iaccarino
Print Friendly, PDF & Email

L’Italia è un Paese che non è caratterizzato da molte certezze; tra queste sicuramente brilla il ripetersi ad ogni provvedimento legislativo con contenuti finanziari di interventi sulla tassazione degli apparecchi da divertimento (awp e vlt) che spingono sempre più in alto l’aliquota della specifica imposta, il PREU.

Non fa eccezione la manovra finanziaria appena approvata dal Consiglio dei Ministri, che , secondo voci diffuse, prevederebbe un aumento del 2% del PREU sulle slot, fino quindi al 21,25%, e di un punto percentuale per le videolotteries, fino al 6,25%.

E’ questo, peraltro, il secondo intervento di questo Governo in pochi mesi, tenuto conto che già il cd. Decreto Dignità aveva ritoccato verso l’alto le aliquote del Preu; non è ben chiaro se gli interventi in questione siano mirati al contrasto ai disturbi da gioco d’azzardo o al reperimento di risorse e coperture per le manovre da realizzare ovvero ad entrambe le finalità; sembra tuttavia presumibile che l’obiettivo sia quello di fare cassa, posto che entrambi gli interventi rappresentano poste attive di bilancio e, quindi, dichiaratamente modalità di reperimento di risorse.

Se quanto detto corrisponde al vero, è utile fare un po’ di chiarezza sui numeri per capire gli scenari che si profilano. Ad oggi, senza gli aumenti prospettati dal Governo, il totale della raccolta di gioco si distribuisce nel modo che segue:
– il 70% viene restituito sotto forma di vincite;
– il 19,25% (al netto dell’incremento previsto dalla manovra finanziaria) costituisce il PREU versato allo Stato;
– lo 0,8% rappresenta il canone di concessione ed il deposito annualmente versato ad ADM restituibile in parte sulla base del raggiungimento di specifici obiettivi di sicurezza,
– il residuo 9,95% costituisce il compenso della filiera, da suddividere tra tre categorie di operatori, i concessionari di rete (complessivamente 12), aziende di gestione degli apparecchi (circa 3500) e titolari degli esercizi presso i quali sono installati gli apparecchi (circa 70000).

Se un apparecchio awp raccoglie gioco per circa 200 euro al giorno, che è la media desumibile dai dati ufficiali a disposizione, quell’apparecchio rende giornalmente non più’ di 20 euro di ricavo lordo, da dividere tra le tre categorie di operatori sopra richiamati.
Su base mensile, dunque, il ricavo lordo di un apparecchio è pari a circa 600 euro , da cui detrarre i costi sostenuti da ciascuno degli operatori interessati in termini di costi correnti, ammortamento delle macchine e investimenti sostenuti etc.

I dati sopra riportati servono per una corretta analisi economica della situazione in cui versano le aziende del settore e dovrebbero rendere evidente il pericoloso avvicinamento al break even point che tali Aziende rischiano proseguendo su questa strada.

Chi è interessato può provare a replicare i calcoli sopra riportati per il settore delle videolotteries, naturalmente sulla base dei diversi parametri di raccolta e tassazione di tali apparecchi, nonché ad attualizzare tali calcoli tenendo conto dell’aumento previsto nella manovra finanziaria.

Quali scenari prefigura la realtà descritta?
E’ possibile un collasso del sistema, con l’espulsione di centinaia di aziende divenute marginali e la conseguente fuoriuscita dal mercato del lavoro di migliaia di persone , con le ben note difficoltà di ricollocazione, senza peraltro che sia garantito il raggiungimento dell’obiettivo di reperimento delle risorse attive in bilancio attese dalla manovra finanziaria.
Infatti l’aumento del PREU produrrebbe gli effetti attesi solo in presenza di un valore della raccolta invariato rispetto all’attuale; ma la crisi del settore, ed ancor più il dilagare di regolamenti espulsivi in sede locale spingono verso una progressiva riduzione della base imponibile e delle corrispondenti entrate erariali. Già nei primi nove mesi del 2018 la raccolta delle awp è diminuita del 7% circa, solo parzialmente compensata da un aumento delle giocate su videolotteries del 3% circa; risultati questi che non tengono conto della prossima entrata in vigore in diverse Regioni di ulteriori regolamenti limitativi destinati più particolarmente alle sale giochi.

Il mondo del gioco verrebbe ricacciato verso nicchie incontrollate e difficilmente controllabili con buona pace degli obiettivi di contrasto ai fenomeni di ludopatia, che possono essere efficacemente combattuti e prevenuti solo in un contesto di regole e trasparenza.

L’impressione è che nessuno degli obiettivi dichiarati (o intuibili) della manovra in questione sia neanche parzialmente raggiungibile con le misure indicate.

Due suggerimenti :
– se proprio si vuole insistere sull’aumento della tassazione (che potrebbe -con la nuova manovra- attestarsi intorno a quota 70% sui ricavi lordi e si confermerebbe la più alta in Europa: in Germania l’aliquota a carico degli operatori è al 22%, in Inghilterra al 25%, in Spagna al 38%), almeno si riduca anche la percentuale di vincita, in modo da rendere il contesto economico più sostenibile per le aziende interessate, quelle, non va dimenticato, che hanno sostenuto la marcia verso la legalità avviata con la riforma del 2002;

– si apra un confronto serio sulla prevenzione ed il contrasto alle dipendenze nel settore del gioco che esca da forme di velleitarismo e demagogia ed affronti in modo approfondito il tema dell’innovazione tecnologica e della riduzione ragionata dell’offerta attraverso sistemi di distribuzione controllata come in altri settori economici, misure che garantirebbero maggiore efficacia nella tutela dei cittadini che giocano e per l’individuazione delle quali il settore sembra pronto a contribuire in modo costruttivo.

Dott. Armando Iaccarino –Presidente Centro Studi As.Tro

Commenta su Facebook