione giornaliera del gioco di cui alla ordinanza sindacale impugnata.

In secondo luogo, in punto di risultanze istruttorie poste a fondamento delle misure restrittive adottate, l’ordinanza richiama i dati del SERT dell’ASST di Monza relativi al numero di persone assistite affette da patologia ludopatica, quelli del Dipartimento Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Indagine GPS DPA e del Sistema di sorveglianza nazionale sul disturbo da gioco d’azzardo e quelli acquisiti con l’indagine “Progetto Selfie” commissionata dal Comune di Monza.

Per quanto concerne i dati degli assistiti da parte del SERT dell’ASST di Monza, in disparte la non univocità del periodo di riferimento, essi non sembrano riguardare in via esclusiva il territorio della città di Monza, bensì l’intero territorio della Provincia di Monza Brianza, giacché quest’ultimo rientra nella competenza della predetta Azienda socio sanitaria. Sul punto, nel silenzio dell’ordinanza sindacale gravata, con la memoria di controdeduzioni, il Comune di Monza ha precisato che il numero degli assistiti riguarda il triennio 2016 – 2018, sino al mese di settembre di quest’ultimo anno, e che tra di essi vi sono certamente pazienti non residenti nel territorio comunale.

Quanto ai dati dell’indagine GPS DPA del Dipartimento Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, trattasi di indagine svolta sull’intero territorio nazionale e concernente un periodo (anni 2009 – 2015) antecedente alla Intesa del 7 settembre 2017.

Quanto, infine, ai dati del “Progetto Selfie”, trattasi, come precisato nella memoria comunale, delle risultanze di una indagine condotta sugli stili di vita giovanili, mediante la somministrazione di questionari agli studenti di sei istituti scolastici comprensivi monzesi nel periodo febbraio – giugno 2018. Detta indagine ha coinvolto 1548 studenti, con una età media di tredici anni. Ne consegue che i relativi dati, da un lato, riguardano soltanto minori di età (soggetti ai quali, come è noto, è interdetto per legge l’accesso al gioco d’azzardo lecito), dall’altro non attingono, con metodo scientifico, profili sanitari, e segnatamente la dipendenza patologica da gioco d’azzardo, bensì, ed in via esclusiva, il livello di conoscenza in capo ai minori del fenomeno del gioco d’azzardo.

Pertanto, le suindicate risultanze istruttorie, per le ragioni sopra evidenziate, sono palesemente insufficienti, sul piano dello scrutinio di adeguatezza e proporzionalità delle misure adottate, a supportare il regime restrittivo di limitazioni orarie all’esercizio del gioco lecito adottato con l’ordinanza sindacale impugnata per il territorio del Comune di Monza, in deroga alla disciplina recepita nell’Intesa in Conferenza Unificata del 7 settembre 2017.

Alla luce delle precedenti considerazioni in ordine alla natura ed agli effetti scaturenti dall’Intesa, si impone conseguentemente la conclusione che il Comune di Monza, pur nella consapevolezza che “è consentito quindi disciplinare gli orari di funzionamento degli apparecchi da gioco in denaro, in presenza di motivate esigenze di ordine sociale e pubblico che rendano necessario tale intervento” (pag. 5 dell’ordinanza impugnata), è venuto meno allo specifico obbligo motivazionale e, prima ancora, a quello di espletare una approfondita istruttoria riferita al territorio comunale, in ordine alla sussistenza di quelle ragioni che, nell’ottica dell’Amministrazione comunale procedente, giustificavano la deroga al regime orario recepito nell’Intesa del 7 settembre 2017, e segnatamente al limite massimo di interruzione quotidiana del gioco lecito su cui si è registrata la convergenza di Governo, Regioni ed Enti locali.

6.10 In conclusione, l’accertata fondatezza della seconda e terza censura, assorbite le altre, impone l’accoglimento del ricorso straordinario e l’annullamento dell’ordinanza sindacale n. 211 del 30 novembre 2018, facendo salvi gli eventuali ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione».

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