Il Tar Lombardia ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato contro il Comune di Venegono Inferiore (VA) in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della nota prot. n. 2188 del 20 marzo 2020 con cui il Comune ha rigettato l’istanza di permesso di costruire presentata dalla ricorrente per il mutamento di destinazione d’uso, senza opere, per l’avvio di una sala V.L.T., stante il preteso mancato rispetto della distanza dai luoghi sensibili (luoghi di aggregazione giovanile) individuati nella deliberazione di Giunta Comunale n. 91 del 31 agosto 2018; della deliberazione della Giunta Comunale di Venegono Inferiore n. 91 del 31 agosto 2018, con cui sono stati individuati – “per quanto in assenza di una specifica competenza legislativa o regolamentare” – i luoghi sensibili ai sensi della legge regionale 8/2013 e della D.G.R. 24 gennaio 2014, n. 1274; del “Regolamento comunale per il funzionamento delle sale pubbliche da gioco e per l’installazione di apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici da intrattenimento e svago”, approvato con deliberazione del Consiglio Comunale del 25 novembre 2011, n. 33; della nota prot. n. 8758 del 10 ottobre 2019 con cui il Responsabile del Settore Vigilanza ha espresso il proprio parere negativo di conformità al citato Regolamento, come integrato dalla deliberazione della Giunta Comunale; della nota prot. n. 1746 del 3 marzo 2020 di preavviso di diniego dell’istanza di permesso di costruire; della nota prot. n. 1451 del 21 febbraio 2020 con cui l’Amministrazione ha accertato il presunto mancato rispetto delle distanze; e per l’accertamento del diritto della società ricorrente al rilascio del permesso di costruire richiesto e negato, “trattandosi di provvedimento vincolato, con conseguente condanna del Comune di Venegono Inferiore ad emettere il permesso di costruire”.

Per il Tar: “1. Considerato, in primo luogo, che la memoria depositata da parte ricorrente in data 22 giugno 2020 è da ritenersi tardiva atteso che, nella fattispecie in esame, non opera la previsione di cui all’articolo 4 del decreto-legge n. 28/2020 (non essendo stata richiesta la discussione orale della causa) ma la diversa previsione di cui all’articolo 84, comma 5, del decreto-legge 18/2020, convertito, con modificazioni, in L. 27/2020, che impone il rispetto del termine di due giorni antecedenti all’udienza per il deposito di brevi note difensive (cfr., per tale interpretazione, “Linee Guida sull’applicazione dell’art. 4 del d.l. 28/2020 e sulla discussione da remoto” del Presidente del Consiglio di Stato del 25 maggio 2020).

2. Ritenuta la domanda cautelare priva di adeguato fumus boni iuris atteso che il provvedimento impugnato appare, prima facie, diretta applicazione della previsione di cui all’articolo 5, comma 1, della L.r. n. 8/2013, a mente della quale: “Per tutelare determinate categorie di soggetti maggiormente vulnerabili e per prevenire fenomeni da GAP, è vietata la nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito di cui all’articolo 110, comma 6, del r.d. 773/1931 in locali che si trovino a una distanza, determinata dalla Giunta regionale entro il limite massimo di cinquecento metri, da istituti scolastici di ogni ordine e grado, asili nido d’infanzia, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile e oratori”.

3. Ritenuto che, in considerazione di quanto esposto al punto 2, risultano irrilevanti le censure relative agli atti regolamentari di carattere generale e considerato, inoltre, che le distanze dall’immobile di proprietà della ricorrente e, da un lato, lo spazio bimbi del centro commerciale “(…)”, e, dall’altro, la scuola di ballo sono, comunque, inferiori al limite legale.

4. Ritenuto di compensare le spese di lite della presente fase processuale.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda),

a) rigetta l’istanza cautelare;

b) compensa le spese di lite della presente fase processuale”.