Il Tar Lazio ha respinto – tramite sentenza – una serie di ricorsi presentati contro Roma Capitale, Mef e Adm in cui si chiedeva l’annullamento dell’ordinanza del sindaco avente ad oggetto “la disciplina degli orari di funzionamento degli apparecchi di intrattenimento e svago con vincita in denaro di cui all’art. 110, comma 6, del T.U.L.P.S., installati nelle sale gioco e nelle altre tipologie di esercizi, autorizzati ex artt. 86 e 88 del T.U.L.P.S.”, pubblicata nell’Albo Pretorio online di Roma Capitale in data 26 giugno 2018; della delibera del Consiglio Comunale n. 31 del 9 giugno 2017, recante il Regolamento Sale da Gioco e Giochi Leciti; della nota conosciuta nei suoi estremi ma non nel suo contenuto con la quale il Dipartimento Sviluppo Economico ed Attività produttive di Roma Capitale, avrebbe informato l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sulla disciplina dell’orario di funzionamento degli apparecchi di cui alla presente ordinanza; della nota conosciuta nei suoi estremi ma non nel suo contenuto con la quale il Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio avrebbe fornito i dati relativi a persone in trattamento per problematiche relative al gioco d’azzardo patologico e della successiva nota, anch’essa conosciuta nei suoi estremi ma non nel suo contenuto, con la quale il predetto dipartimento avrebbe aggiornato i precedenti dati.

Il provvedimento dello scorso giugno prevede il funzionamento degli apparecchi dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle 18.00 alle 23.00 di tutti i giorni, festivi compresi.

Per il Tar “Oggetto della presente controversia è l’ordinanza sindacale n. 111 del 26 giugno 2018, avente ad oggetto “Disciplina degli orari di funzionamento degli apparecchi di intrattenimento e svago con vincita in denaro di cui all’art. 110, comma 6, del TULPS, installati nelle sale gioco e nelle altre tipologie di esercizi, autorizzati ex artt. 86 e 88 del TULPS”, nonché il “Regolamento sale da gioco e giochi leciti”, approvato con deliberazione dell’Assemblea capitolina n. 31/2017 e gli atti presupposti.

9. Le censure articolate da parte ricorrente concernenti i poteri esercitati dal Sindaco possono essere trattate congiuntamente, così come quelle afferenti l’asserito difetto di istruttoria a fondamento dell’ordinanza gravata.

10. Il Sindaco ha adottato l’ordinanza impugnata nell’esercizio del potere attribuitogli dall’art. 50, comma 7, del D.lgs. n. 267/2000 che testualmente dispone: “Il sindaco, altresì, coordina e riorganizza, sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale e nell’ambito dei criteri eventualmente indicati dalla regione, gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici” e, segnatamente, sulla scorta di quanto indicato dall’Assemblea capitolina nel “Regolamento sale da gioco e giochi leciti”, approvato con delibera n. 31/2017.

10.1. Al riguardo va rilevato che la Corte Costituzionale è stata investita della questione della legittimità costituzionale con riferimento agli artt. 32 e 118 Cost. degli artt. 42 e 50, comma 7, del D.lgs. n. 267/2000, nonché dell’art. 31, comma 2, del D.L. n. 201/2011, convertito con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge n. 241/2011, nella parte in cui tali disposizioni non prevedono la competenza dei Comuni ad adottare atti normativi e provvedimentali volti a limitare l’uso degli apparecchi da gioco di cui all’art. 110, comma 6, del T.U.L.P.S. in ogni esercizio a ciò autorizzato, ai sensi dell’art. 86 dello stesso Testo unico.

Con la sentenza n. 220 del 9.7.2014 la Corte ha affermato che “in forza della generale previsione dell’art. 50, comma 7, del D. Lgs. n. 267 del 2000 – il Sindaco può disciplinare gli orari delle sale giochi e degli esercizi nei quali siano installate apparecchiature per il gioco e che ciò può fare per esigenze di tutela della salute, della quiete pubblica, ovvero della circolazione stradale” e che “il potere di limitare la distribuzione sul territorio delle sale da gioco attraverso l’imposizione di distanze minime rispetto ai cosiddetti luoghi sensibili, potrebbe altresì essere ricondotto alla potestà degli Enti Locali in materia di pianificazione e governo del territorio, rispetto alla quale la Costituzione e la legge ordinaria conferiscono al Comune le relative funzioni”.

10.2. Secondo la giurisprudenza, condivisa dal Collegio, il potere del Sindaco di disciplinare gli orari delle sale da gioco o di accensione e spegnimento degli apparecchi durante l’orario di apertura degli esercizi in cui i medesimi sono installati non interferisce con quello degli organi statali preposti alla tutela dell’ordine e della sicurezza, atteso che la competenza di questi ultimi ha ad oggetto rilevanti aspetti di pubblica sicurezza, mentre quella del Sindaco concerne in senso lato gli interessi generali della comunità locale (cfr. Consiglio di Stato, 1.8.2015, n. 3778; Consiglio di Stato, 20.10.2015, n. 4784).

Ne discende, pertanto, che il Sindaco di Roma Capitale ha legittimamente esercitato i poteri riconosciutigli dall’ordinamento.

11. Né appare condivisibile la prospettazione di parte ricorrente secondo la quale l’esercizio del potere sindacale sarebbe avvenuto in palese ed evidente contrasto con quanto stabilito nell’intesa raggiunta in sede di Conferenza unificata tra Governo Italiano, Regioni ed Enti Locali, sottoscritta in data 7.9.2017 e recante “Proposta di riordino dell’offerta del gioco lecito”, nonostante l’espresso richiamo alla stessa nel corpo dell’ordinanza impugnata.

Tale intesa è stata prevista dall’art. 1, comma 936, della legge n. 208/2015, ai sensi del quale “Entro il 30 aprile 2016, in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definite le caratteristiche dei punti di vendita ove si raccoglie gioco pubblico, nonché i criteri per la loro distribuzione e concentrazione territoriale, al fine di garantire i migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute, dell’ordine pubblico e della pubblica fede dei giocatori e di prevenire il rischio di accesso dei minori di età. Le intese raggiunte in sede di Conferenza unificata sono recepite con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le Commissioni parlamentari competenti.”. Per quanto concerne la definizione della distribuzione oraria delle fasce di interruzione del gioco nell’arco della giornata è previsto il rinvio ad un’intesa con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

11.1. Occorre, in primo luogo, evidenziare che non è stato ancora adottato il decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, sentite le Commissioni parlamentari competenti, per recepire tale intesa. Ne discende, come affermato anche nelle premesse dell’ordinanza sindacale impugnata, che allo stato l’intesa non ha valore cogente, in quanto non recepita da alcun atto normativo, e che “non può spiegare efficacia invalidante sull’ordinanza impugnata” (cfr. TA.R. Veneto, 18.4.2018, n. 417).

11.2. Giova anche rilevare che la predetta intesa non si focalizza sugli orari di funzionamento degli apparecchi per gioco lecito, ma, in ossequio a quanto stabilito dall’art. 1, comma 936, della legge n. 208/2015, concerne in modo più generale un complessivo riordino della materia, con l’obiettivo, unitamente alla fissazione degli orari, di una significativa riduzione dell’offerta del gioco lecito, in termini sia di volume sia di punti vendita. Pertanto, non deve pensarsi ad un’applicazione atomistica o parcellizzata dell’intesa in sede di Conferenza unificata tra Governo Italiano, Regioni ed Enti Locali.

11.3. Tanto premesso, va comunque rilevato che con nota del 4.6.2018, anch’essa gravata, il competente Ufficio dipartimentale comunale ha informato l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (con cui si sarebbe dovuta raggiungere l’intesa in ordine alla distribuzione oraria delle fasce di interruzione del gioco nell’arco della giornata) sia dell’avvenuta adozione del Regolamento, sia dell’avvio di un’istruttoria finalizzata all’individuazione degli orari di apertura delle sale da gioco al fine di contrastare la ludopatia e che l’Agenzia è stata, altresì, informata anche della probabile limitazione oraria nei medesimi termini poi stabiliti dall’ordinanza gravata.

Se è documentalmente provato che la predetta nota di Roma Capitale non ha avuto riscontro, dalla memoria depositata nella presente controversia dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, a differenza di quanto sostenuto da parte ricorrente, non può desumersi in alcun modo un avviso contrario alla disciplina oraria prevista nell’ordinanza gravata, ma anzi il richiamo ai presidi normativi a tutela della salute pubblica posti in campo dal legislatore nazionale vanno nel senso di assicurare “un forte argine al fenomeno del gioco d’azzardo patologico” e, quindi, si pongono perfettamente in linea con la ratio sottesa al provvedimento in esame.

12. Con riguardo poi allo specifico contenuto e alle prescrizioni dell’ordinanza impugnata va rilevato che, nonostante la stessa, in quanto atto generale, non soggiaccia all’obbligo di motivazione ex art. 3 della legge n. 241/1990, contiene un puntuale riferimento alle esigenze di tutela della salute pubblica e del benessere individuale e collettivo dei cittadini, al cui soddisfacimento è preordinata, attraverso la lotta alla dipendenza da gioco cui è strumentale la riduzione oraria degli apparecchi per il gioco lecito in tutto il territorio comunale.

Nelle premesse dell’ordinanza si dà, infatti, contezza dei dati acquisiti, all’esito di un’attenta istruttoria condotta dall’Amministrazione capitolina.

In particolare, la “nota acquisita al prot. QH9263/2018, ha fornito i dati tratti dal Sistema Informativo Regionale Dipendenze del Lazio presso i Ser.D (Servizi pubblici per le Dipendenze) delle ASL del Lazio relativi a persone in trattamento per problematiche relative al gioco d’azzardo patologico.

Nella Relazione 2016 e nell’allegato focus descrittivo sui pazienti in trattamento per disturbo da gioco d’azzardo nei servizi Ser.D del Lazio e di Roma aggiornato al 2017, emerge un aumento progressivo del numero di soggetti in carico ai servizi di cura per le dipendenze del Lazio e di Roma; in particolar modo, dal grafico allegato al focus di cui sopra l’andamento temporale dei pazienti in trattamento presso i Ser.D di Roma e del Lazio negli ultimi 6 anni (2012-2017) mostra un aumento progressivo delle presenze nei servizi di cura passato, a Roma, dagli 82 casi del 2012 ai 323 casi del 2017, mentre nel Lazio si passa dai 165 casi del 2012 ai 613 del 2017”.

Con la “successiva nota acquisita al prot. QH/31769 del 1 giugno 2018, il Dipartimento di cui sopra ha fornito un aggiornamento dei dati riferiti ai primi mesi del 2018, confermando la tendenza ad un aumento dei soggetti che richiedono interventi socio-sanitari per problemi legati al disturbo da gioco d’azzardo (218 casi nel periodo compreso tra gennaio e maggio 2018).

È evidente il sensibile aumento di casi denunciati nella città di Roma che, nell’arco di 5 anni, si è quadruplicato (da 82 a 323 persone); il dato relativo ai primi mesi del 2018 (5 mesi) si rivela, a dir poco, preoccupante (218 casi).”.

Viene, inoltre, riferito che “il Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale ha attivato sportelli informativi per la prevenzione e il contrasto al gioco d’azzardo, cd. Sportelli GAP, che, quale punto di accesso specializzato cui rivolgersi per avere informazioni e orientamento sulla dipendenza da gioco patologico, hanno accolto numerose richieste di aiuto da parte di cittadini interessati. I destinatari delle attività di detti Sportelli appartengono a tutte le categorie di cittadini, persone tra cui disoccupati, precari, casalinghe, pensionati e studenti, in gran parte accomunate da difficile condizione economica” e che “in occasione dell’incontro “#RomaAscoltaRoma” (percorso di ascolto promosso da Roma Capitale finalizzato alla predisposizione del Piano Sociale Cittadino) sul tema delle Dipendenze patologiche è emerso che sono attivi sul territorio progetti per la ‘messa in sicurezza’ volti a sostenere ed evitare il default economico e finanziario delle famiglie che hanno familiari dipendenti da gioco”.

Dall’esame dei dati in possesso dell’Amministrazione è risultata “evidente una significativa diffusione del gioco d’azzardo, con un elevato numero di aperture di sale da gioco autorizzate ex art. 86, comma 1, del TULPS (pari ad oggi a circa 587) e SCIA/Comunicazioni di installazione, produzione, importazione e gestione anche indiretta, autorizzate ex art. 86, comma 3, del TULPS di apparecchi di cui all’articolo 110, commi 6 e 7, del T.U.L.P.S (pari ad oggi a circa 1062) e di sale ex art. 88 TULPS di competenza della Questura di Roma (pari a circa 1.116)”.

12.1. Sono state, infine, richiamate anche fonti scientifiche, come lo studio sulle “Dipendenze comportamentali/gioco d’azzardo patologico: progetto sperimentale nazionale di sorveglianza e coordinamento/monitoraggio degli interventi”, curato dal Ministero della Salute.

Nel corso degli anni sono stati altresì acquisiti dagli Uffici numerosi dati, non menzionati nelle premesse del provvedimento, come quelli forniti dalla stessa Agenzia delle Dogane e dei Monopoli al Sindaco di Roma Capitale, che, in data 12.4.2017, aveva chiesto, proprio al fine di “intraprendere a livello locale azioni concernenti la regolamentazione delle sale per il gioco pubblico”, informazioni e dati tra cui la “quantificazione complessiva della raccolta monetaria annua per il gioco lecito negli anni 2014, 2015, 2016 e primo trimestre dell’anno in corso, distinguendo l’ammontare di cui sopra per ciascuna tipologia di gioco in ogni singolo municipio” e la “distribuzione territoriale dei punti di raccolta di gioco (per ogni singola tipologia) e degli esercizi specializzati (bingo, sale vlt, Centri di scommesse, sale Polivalenti ecc) nei territori dei Municipi”.

Anche con riferimento alla Regione Lazio l’Agenzia ha trasmesso ampia documentazione, dalla quale è emerso che nel suo territorio nell’anno 2016 la raccolta è aumentata rispetto all’anno 2015 (passando dal 9,02% al 10,18%) e che nel Comune di Roma, nello stesso periodo, si è passati da € 5.008.508.830,68 dell’anno 2015 a € 5.428.967.210,85 nell’anno 2016 (e, quindi, dall’8,44% al 9,37%).

12.2. A quanto detto va aggiunta la constatazione che i casi patologici di dipendenza dal gioco che sono emersi e che emergono rappresentano soltanto una minima parte di quelli complessivi: infatti la maggior parte delle volte essi rimangono sottaciuti, a volte neppure noti a parenti ed amici, per cui non risultano contabilizzati. Il dato sul punto è notorio, ma non per questo non deve essere considerato per porre in essere tutti i rimedi legittimamente possibili.

12.3. Peraltro, l’ordinanza gravata ha una valenza fortemente preventiva, in quanto non mira solo a ridimensionare il fenomeno esistente, sia palese che sommerso e non registrato nei dati ufficiali, ma a evitare ulteriori casi di contrazione del vizio della ludopatia, in particolare tra le fasce più giovani di utenti, come dimostra il fermo degli apparecchi disposto negli orari di uscita dalle scuole.

12.4. Sulla scorta di tutte le predette considerazioni risulta, quindi, rispettato il principio di proporzionalità, così come appare garantito un idoneo contemperamento degli interessi: da una parte la tutela della salute e del benessere individuale e collettivo, dall’altra la libertà di iniziativa economica e la tutela del lavoro.

È, infatti, evidente che un’illimitata o incontrollata possibilità di accesso al gioco accresce il rischio di diffusione di fenomeni di dipendenza, con conseguenze pregiudizievoli sia sulla vita personale e familiare dei cittadini, sia a carico del servizio sanitario e dei servizi sociali, chiamati a contrastare patologie e situazioni di disagio connesse alle ludopatie.

Occorre, infine, precisare che l’ordinanza impugnata determina gli orari di funzionamento degli apparecchi di intrattenimento e svago con vincita in denaro, ovunque installati e collocati, mentre ne sono esclusi tutti i giochi che non avvengono tramite apparecchi o che non erogano vincite in denaro, per cui tali orari non riguardano l’apertura e la chiusura delle sale bingo, ma il funzionamento di detti apparecchi, ove nelle stesse fossero installati.

L’uniformità degli orari per il funzionamento degli apparecchi per tutte le tipologie di esercizi che possano prevederli, così come l’orario indifferenziato per tutto il territorio comunale, appaiono ragionevolmente giustificati e del tutto proporzionati rispetto all’intento di prevenire la trasmigrazione degli utenti dall’una all’altra tipologia di esercizi, ovvero dall’una all’altra zona del territorio comunale, fenomeni che verosimilmente si verificherebbero invece in caso di diversificazione di orari e di zone.

Tanto ad ulteriore riprova della logicità e della proporzionalità delle limitazioni orarie previste.

13. Vanno, infine, disattese anche le censure con le quali si deduce l’illegittimità dell’ordinanza per violazione delle regole di funzionamento della rete degli apparecchi per il gioco lecito, nonché nella parte in cui, discostandosi da quanto previsto dall’art. 8 bis della legge n. 689/1981, in materia di reiterazione degli illeciti amministrativi, ha previsto la sanzione della sospensione per un periodo “non superiore a cinque (5) giorni”, in caso di particolare “recidiva”, intendendo per “recidiva” l’ipotesi in cui la violazione sia commessa per due volte in un anno solare, “anche se il responsabile ha proceduto al pagamento della sanzione mediante oblazione ai sensi dell’art. 16 L. 689/1981 e successive modifiche”.

13.1. Su una questione identica si è recentemente pronunciato il Consiglio di Stato e non si ravvisano ragioni per discostarsi da tale recente pronunciamento (cfr. Consiglio di Stato, V, 28.3.2018, n. 1933).

Il Giudice di appello ha ritenuto che, a fronte del riconoscimento del potere del Sindaco di disciplinare l’orario di apertura delle sale da gioco e di funzionamento degli apparecchi con vincite in danaro, “… deve logicamente e giuridicamente affermarsi la sussistenza anche di un corrispondente potere sanzionatorio, che sia effettivo e dunque non meramente simbolico o sproporzionato, in modo da garantire l’effettività della stessa disciplina sindacale”. Prosegue la sentenza affermando che: “Deve dunque riconoscersi la necessità, sotto il profilo logico – sistematico, che la reiterata violazione della disciplina sindacale degli orari di apertura delle sale da gioco e di funzionamento degli apparecchi con vincite in danaro, sia accompagnata da una misura ulteriore e diversa dalla sanzione pecuniaria: una misura, cioè, di cura diretta dell’interesse pubblico, che prescinda dal soggetto e che guardi all’oggetto, e che vada ad incidere direttamente e immediatamente sull’attività (del gioco e del funzionamento degli apparecchi di gioco), sospendendola per un tempo ragionevole, adeguato e idoneo. Una tale misura … ben può dalla discrezionalità comunale essere individuata, come avvenuto nel caso di specie, nella preannunciata sospensione dell’attività per un periodo massimo di cinque giorni, tempo che risulta significativo, adeguato e proporzionato, idoneo ad un tempo a garantire un reale effetto di deterrenza ed il carattere di afflittività, contemperando in modo non irragionevole l’interesse sanzionatorio dell’autorità sindacale ed il principio della libertà d’iniziativa economica”.

Il Consiglio di Stato ha ulteriormente rilevato che “occorre tuttavia verificare il rispetto del principio di legalità e cioè se la sua previsione, da parte dell’ordinanza sindacale, sia garantita da una previsione di rango legislativo che l’ammette”, osservando inoltre che “al riguardo, ad avviso della Sezione, l’esercizio di una sala giochi e scommesse o di un locale con apparecchi con vincite in danaro (muniti ovviamente della regolare autorizzazione questorile) ben rientra nella categoria delle “sale pubbliche da bigliardi o per altri giuochi leciti” che ai sensi del comma 1, dell’art. 86 del T.U.L.P.S. (r.d. 18 giugno 1931, n. 773) “…non possono esercitarsi senza licenza del questore…”.

Nella citata decisione è stato evidenziato che: “l’art. 19, comma 1, del D.P.R. n. 616 del 1977 (“Attuazione della delega di cui all’art. 1 della l. 22/7/1975, n. 382) ha poi attribuito ai Comuni le funzioni di cui al T.U.L.P.S., tra cui al n. 8) “la licenza per alberghi, compresi quelli diurni, locande, pensioni, trattorie, osterie, caffè ed altri esercizi in cui si vendono o consumano bevande non alcooliche, sale pubbliche per biliardi o per altri giuochi leciti, stabilimenti di bagni, esercizi di rimessa di autoveicoli o di vetture e simili di cui all’art. 86. Il quarto comma del predetto articolo 19 ha previsto che “I provvedimenti di cui ai numeri 5), 6), 7), 8), 9), 11), 13), 14), 15) e 17) sono adottati previa comunicazione al prefetto e devono essere sospesi, annullati o revocati per motivata richiesta dello stesso”, ma al riguardo deve sottolinearsi che la Corte Costituzionale con la sentenza 24 marzo 1987, n. 77, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del predetto quarto comma nella parte in cui non limita i poteri del prefetto, ivi previsti, esclusivamente alle esigenze di pubblica sicurezza, nonché del successivo quinto comma. Per completezza deve rilevarsi che l’art. 164 del D. Lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (“Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59”) ha poi abrogato: c) l’articolo 19, comma 1, numero 3), del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616; d) l’articolo 19, comma 4, del medesimo decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, nella parte in cui prevede la comunicazione al prefetto e i poteri di sospensione, revoca e annullamento in capo a quest’ultimo in ordine: all’articolo 19, comma 1, numero 13), in materia di licenza agli stranieri per mestieri ambulanti; all’articolo 19, comma 1, numero 14), in materia di registrazione per mestieri ambulanti; all’articolo 19, comma 1, numero 17), in materia di licenza di iscrizione per portieri e custodi, fermo restando il dovere di tempestiva comunicazione al prefetto dei provvedimenti adottati.

Per effetto di tale passaggio di funzioni (dall’autorità di pubblica sicurezza ai Comuni) avviene, sotto il profilo logico – sistematico, che a questi ultimi siano transitati anche i poteri sanzionatori previsti dal T.U.L.P.S., utilizzabili evidentemente in presenza di violazione delle discipline specifiche che attengono alla tutela degli interessi pubblici diversi da quello dell’ordine della sicurezza pubblica …Tra tali poteri rientra a pieno titolo anche quello della sospensione del titolo in caso di abuso dell’autorizzazione, come previsto dall’art. 10 del T.U.L.P.S., a tenore del quale “Le autorizzazioni di polizia possono essere revocate o sospese in qualsiasi momento, nel caso di abuso della persona autorizzata”.

Un tale abuso si connette non a questioni attinenti all’ordine o alla sicurezza pubblica, bensì a quegli altri interessi pubblici generali tutelati dall’autorità comunale mediante il rilascio dell’autorizzazione, perché funzione dell’autorizzazione stessa è di garantire il corretto esercizio dell’attività autorizzata. La giurisprudenza ha precisato che anche la mera violazione delle modalità di svolgimento del servizio autorizzato costituisce abuso cui può conseguire la sospensione ex art. 10, giacché l’autorizzazione deve essere utilizzata conformemente alle prescrizioni contenute nella legge e nelle altre varie fonti sub – primarie e la loro violazione costituisce un uso anomalo e quindi un abuso del titolo (Cons. Stato, sez. IV, 29 settembre 2010, n. 7185; secondo la più risalente, ma non meno significativa giurisprudenza, gli abusi che legittimano la revoca o la sospensione di una licenza di polizia [nel caso di specie si trattava di commercio di preziosi] non consistono solo nell’uso della stessa per scopi diversi da quelli per i quali il titolo è stato rilasciato, ma anche nel dispregio delle prescrizioni e delle regole procedurali che il titolare è tenuto ad osservare, Cons. Stato, sez. IV, 7 luglio 1992, n. 674).

Il Consiglio di Stato ha, pertanto concluso che “dalla delineata ricostruzione della materia oggetto di controversia, deve in conclusione ritenersi che, diversamente da quanto sostenuto dall’appellante, anche la previsione dell’irrogazione di una misura amministrativa restrittiva, denominata o meno – ma il dato è nominale, in realtà trattandosi come si è visto di un’azione di amministrazione attiva – ‘sanzione accessoria’, quale conseguenza della violazione dell’ordinanza sindacale di disciplina degli orari di apertura delle sale da gioco e scommesse e del funzionamento di apparecchi con vincite di gioco in danaro, è coperta da apposita previsione di legge, che può essere ragionevolmente individuata proprio nell’art. 10 del T.U.L.P.S. (secondo cui “Le autorizzazioni di polizia possono essere revocate o sospese in qualsiasi momento, nel caso di abuso della persona autorizzata”, di cui non può predicarsi – avendo come presupposto un <<abuso>> – un rapporto esclusivo a servizio delle sole autorizzazioni di polizia in senso stretto, dovendo al contrario tale previsione intendersi applicabile anche a quelle autorizzazioni che, per effetto dell’art. 19 del D. Lgs. n. 616 del 1977 sono state trasferite ai comuni e per l’abuso del titolo costituito, nella fattispecie in esame, dalla (ripetuta) violazione delle disposizioni, legittimamente date dall’autorità comunale, in tema di orario di apertura e funzionamento delle sale gioco autorizzate.”.

13.1. Alla luce della predetta sentenza del Consiglio di Stato, testualmente richiamata, deve ritenersi che entrambe le censure siano infondate, in quanto stante la legittimità del potere sindacale di irrogare la sanzione di un periodo di sospensione degli apparecchi, è altresì legittimo l’ordine di spegnimento degli stessi per un certo numero di ore giornaliero.

14. Per tutte le suesposte considerazioni il ricorso deve, pertanto, essere respinto.

15. Sussistono nondimeno giusti motivi, in considerazione della peculiarità della questione esaminata e degli interessi sottesi alla stessa, per compensare integralmente tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge”.

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