I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari – in esecuzione di un decreto emesso dal Gip di Bari, su richiesta della Procura – hanno sottoposto a sequestro preventivo beni e rapporti finanziari del valore di oltre 270mila euro riconducibili a un imprenditore già attivo nel settore dei giochi, indagato per il reato di peculato aggravato.

Dalle indagini, coordinate dal procuratore Roberto Rossi e dal sostituto procuratore Angela Maria Morea, è emerso – spiegano gli investigatori in una nota – che l’imprenditore si sarebbe appropriato delle somme che avrebbe dovuto versare al Fisco, per il tramite della società concessionaria, a titolo di prelievo unico erariale (PREU), quantificate in oltre 270.000 euro. Ciò mediante la manomissione del sistema di registrazione delle giocate su alcuni apparecchi da gioco della tipologia “New slot”, con l’installazione di una scheda di gioco non autorizzata (alternativa a quella ufficiale che quantifica il PREU da versare al fisco) e di un dispositivo elettronico che dirottava parte delle giocate dalla scheda principale (autorizzata) a quella secondaria (clandestina).

Tale condotta ha originato anche un altro procedimento penale avviato sempre dalla Procura della Repubblica di Bari per frode informatica aggravata e alterazione del contenuto di comunicazioni informatiche/telematiche, nonché per responsabilità amministrativa dell’ente in relazione al predetto reato di frode informatica. Al termine del relativo processo (rito abbreviato) l’imprenditore ha riportato la condanna ad anni 3 e mesi 4 di reclusione, oltre alla multa e alla confisca di quanto sottoposto a sequestro nel corso delle indagini preliminari.

L’imprenditore, peraltro – ricordano gli investigatori – era stato già attinto da misura cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione “Gaming machine”. In tale contesto, le indagini di polizia giudiziaria – svolte, nel periodo 2015/2017, dalle Fiamme Gialle del Nucleo PEF Bari/G.I.C.O., con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari – avevano consentito di disvelare un ampio e diffuso sistema di malaffare, esistente nella città di Bari e nei Comuni limitrofi, che sarebbe stato finalizzato all’imposizione del noleggio delle apparecchiature da intrattenimento delle società riconducibili al predetto imprenditore presso diversi esercizi commerciali. Ciò grazie – hanno ricostruito gli investigatori – al supporto illecito offerto da esponenti di organizzazioni criminali egemoni sui rispettivi territori di riferimento, i cui metodi mafiosi – basati sulla forza di intimidazione – avevano neutralizzato, di fatto, ogni tentativo degli imprenditori di sottrarsi al noleggio degli apparecchi e di rivolgersi ad altre aziende di settore. All’esito delle attività investigative, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, nel gennaio 2020, ha emesso un’ordinanza applicativa di misure cautelari nei confronti di 36 soggetti (27 in carcere e 9 agli arresti domiciliari) e decreti di sequestro di beni per un valore di circa 7,5 milioni di euro (tra cui 3 sale “VLT” ubicate a Bari, 4 immobili, 5 veicoli, 2 complessi aziendali e oltre 200 rapporti finanziari) per i reati di illecita concorrenza aggravata dal metodo mafioso, estorsione, usura e riciclaggio. Provvedimenti, questi, eseguiti sempre dal G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Bari.