tribunale
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Il Comune di livorno condannato dal Tar Toscana alle spese di giudizio dopo che lo stesso aveva annullato l’ ordinanza.  Pubblicato il 12/07/2018
N. 01006/2018 REG.PROV.COLL.

N. 01521/2017 REG.RIC.

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1521 del 2017, proposto da
Nolomatic S.r.l., Gestione Apparecchi da Divertimento – Nolomatic S.r.l., Novigam Snc di Frosali Fabrizio & C., Coin For Play S.r.l., Labronica Giochi di Pasquini Luca, Associazione Nazionale Servizi Apparecchi per le Pubbliche Attrazioni Ricreative (Sapar), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall’avvocato Enzo De Lauretis, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Francesco Borgioli in Firenze, via C. Monteverdi 37;
contro

Comune di Livorno, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Francesca Abeniacar, Lucia Macchia, Maria Teresa Zenti, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Domenico Iaria in Firenze, via de’ Rondinelli n. 2;
per l’annullamento

della Ordinanza del Sindaco del Comune di Livorno n. 96580 del 04/08/17 recante “Limitazione degli orari di apertura delle sale giochi e di funzionamento degli apparecchi da gioco con vincite di denaro”, pubblicata sull’Albo Pretorio del medesimo Comune il 04/08/2017 ed entrata in vigore in pari data, oltre che di ogni altro atto analogo, relativo, presupposto e/o conseguente, ancorchè ignoto, rispetto alla predetta Ordinanza.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Comune di Livorno;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 20 giugno 2018 il dott. Nicola Fenicia e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

Con ordinanza 4 agosto 2017, n. 96580, il Sindaco di Livorno emanava una nuova disciplina degli orari di esercizio delle attività di gioco sul territorio comunale, prevedendo:

a) per le sale giochi autorizzate ex art. 86 del T.U.L.P.S. e per le sale V.L.T. autorizzate ai sensi dell’art. 88 del T.U.L.P.S. l’esercizio delle attività di gioco nelle due fasce orarie 10-13 e 17-23, festivi compresi;

b) per gli apparecchi di intrattenimento e svago con vincite in denaro di cui all’art. 110, 6° comma T.U.L.P.S., collocati in altre tipologie di esercizi diversi dalla sale giochi e V.L.T., sempre l’esercizio delle attività di gioco nelle due fasce orarie 10-13 e 17-23, festivi compresi.

L’ordinanza sindacale è stata impugnata dalle società indicate in epigrafe, che gestiscono sale giochi e svolgono attività di noleggio di apparecchi ad esercenti attività di bar, ristorazione e rivendita di generi di monopolio, e dall’Associazione Nazionale Servizi Apparecchi per le Pubbliche Attrazioni Ricreative (nel seguito: “SAPAR”) in quanto rappresentante di gestori, produttori e distributori di apparecchi per il gioco lecito.

A base del ricorso sono state poste censure di:

1) difetto di motivazione, eccesso di potere per carenza o erronea valutazione dei presupposti, eccesso di potere per difetto di istruttoria;

2) violazione dell’art. 50, comma 7 T.U.E.L., eccesso di potere per carenza o erronea valutazione dei presupposti, eccesso di potere per travisamento, illogicità manifesta, contraddittorietà e disparità di trattamento; non basandosi l’ordinanza impugnata, secondo le ricorrenti, su di una congrua, corretta ed esaustiva disamina del fenomeno della incidenza della ludopatia, rapportata concretamente alle specifiche del territorio interessato ed alla contestuale comparazione degli interessi contrapposti facenti capo agli operatori del settore;

3) eccesso di potere, difetto di motivazione e disparità di trattamento, venendo penalizzate le sole attività imprenditoriali contraddistinte dall’esercizio di apparecchi “AWP” e “VLT” (indifferentemente collocati in sale da gioco, in esercizi autorizzati e/o in esercizi commerciali) al contempo trascurando altre forme di gioco quali, ad esempio, Lotto e Superenalotto che a loro volta produrrebbero fenomeni di ludopatia;

4) illegittimità per eccesso di potere/violazione di legge nella parte in cui l’ordinanza impugnata impone lo spegnimento degli apparecchi AWP/VLT negli orari di sospensione dell’attività, dovendo, invece, entrambe le tipologie di apparecchi interessati dal provvedimento rimanere necessariamente collegati alla rete telematica del Concessionario, senza soluzione di continuità, per espressa previsione di legge.

Si è costituito in giudizio il Comune di Livorno, controdeducendo sul merito del ricorso.

All’udienza del 20 giugno 2018 il Collegio ha sottoposto al contraddittorio delle parti la questione, rilevata d’ufficio, relativa all’intervenuto annullamento giudiziale, in corso di causa, del provvedimento impugnato; quindi, all’esito della discussione, il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

Il ricorso deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto d’interesse, in quanto, nelle more del presente giudizio, l’ordinanza 4 agosto 2017, n. 96580, del Sindaco di Livorno è stata annullata, a conclusione di giudizi paralleli, con sentenze della Sezione nn. 453 e 454 del 28 marzo 2018.

Tuttavia, avendo il difensore delle ricorrenti insistito per la liquidazione delle spese di lite in favore delle stesse, è necessario procedere alla delibazione del merito del ricorso, onde disporre sulle spese di lite sulla base della regola della “soccombenza virtuale”.

A questi fini il ricorso è da ritenersi fondato, specie per le censure articolate ai primi due motivi, che rivestono carattere assorbente.

In ordine ad identiche censure, con le sopra citate sentenze 453 e 454 del 2018, richiamando altri precedenti specifici, il Collegio ha affermato come il riferimento a studi e contributi, di diversa natura e provenienza, posto a fondamento dell’ordinanza del Sindaco di Livorno in oggetto, sia del tutto insufficiente a giustificare l’emanazione di una disciplina restrittiva degli orari degli esercizi di gioco; in particolare si è ivi osservato:

a) come completamente irrilevante appaia il riferimento agli studi dell’Istituto di Fisiologia Clinica del C.N.R. di Pisa pubblicati nel 2014 (non depositati neppure in questo giudizio) che, oltre a riferirsi ad un periodo (il triennio 2008-2011) eccessivamente risalente, si riferiscono all’intero contesto nazionale e non possono pertanto evidenziare particolari problematicità sussistenti sul territorio del Comune di Livorno;

b) come del pari irrilevante risulti la relazione 28 aprile 2016 (senza numero di protocollo) del Dipartimento delle dipendenze dell’A.U.S.L. Toscana Nord Ovest che, contrariamente a quanto affermato nell’atto impugnato, si riferisce all’intero Dipartimento e non al solo territorio del Comune di Livorno e reca comunque dati che si fermano al 2015 (anche in questo caso, manca pertanto una rilevazione riferita al territorio comunale di riferimento);

c) come assolutamente inidoneo a giustificare l’atto sotto il profilo motivazionale appaia il riferimento alle linee-guida approvate dalla Giunta regionale con la deliberazione 6 settembre 2016 n. 882 ed alla successiva nota A.R.S. Toscana (senza data e numero di protocollo, ma riferita dall’Amministrazione resistente al 12 giugno 2017) che si riferiscono all’intero territorio regionale (nel primo caso) o al territorio dell’intera A.U.S.L. e non del solo Comune di Livorno (nel secondo caso), così manifestando le stesse carenze dell’altra documentazione già esaminata;

d) come anche la nota 4 giugno 2017 senza numero di protocollo dell’A.U.S.L. Toscana Nord Ovest non risolva il problema, riportando solo dati relativi alla rilevanza economica del fatturato relativo al gioco a livello provinciale, ai soggetti presi in carico dal S.E.R.D. a livello di A.U.S.L. (anche in questo caso, quindi, senza alcun riferimento, alla consistenza del fenomeno a livello comunale) o un generico riferimento a dati non meglio qualificati provenienti dalla “Fondazione Prevenzione Usura” di Livorno (<<su 1.500 famiglie aiutate, nel 15% ricorre il gioco patologico>>) che appaiono manifestamente sforniti di documentazione, mancanti di un preciso riferimento territoriale e di incerta metodologia per quello che riguarda la stessa definizione di gioco patologico;

e) come appaia conclusivamente irrilevante il riferimento contenuto nell’atto impugnato alla deliberazione 23 febbraio 2016, n. 40 del Consiglio comunale di Livorno che costituisce atto di indirizzo politico in materia di iniziative di contrasto al gioco ed alla ludopatia, ma non reca dati scientifici idonei ad evidenziare la consistenza de fenomeno sul territorio comunale.

Pertanto, in conformità a quanto già deciso da questa Sezione con le sentenze sopra citate, i primi due motivi del presente ricorso devono ritenersi fondati, non essendo supportata, l’ordinanza restrittiva degli orari di esercizio del gioco emanata dal Sindaco di Livorno, da studi scientifici relativi al territorio comunale.

Pertanto, risultando il ricorso ab initio ammissibile e fondato, ed essendo divenuto improcedibile solo per il fatto del sopravvenuto annullamento dell’ordinanza in oggetto all’esito di altri giudizi, le spese di lite del presente ricorso, liquidate in dispositivo, devono essere poste a carico dell’Amministrazione comunale di Livorno.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara improcedibile per sopravvenuta carenza d’interesse;

Condanna il Comune di Livorno alla corresponsione alla parte ricorrente della somma di € 2.000,00 (duemila/00), oltre ad IVA e CAP, a titolo di spese del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

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