Il Tar Veneto ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro il Comune di Lonigo (VI) in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento con cui il Comune ha “rigettato la SCIA per giochi leciti di New Slot e apparecchi da divertimento e intrattenimento di cui all’art. 110 comma 6 lett. A) e comma 7 in combinato disposto con l’art. 86, comma 3° del TULPS in esercizi commerciali o pubblici diversi da quelli già in possesso di altre licenze di cui agli artt. 86 commi 1° e 2° o 88 del TULPS ovvero per l’installazione in altre aree aperte al pubblico o in circoli privati; del Regolamento Comunale per la disciplina delle attività di sala giochi ed installazione di apparecchi da gioco approvato con delibera comunale n. 44 del 15.6.2016 e specificatamente nella parte in cui la sua applicazione determina un “effetto espulsivo” e preclusivo all’installazione e alla collocazione di nuovi apparecchi per il gioco lecito ex art. 110 comma 6 A) e 7 del Tulps o l’apertura di nuove attività”.

Praticamente la ricorrente, subentrata nella titolarità di una tabaccheria situata nel centro storico di Lonigo, ha presentato al Comune una SCIA di subingresso all’installazione di giochi leciti ex art. 86, co. 1, TULPS e/o di New Slot e apparecchi di divertimento e intrattenimento ex art. 110, co. 6 lett a) e co. 7, TULPS.

L’Ente Locale ha inibito l’installazione degli apparecchi per il gioco poiché la tabaccheria è situata a una distanza inferiore a cinquecento metri da alcuni luoghi sensibili e il regolamento comunale in materia di giochi vieta l’apertura di sale pubbliche da gioco e la nuova collocazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito in locali che si trovino ad una distanza inferiore a 500 metri dai luoghi sensibili indicati dallo stesso regolamento.

La ricorrente ha impugnato il diniego e il regolamento comunale su cui esso si fonda, deducendone l’illegittimità per violazione di legge ed eccesso di potere.

Per il Tar “il ricorso non merita accoglimento per le ragioni di seguito sinteticamente esposte:

– la tabaccheria della ricorrente si trova a pochi passi dal “Parco Ippodromo”. Tale parco pubblico, al cui interno si svolgono plurime manifestazioni culturali e sportive (concerti, festival, mostre d’arte, gastronomia, gare di podismo, ciclismo, etc.), è dotato di area giochi per i bambini e di attrezzi ginnici per adulti e rientra, a pieno titolo, nel novero dei siti sensibili in quanto “luogo di aggregazione”;

la norma transitoria di cui all’art. 19 del Regolamento comunale è inapplicabile al caso di specie. Tale norma mira a tutelare coloro che, prima della entrata in vigore della nuova normativa sulle distanze minime da particolari luoghi sensibili, avevano già iniziato l’attività di gioco lecito e ottenuto le relative autorizzazioni, sostenendo investimenti finanziari che l’applicazione della nuova disciplina regolamentare rischierebbe di pregiudicare.

La norma transitoria che esonera gli esercizi in cui si pratica l’attività di gioco lecito dal rispetto della distanza di 500 metri da luoghi sensibili non si applica, invece, in tutti i casi in cui vi sia un cambiamento della situazione giuridica o fattuale rispetto a quella esistente al momento dell’entrata in vigore del Regolamento, ovvero sia quando il medesimo soggetto trasferisca la propria attività in nuovi locali (Tar Ve n.1078/2016), sia quando nei medesimi locali venga ad operare un nuovo soggetto (cd. cambio di gestione), rispetto al quale non sussistono le esigenze di tutela dell’affidamento che, invece, presidiavano la posizione del precedente titolare (Tar Ve n. 81/20189).

Tali considerazioni – volte a evidenziare la mancanza di un affidamento consolidato circa l’assenza di misure di prevenzione logistica in capo al nuovo gestore dell’esercizio – valgono a fortiori nel caso di specie, in cui, come si desume dallo stesso tenore del ricorso introduttivo, al momento del trasferimento d’azienda, nella tabaccheria per cui è causa non erano installati apparecchi per il gioco (quelli preesistenti erano stati rimossi dalla precedente titolare dell’esercizio), sicchè la SCIA presentata dalla ricorrente riguardava una “nuova collocazione” di apparecchi per il gioco, da assoggettare alla nuova disciplina;

– la ricorrente non ha interesse a contestare la proporzionalità e ragionevolezza delle limitazioni (distanza di 500 metri dai luoghi sensibili) previste dal Comune in quanto, se anche la distanza di sicurezza regolamentare fosse dieci volte inferiore e si riducesse perciò da 500 a 50 metri, la tabaccheria continuerebbe a ricadere all’interno di una “buffer zone”, quella del “Parco Ippodromo”, dal quale è separata solo da una strada e un marciapiede.

Le limitazioni agli insediamenti di attività di gioco lecito previste dal regolamento comunale appaiono, in ogni caso, proporzionate e ragionevoli. Misure di prevenzione logistica del tipo di quelle per cui è causa – previste da numerose leggi regionali e adottate dai Comuni per contrastare il G.A.P., fenomeno da tempo riconosciuto come vero e proprio disturbo del comportamento assimilabile, per certi versi, alla tossicodipendenza e all’alcoolismo (Corte Cost. n. 108/2017) – sono state già ritenute legittime dalla prevalente giurisprudenza amministrativa (ex multis T.a.r. Bolzano n. 31/2017; T.a.r. Milano n.1761/2015; Consiglio di Stato nn. 4199, 4200 e 4201 del 2018; T.a.r. Veneto n. 331/2017, che qui si richiama quale precedente conforme);

non sussiste il preteso effetto espulsivo dell’attività di gioco lecito dall’intero territorio comunale, risultando dalla perizia redatta dal Comune resistente che i giochi leciti possono essere insediati in varie zone della città, per una superficie che si stima pari a circa il 38% del territorio comunale.

Lo studio di fattibilità redatto dalla ricorrente risulta inattendibile in quanto esclude arbitrariamente dal computo delle aree disponibili varie zone artigianali/industriali nonché un lotto commerciale e numerosi edifici idonei a ospitare le attività di gioco lecito, previo semplice mutamento di destinazione d’uso. La destinazione d’uso attuale di un edifico, impressa in un titolo edilizio, non è un effetto del Regolamento comunale impugnato, ma una normale condizione giuridica dell’immobile, modificabile secondo le regole previste dall’art. 54 della legge regionale n. 30/2016, recante “Disposizioni in materia di ubicazione dei locali destinati a sale da gioco e degli esercizi alle stesse assimilati”.

Per tutto quanto sin qui esposto, il ricorso deve essere respinto, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna la ricorrente a rifondere al Comune le spese di lite, liquidate in € 3000,00, oltre accessori di legge, se dovuti”.

Commenta su Facebook