Causa Covid, sale giochi, gestione slot, scommesse e ricevitorie, hanno dovuto fare i conti con le severissime restrizioni. Noi a tal proposito, abbiamo fatto una chiacchierata con Mara Di Lecce, dell’ufficio comunicazione di Novomatic Italia, ovvero la società che gestisce le sale ADMIRAL Club in tutta Italia.

Cosa pensa del fatto che le vostre sale siano chiuse da molti mesi nonostante tutte le precauzioni adottate?
Dopo i primi 100 giorni di chiusura per i luoghi di gioco, durante il periodo del lockdown da marzo a giugno inoltrato (a luglio, per alcuni territori), le sale hanno riaperto su tutto il territorio nazionale osservando dei protocolli di sicurezza e di prevenzione dei rischi basati, oltre che sulle caratteristiche strutturali dei luoghi, sulla riduzione del numero di clienti nei locali, sul loro distanziamento e sulla costante sanificazione. Si tratta di protocolli esaminati dal Comitato Tecnico Scientifico presso la Protezione Civile, e sintetizzati nelle “Linee guida per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative” della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Inoltre tutto il sistema di “precauzioni”, cioè di misure per contrastare la diffusione del Covid, è stato condiviso con i sindacati dei lavoratori a partire dalla fase di stesura, ed è stato recentemente rivisto e reso ancora più stringente a tutela dei consumatori e dei lavoratori stessi. Purtroppo però dalla fine di ottobre ad oggi le nostre attività sono chiuse nonostante l’efficacia del protocollo di sicurezza sia stata dimostrata dal fatto che, nei mesi di riapertura, non ci sia stato alcun caso di Covid.
Forse non tutti lo sanno, ma le perdite sulle entrate pesano eccome: se nel 2019 lo Stato aveva incassato oltre 11 miliardi di euro dal settore dei giochi, il gettito previsto per il 2020 è di poco superiore ai sette miliardi. Che periodo state vivendo?
I nostri punti vendita, come le dicevo, stanno sopportando una chiusura che si protrae ormai da quasi un anno, con un intervallo nei mesi da luglio a ottobre. Questo significa un’estrema difficoltà per tutti i 150 mila lavoratori del settore, attualmente in cassa integrazione, ma attivi nella mobilitazione e nella difesa dei propri posti di lavoro. Accanto al tema della diminuzione degli incassi erariali, infatti, non possiamo dimenticarne uno che, come cittadini, deve farci molto riflettere ed è quello della legalità. I 70mila negozi, di cui 10 mila specializzati, in cui il gioco pubblico legale è presente garantiscono allo Stato un flusso di dati controllabile e tracciato in tempo reale, assicurando la piena trasparenza e compliance alla normativa di ogni operazione di gioco. Attualmente però la prolungata e totale interruzione di attività sta incrementando di giorno in giorno il rischio infiltrazioni illegali nell’offerta a discapito di consumatori, sia perché la domanda di gioco non si è estinta e viene soddisfatta da reti illegali e quindi fuori dal controllo centralizzato dello Stato e dei concessionari, sia perché in questo periodo di sta evidenziando una difficile cooperazione tra sistema bancario ed operatori della distribuzione dei giochi, che rende difficile la sopravvivenza di operatori di dimensioni minori. Questo allarme è stato recentemente lanciato anche dal direttore generale dell’Agenzia Dogane e Monopoli, Marcello Minenna, che ha espressamente dichiarato che la chiusura del gioco legale ha portato ad un incremento dell’illegalità, comprovata tra l’altro dai numerosi controlli delle forze dell’ordine e dalle ingenti sanzioni erogate.
Ha parlato di mobilitazione della forza lavoro. Che risultati stanno ottenendo le manifestazioni dei lavoratori e cosa vi aspettate nel breve periodo?
Prima di tutto voglio ringraziare le colleghe e i colleghi che, all’insegna dello slogan “Il lavoro non è un gioco”, difendono il settore presidiando luoghi istituzionali senza perdersi d’animo anche durante la crisi di Governo: da oltre un mese infatti le donne del gioco pubblico manifestano a Montecitorio chiedendo risposte sulle riaperture. La crisi di Governo ovviamente ha rallentato l’arrivo di queste risposte ma ha fatto da cassa di risonanza per le istanze di tutto il comparto. Il fatto stesso che i media abbiano notiziato frequentemente le manifestazioni ha restituito una dignità importante a ben 150 mila lavoratori e alle loro famiglie che da marzo 2020 si sono sentiti come fantasmi, invisibili per lo Stato che ha erogato, con ritardo, insufficienti casse integrazioni o irrisori ristori, senza ascoltare effettivamente un intero settore chiuso senza una plausibile giustificazione. Il 18 febbraio vivremo una giornata di mobilitazione generale con due manifestazioni in simultanea a Roma, a Piazza del Popolo, e a Milano in Piazza Duomo. Il raduno di tutti i lavoratori del gioco legale è promosso dalle associazioni del settore e da oltre 170 operatori per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul grave stato di difficoltà di tutti noi, con l’obiettivo di ripartire almeno nelle zone gialle ovviamente in piena conformità con i protocolli sanitari. E’ fondamentale ricordare che per noi, come per tutti, contrastare la diffusione del Covid è l’interesse prioritario, e il nostro impegno per incoraggiare la riapertura segue l’assoluta certezza di poter offrire sicurezza totale a chi entra nelle nostre sale.
Nella speranza che tutto questo periodo di crisi estrema finisca il prima possibile, come si immagina di ripartire, una volta finito tutto?
La riapertura non concluderà il nostro impegno affinché il settore del gioco in Italia possa essere considerato alla stregua di altri comparti che creano occupazione, muovono l’economia, garantiscono entrate erariali. Essere concessionari dello Stato vuol dire adempiere a precisi obblighi in materia di gestione dei prodotti, di organizzazione delle reti distributive che sono soggette ad autorizzazione di polizia, oltre ad un costante avanzamento delle tecnologie di funzionamento, alla piena tracciabilità della gestione dei flussi finanziari, comprensiva delle rilevanti competenze erariali. L’esperienza del lockdown ci ha dato una grande consapevolezza della dignità del nostro lavoro al servizio della collettività: essere sul territorio un presidio regolamentato è un valore importante e che continueremo a difendere con forza, in quanto le nostre sale garantiscono un intrattenimento responsabile a fronte di una domanda che, in nostra assenza, sarebbe inevitabilmente dirottata verso altri lidi, quelli non controllati e illeciti. (fonte Il Veronese Magazine)