Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro il Comune di Milano in cui si chiedeva l’annullamento, per quanto riguarda il ricorso introduttivo: dell’ordinanza di sospensione degli apparecchi con vincita in denaro installati nell’esercizio commerciale gestito da -OMISSIS-sito in Milano, via -OMISSIS-; di ogni ed ulteriore diverso atto pregresso, presupposto, connesso e conseguente, ed in particolare l’ordinanza sindacale del Comune di Milano -OMISSIS-del 2014 e l’ordinanza sindacale-OMISSIS-del 2014 e per l’accertamento del diritto della ricorrente all’applicazione di orari di spegnimento non oltre il limite di sei ore giornaliere; per quanto riguarda i motivi aggiunti presentati da -OMISSIS-il 16\6\2020: dell’ordinanza di sospensione degli apparecchi con vincita in denaro installati nell’esercizio commerciale gestito da -OMISSIS-sito in Milano, piazzale -OMISSIS-; di ogni ed ulteriore diverso atto pregresso, presupposto, connesso e conseguente, ed in particolare l’ordinanza sindacale del Comune di Milano -OMISSIS-del 2014 e l’ordinanza sindacale-OMISSIS-del 2014 e per l’accertamento del diritto della ricorrente all’applicazione di orari di spegnimento non oltre il limite di sei ore giornaliere.

Si legge: “La società istante opera nel settore del gioco svolto tramite apparecchi elettronici (c.d. slot machine), collocati in una serie di esercizi commerciali gestiti dalla società stessa ed autorizzati dalla competente Questura ai sensi dell’art. 88 del RD n. 773/1931 (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza o TULPS).

Nel territorio del Comune di Milano, per effetto di due ordinanze sindacali – rispettivamente -OMISSIS-e -OMISSIS-, entrambe del 2014 – l’orario massimo per l’accensione e lo spegnimento degli apparecchi è di otto ore giornaliere, dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 18.00 alle ore 23.00.

In seguito al controllo effettuato dalla Polizia Locale nell’esercizio gestito dalla ricorrente e sito in -OMISSIS-, l’Amministrazione di Milano accertava l’inosservanza degli orari di funzionamento di cui sopra e disponeva di conseguenza, con provvedimento del 21.10.2019, la sospensione del funzionamento degli apparecchi per un giorno, in applicazione dell’art. 110 comma 6 del TULPS.

Contro il provvedimento sopra citato e gli atti comunali pregressi era proposto il ricorso in epigrafe, affidato ad un solo ed articolato motivo.

Con successivi motivi aggiunti era impugnata una ulteriore ordinanza comunale di sospensione del funzionamento degli apparecchi per inosservanza dell’orario massimo consentito, ordinanza relativa ad altro esercizio gestito dall’esponente.

Si costituiva in giudizio il Comune di Milano, concludendo per il rigetto del gravame.

All’udienza di merito del 3.3.2021, la causa era trattenuta in decisione.

2.1 Nell’unico ed articolato mezzo del gravame principale, le censure di parte esponente si indirizzano sia nei confronti dell’ordinanza comunale di sospensione degli apparecchi (cfr. il doc. 1 della ricorrente), sia – soprattutto – nei riguardi degli atti ad essa presupposti, vale a dire le due ordinanze del Sindaco di Milano, attraverso le quali l’Amministrazione ha fissato l’orario massimo di funzionamento degli apparecchi da gioco, di cui all’art. 110 comma 6 del TULPS, in otto ore giornaliere, in particolare dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 18.00 alle ore 23.00 (cfr. i documenti 2 e 3 della ricorrente, con specifico riguardo al doc. 2 pag. 4).

Tale limitazione massima giornaliera si porrebbe, a detta dell’esponente, in contrasto con le risultanze della Conferenza Unificata fra Governo, Regioni ed Enti Locali, che nella seduta del 7.9.2017 avrebbe riconosciuto agli Enti Locali la facoltà di stabilire fino a sei ore complessive di interruzione quotidiana del gioco, quindi una misura ben inferiore a quella prevista nel Comune di Milano per effetto delle succitate ordinanze sindacali (cfr. il doc. 4 della ricorrente, punto 2, terzultima pagina).

A sostegno della propria tesi, la società istante richiama due sentenze del TAR per il Lazio, Roma, Sezione II bis, n. 1460/2019 e n. 6260/2019, che hanno riconosciuto all’Intesa della Conferenza Unificata di cui sopra la valenza di una “norma di indirizzo”, costituente un parametro per valutare la legittimità dei provvedimenti adottati in materia (cfr. per la copia delle due sentenze, i documenti 5 e 6 della ricorrente; la sentenza n. 6260/2019 è stata peraltro integralmente riformata con sentenza del Consiglio di Stato, Sez. V, n. 5233/2020, che, in accoglimento dell’appello, ha di conseguenza respinto il ricorso di primo grado).

Le argomentazioni di parte ricorrente, per quanto suggestive, non convincono il Collegio.

Quest’ultimo non ignora certo le sentenze del TAR del Lazio sopra indicate, né ignora l’esistenza di un analogo precedente costituito dal parere della Sezione I del Consiglio di Stato n. 1418/2020, reso su un ricorso straordinario ai sensi del DPR n. 1199/1971.

La scrivente Sezione reputa però di condividere un diverso e più diffuso orientamento della giurisprudenza amministrativa – anche del giudice d’appello – che attribuisce rilevanza diversa all’Intesa di cui sopra.

In particolare, l’Intesa stessa è stata raggiunta in esecuzione dell’art. 1 comma 936 della legge n. 208 del 28.12.2015 (legge di stabilità 2016), norma che prevede, però, che gli accordi raggiunti in sede di Conferenza Unificata siano recepiti con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sentite le commissioni parlamentari competenti.

Tale decreto non è mai intervenuto – sul punto concordano anche le decisioni del TAR del Lazio e del Consiglio di Stato sopra ricordate – sicché, sulla base dell’indirizzo interpretativo maggioritario e condiviso dal Collegio, all’Intesa non può attribuirsi alcun valore vincolante, neppure nella forma minima dell’atto di indirizzo rivolto agli Enti Locali.

Sul punto sia consentito il rinvio alla recente sentenza della scrivente Sezione IV n. 8/2021, dove è stato chiaramente affermato che: «La questione è pervenuta da ultimo all’attenzione del Giudice di Appello che, nel corso del corrente anno, si è reiteratamente espresso sulla stessa, escludendo costantemente, in termini condivisi da questo Collegio, la natura cogente delle previsioni dell’intesa. Al riguardo, si è infatti affermato che: «Come già ritenuto dalla Sezione in fattispecie analoghe (cfr., tra le altre, Cons. Stato, sez. V, 30 giugno 2020, n. 4119; sez. V, 13 luglio 2020, n. 4496; sez. V, 26 agosto 2020, n. 5223), l’intesa alla quale fanno riferimento le società appellanti è prevista dall’art. 1, comma 936, l. 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016) in questi termini: “Entro il 30 aprile 2016, in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definite le caratteristiche dei punti di vendita ove si raccoglie gioco pubblico, nonché i criteri per la loro distribuzione e concentrazione territoriale, al fine di garantire i migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute, dell’ordine pubblico e della pubblica fede dei giocatori e di prevenire il rischio di accesso dei minori di età. Le intese raggiunte in sede di Conferenza unificata sono recepite con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le Commissioni parlamentari competenti”. […] È, dunque, espressamente previsto che l’intesa raggiunta in sede di Conferenza unificata sia recepita in un decreto del Ministero dell’economia e delle finanze. Prevedendo l’adozione di un decreto ministeriale che abbia ad oggetto profili di regolamentazione del gioco pubblico, l’amministrazione statale si è attribuita un potere di indirizzo e coordinamento per aver ritenuto che in tale specifico settore (quello del gioco lecito) si incrociano materie attribuite dalla Costituzione alla competenza di diversi livelli di governo, anche regionale, ma si avverte l’esigenza di una regolamentazione unitaria […]. 7.4. Il potere di indirizzo e coordinamento non è stato, tuttavia, ancora esercitato perché il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze non è stato adottato, mentre è stata conclusa l’intesa nell’ambito della Conferenza Unificata Stato Regioni Enti locali il 7 settembre 2017. Per essere prevista quale atto prodromico all’esercizio del potere statale di coordinamento ed indirizzo con finalità di coinvolgimento delle Regioni, all’Intesa non può riconoscersi ex se, e senza che i suoi contenuti siano recepiti nel decreto ministeriale, alcuna efficacia cogente» (ex pluribus: Consiglio di Stato, V, 20 ottobre 2020, n. 6331)».

La scrivente Sezione non ravvisa ragioni per discostarsi dal proprio recente precedente in materia, che è, fra l’altro, confortato da diverse pronunce del Consiglio di Stato, richiamate dalla stessa sentenza n. 8/2021 sopra menzionata.

Fermo restando quanto sopra esposto, preme al Collegio evidenziare, ad abundantiam, che il Consiglio di Stato ha più volte ribadito che rientra nei poteri dei Sindaci quello di fissare limitazioni orarie all’utilizzo degli apparecchi da gioco, per contrastare la diffusione delle patologie legate al gioco stesso e realizzare così un equo contemperamento fra le esigenze imprenditoriali e quelle di tutela della salute pubblica, queste ultime aventi rilievo primario (cfr. ancora la già citata sentenza del Consiglio di Stato, Sez. V, n. 5233/2020 e le sentenze della stessa Sezione V n. 4122 e n. 4125, entrambe del 2020).

In definitiva, il ricorso principale in epigrafe deve interamente rigettarsi.

2.2 I motivi aggiunti sono stati proposti contro una ulteriore ordinanza del Comune di Milano, che ha disposto la sospensione per due giorni degli apparecchi da gioco collocati in un altro esercizio gestito da -OMISSIS-e sito in -OMISSIS-(cfr. il doc. 1 allegato ai motivi aggiunti).

Le doglianze dei motivi aggiunti ricalcano quelle del gravame principale, sicché anche i motivi aggiunti devono essere respinti, per le ragioni sopra indicate al punto 2.1 della presente narrativa, alle quali ci si permette di rinviare per ragioni di economia espositiva.

3. Le spese di lite possono essere interamente compensate, atteso il non univoco orientamento della giurisprudenza amministrativa sulle questioni dedotte in giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso e sui motivi aggiunti, come in epigrafe proposti, li respinge.

Spese compensate”.