Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria – Sezione Staccata di Reggio Calabria – ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Questura di Reggio Calabria e Ministero dell’Interno in cui si chiedeva l’annullamento del decreto con il quale è stata respinta l’istanza del ricorrente diretta al rilascio della licenza di P.S., di cui all’art. 88 del TULPS.

Si legge: “1. Con il ricorso in epigrafe il signor -OMISSIS-, in proprio e quale legale rappresentante della -OMISSIS-, impugna il decreto emanato in data 11 dicembre 2015 (Cat. 11E/VLT Prot. 356/2015/DPAS), con cui il Questore della Provincia di Reggio Calabria ha respinto l’istanza da lui presentata volta al rilascio della licenza di Pubblica Sicurezza di cui all’art. 88 del T.U.L.P.S., per l’esercizio dell’attività di raccolta del gioco lecito mediante apparecchi videoterminali da effettuarsi in una sala pubblica da gioco.

2. Il gravato provvedimento è stato emesso in ragione del fatto che l’interessato, il padre -OMISSIS-, il socio -OMISSIS- ed il fratello di quest’ultimo -OMISSIS-, sono stati tutti ripetutamente controllati con soggetti gravati da pregiudizi penali e di polizia relativi al settore dei giochi e delle scommesse, ai reati contro il patrimonio o contro la persona, nonché per reati di particolare rilevanza sociale, tra i quali l’associazione per delinquere e la detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Tali circostanze hanno dunque indotto l’Autorità di Pubblica Sicurezza a ritenere insussistenti in capo al signor -OMISSIS- i requisiti soggettivi necessari ai fini del rilascio del titolo di polizia di cui all’art. 88 del T.U.L.P.S., con particolare riferimento a quello della buona condotta, prescritto dall’art. 11 dello stesso T.U.L.P.S. Dall’istruttoria espletata dall’autorità di Pubblica Sicurezza è emerso, in particolare, “un contesto relazionale che potrebbe incidere sulla affidabilità del richiedente circa il buon utilizzo del titolo di polizia richiesto per l’esercizio dell’attività da autorizzare, anche in considerazione che dette frequentazioni potrebbero, al dì là delle reali intenzioni del richiedente, far sì che l’esercizio pubblico in questione divenga un luogo di ritrovo per soggetti con precedenti penali e/o di polizia con conseguente pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica”.

3. Con il ricorso in epigrafe parte ricorrente chiede l’annullamento di tale decreto, denunziando con un’unica ed articolata censura la violazione degli artt. 11 ed 88 del T.U.L.P.S., eccesso di potere per irragionevolezza ed illogicità, difetto di presupposti, carenza di istruttoria difetto e perplessità della motivazione.

Sostiene in sintesi la difesa del ricorrente che il giudizio di carenza del requisito della buona condotta in capo all’odierno ricorrente, espresso dall’intimata amministrazione, sarebbe illogico atteso che il provvedimento di diniego non si fonderebbe su condotte direttamente imputabili al signor -OMISSIS- e che le sue frequentazioni ed il contesto ambientale in cui egli vive potrebbero avere rilievo solamente laddove concorressero a dimostrare l’esistenza di condizioni ostative al rilascio della licenza di Polizia. Il gravato provvedimento sarebbe stato dunque emesso in difetto di adeguata motivazione in ordine alla ritenuta assenza del requisito della buona condotta. In ogni caso l’amministrazione avrebbe apoditticamente desunto l’elevato rischio dell’abuso del titolo dalle ridette frequentazioni, senza dar conto della tipologia, del contesto e dell’intensità dei rapporti controindicati.

4. In data 16.04.2016 con memoria di stile si è costituita la Questura di Reggio Calabria.

Con ordinanza n. 67 del 21.04.2016, il Collegio ha respinto l’istanza di sospensione dell’efficacia del provvedimento impugnato, “Ritenuto che non sussistono i presupposti della chiesta cautela, sia sotto il profilo del fumus, sia sotto quello del periculum, quest’ultimo solo genericamente dedotto in termini di mancato guadagno futuro”.

5. In vista della discussione parte ricorrente, con memoria del 19 febbraio 2021, ha insistito per l’accoglimento del ricorso che è stato trattenuto in decisione all’esito dell’udienza di smaltimento del 24 marzo 2021, senza discussione orale ai sensi dell’art. 25 del D.L. 28 ottobre 2020 n. 137, convertito con legge 18 dicembre 2020 n. 176.

6. Il ricorso è infondato.

6.1. Ai sensi dell’art. 11 del T.U.L.P.S. “Salve le condizioni particolari stabilite dalla legge nei singoli casi, le autorizzazioni di polizia debbono essere negate:

1) a chi ha riportato una condanna a pena restrittiva della libertà personale superiore a tre anni per delitto non colposo e non ha ottenuto la riabilitazione;

2) a chi è sottoposto all’ammonizione o a misura di sicurezza personale o è stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza.

Le autorizzazioni di polizia possono essere negate a chi ha riportato condanna per delitti contro la personalità dello Stato o contro l’ordine pubblico, ovvero per delitti contro le persone commessi con violenza, o per furto, rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione, o per violenza o resistenza all’autorità, e a chi non può provare la sua buona condotta.

Le autorizzazioni devono essere revocate quando nella persona autorizzata vengono a mancare, in tutto o in parte, le condizioni alle quali sono subordinate, e possono essere revocate quando sopraggiungono o vengono a risultare circostanze che avrebbero imposto o consentito il diniego della autorizzazione”.

L’articolo 11 del testo unico n. 773 del 1931, individua, pertanto, accanto alle ipotesi in cui l’Autorità amministrativa è titolare di poteri strettamente vincolati (si vedano il comma 1 e la prima parte del comma 3 che impongono il divieto di rilascio di autorizzazioni di polizia ovvero il loro ritiro in presenza dei presupposti ivi previsti) le diverse ipotesi in cui essa è, invece, titolare di poteri discrezionali (si vedano a tal proposito invece il comma 2 e la seconda parte del comma 3).

Tuttavia la lettura della norma evidenzia come l’insussistenza di presupposti per l’esercizio del potere vincolato non impedisce affatto all’amministrazione di negare il titolo o di revocarlo atteso che essa, nell’esercizio dei suoi poteri discrezionali, è comunque tenuta a valutare se manchi la buona condotta, per la commissione di fatti che, sebbene non costituiscano reato, comunque non rendano i richiedenti meritevoli di ottenere o di mantenere la licenza di polizia (non occorrendo al riguardo un giudizio di pericolosità sociale dell’interessato).

L’Amministrazione, però, è tenuta ad indicare gli aspetti concreti, che fungono da presupposti per la formulazione del giudizio di non affidabilità, evidenziando, con motivazione adeguata, le ragioni che consentono di pervenire, proprio sulla base degli aspetti indicati, ad un giudizio (attuale e prognostico) di segno negativo.

6.2. Orbene, nel caso in esame, dalle risultanze del procedimento attivato su istanza di parte sono emersi elementi che, del tutto ragionevolmente, hanno indotto il Questore di Reggio Calabria a negare il rilascio della richiesta autorizzazione.

Parte ricorrente non è stata infatti in grado, né nel corso del procedimento, né nel corso del giudizio, di diradare le perplessità legate alle numerosissime frequentazioni con soggetti aventi precedenti penali anche gravi, rilevate dagli organi di polizia e poste a base del rigetto, frequentazioni che, come già evidenziato, riguardano non solo il diretto interessato ma anche il padre -OMISSIS-, il socio -OMISSIS-, ed al fratello di quest’ultimo -OMISSIS-.

Per altro, contrariamente a quanto evidenziato dalla difesa del ricorrente, alcuni dei controlli risalgono ad un periodo coevo alla presentazione dell’istanza diretta al rilascio della licenza per cui è causa (si fa riferimento in particolare al controllo con tale -OMISSIS- avvenuto in data 01.07.2015) e, in ragione proprio dei precedenti specifici dei soggetti controindicati, appaiono particolarmente significativi del rischio di abuso del titolo di Polizia evidenziato dal provvedimento gravato.

Reputa in sostanza il Collegio che per il rilascio di una autorizzazione di PS a raccogliere scommesse, attività verso cui la criminalità organizzata sovente ha mostrato interesse, la discrezionale valutazione dell’Autorità può ed anzi deve non limitarsi alla attestazione che il richiedente probabilmente non commetterà abitualmente reati, ma pretendere assai di più e cioè la piena affidabilità della persona desunta anzitutto dalla assenza di legami familiari, amicali, locali che possano far ipotizzare un uso non trasparente della delicatissima attività di raccolta scommesse, intorno alla quale si muovono rilevanti interessi economici.

In conclusione, le citate circostanze ostative evidenziate dalla Questura – alcune delle quali pacificamente ammesse dalla parte ricorrente – sono tali da supportare la rilevata carenza del requisito della buona condotta che, ai sensi del citato articolo 11 espressamente richiamato dal provvedimento impugnato, osta al rilascio della richiesta autorizzazione.

7. Alla luce delle superiori considerazioni, il Collegio ritiene dunque che il ricorso debba essere respinto in quanto infondato.

8. In ragione del complessivo andamento della controversia, sussistono giuste ragioni per disporre la compensazione delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria, Sezione Staccata di Reggio Calabria, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”.