Il Tar Emilia Romagna ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro il Comune di Casalecchio di Reno (BO), in cui si chiedeva l’annullamento dell’ordinanza n. 99 del 6/6/2016 del Sindaco del Comune di Casalecchio di Reno che ha fissato per l’intero territorio comunale gli orari massimi di funzionamento degli apparecchi e congegni automatici con vincita in denaro ex art. 86 e 88 T.U.L.P.S. dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 17.00 alle ore 22.00.

Si legge: “Espone l’odierna ricorrente in qualità di gestore di una sala scommesse nel Comune di Casalecchio di Reno che il Sindaco con ordinanza n. 99 del 6 giugno 2016 emessa ai sensi dell’ art 50 c. 7 T.u.e.l. ha imposto una limitazione agli orari di apertura delle sale giochi e precisamente dalle 9 alle 13 e dalle 17 alle 22 asseritamente a tutela della salute pubblica ed in particolare dei minori, in attuazione degli indirizzi espressi con delibera C.C. n. 49 del 26 maggio 2016.

E’ materia del contendere quanto al ricorso introduttivo la legittimità dell’ordinanza n. 99 del 6 giugno 2016 adottata dal Sindaco del Comune di Casalecchio con cui sono state apposte limitazioni nel territorio comunale agli orari di funzionamento delle sale giochi autorizzate ai sensi degli artt. 86 e 88 T.u.l.p.s.

3. – Il ricorso introduttivo è infondato e deve essere respinto.

4. – Il primo motivo tutto incentrato sulla pretesa incompetenza assoluta del Comune e dunque di carattere prioritario (ex multis Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 27 aprile 2015, n. 5) è completamente privo di pregio.

4.1. – Trascura parte ricorrente come la giurisprudenza formatasi in “subiecta materia” sia del tutto ferma nell’ammettere la competenza del Sindaco ai sensi dell’art. 50 comma 7 del T.u.e.l. nel disciplinare gli orari delle sale giochi. L’art. 50 del d.lgs. n. 267/2000 assegna al Sindaco il compito di coordinare ed organizzare, sulla base degli indirizzi espressi dal Consiglio Comunale e nell’ambito dei criteri eventualmente indicati dalla Regione, gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi, e dei servizi pubblici, al fine di armonizzarne l’espletamento, con le esigenze complessive e generali degli utenti (T.A.R. Lombardia Milano, sez. I, 8 marzo 2019, n. 495, id. n. 1805/2015; id. n. 1865/2015; id. n. 2180/2017), onde secondo la giurisprudenza ormai consolidata, avvallata dall’ordinanza n. 220/2014 della Corte Costituzionale, in forza della generale previsione del comma 7 di detto art. 50, per esigenze di tutela della salute e della quiete pubblica, il Sindaco può disciplinare gli orari delle sale giochi e degli esercizi nei quali siano installate apparecchiature per il gioco (Consiglio di Stato., sez. V, 30 giugno 2014, n. 3271; T.A.R. Lombardia, Brescia, sez. II 31 agosto 2012, n. 1484/2012; T.A.R. Lazio Roma sez. II, 2 aprile 2010, n. 5619); la disciplina in tema di sale da gioco non è infatti diretta a garantire l’ordine pubblico, dovendo i relativi apparecchi essere considerati nel loro aspetto negativo di strumenti di grave pericolo per la salute individuale ed il benessere psichico e socio-economico della popolazione, la cui tutela è compresa tra le attribuzioni dell’ente locale, cui spettano altresì, in base alla generale previsione di cui all’art. 3 del D.Lgs. n. 267/2000, i poteri di ordinanza a tutela della salute dei cittadini in caso di emergenze sanitarie, attribuiti al Sindaco, ai sensi del medesimo art. 50 del T.u.e.l.; esula, cioè, la materia del gioco d’azzardo dalla competenza statale esclusiva in tema di ordine pubblico e sicurezza, di cui all’art. 117, comma 2 lett. h), Cost.. (così T.A.R. Lombardia Milano, sez. I, 11 dicembre 2019, n.2639).

4.2. – Tale assetto – diversamente da quanto pervicacemente sostenuto dalla ricorrente – non è stato modificato per effetto della sopravvenuta Intesa Stato Regioni enti locali raggiunta nella conferenza unificata del 7 settembre 2017.

Anzitutto ai sensi dell’art. 1 c. 936, L. 208/2015 l’Intesa Stato Regioni enti locali, quale istituto preordinato a garantire la leale collaborazione istituzionale (ex multis Corte Cost. sent. nn. 303/2003, 31/2006) non ha efficacia vincolante se non recepita con il previsto decreto del Ministero dell’Economia e Finanze (ex multis T.A.R. Veneto sez. III, 18 aprile 2018, n. 417).

In secondo luogo, anche a voler optare per la tesi del tutto minoritaria del carattere cogente sostenuta da parte ricorrente, trattasi di atto emanato successivamente all’ordinanza sindacale impugnata, come tale irrilevante ai fini dello scrutinio di legittimità, secondo il noto principio del “tempus regit actum” (ex multis Consiglio di Stato sez. IV, 30 luglio 2019, n.5395). Pertanto, l’ipotetica illegittimità sopravvenuta può essere apprezzata solo quando il nuovo diverso assetto normativo che regola la fattispecie imponga espressamente la modifica di precedenti atti ovvero ne determini la evidente incompatibilità, decorso un eventuale periodo transitorio (Consiglio di Stato sez. V, 18 marzo 2019, n.1733). Diversamente, l’Intesa in questione contiene una espressa previsione di ultrattività delle disposizioni comunali di maggior tutela, con conseguente inattitudine ad incidere sull’ordinanza del Sindaco del Comune di Casalecchio, come ben argomentato dalla difesa comunale.

5. – Non miglior sorte poi meritano il secondo ed il terzo motivo di gravame.

5.1. – I dati forniti dal Sert richiamati nell’ordinanza sindacale hanno evidenziato un forte fenomeno di espansione sul territorio della ludopatia, che secondo la stessa Consulta costituisce una vera e propria patologia paragonabile alla dipendenza da sostanze stupefacenti o alcoliche (Corte Cost. sent. n. 108/2017) tale da giustificare oltre il distanziamento dai luoghi sensibili anche interventi di limitazione degli orari, essendo sul punto del tutto irrilevante l’operato dei sindaci degli altri comuni, secondo un percorso argomentativo sostenuto da parte ricorrente che vedrebbe del tutto illogicamente penalizzare l’autonomia costituzionalmente garantita di ogni ente locale.

5.2. – Anche la doglianza di difetto di proporzionalità non merita adesione.

Il contenimento dell’orario di apertura di una sala giochi entro il limite di 8 ore giornaliere, effettuato anche con apposite ordinanze del Sindaco del luogo è rispettoso in concreto del principio di proporzionalità, in funzione del quale i diritti e le libertà dei cittadini possono essere limitati solo nella misura in cui ciò risulti indispensabile per proteggere gli interessi pubblici, e per il tempo necessario e commisurato al raggiungimento dello scopo prefissato dalla legge (così Consiglio di Stato, sez. III , 1 luglio 2019, n. 4509 ).

6. – Alla luce delle suesposte considerazioni il ricorso introduttivo è infondato e va respinto.

7. – L’atto di motivi aggiunti è invece inammissibile ai sensi dell’art. 35 comma 1 lett. b) c.p.a. per difetto di interesse.

Il regolamento approvato dal Consiglio comunale si limita a prevedere, quanto agli orari di apertura delle sale giochi, che essi verranno stabiliti dal Sindaco con ordinanza ex art. 50 T.u.e.l., dunque “senza nulla aggiungere all’ordinanza già gravata con il ricorso introduttivo” come del resto affermato dalla stessa interveniente.

Nel processo amministrativo, il diritto al ricorso sorge in conseguenza della lesione attuale e concreta di un interesse sostanziale e tende ad un provvedimento giurisdizionale idoneo, se favorevole, a rimuovere quella lesione; l’interesse a ricorrere consiste, quindi, in un vantaggio attuale e concreto che può derivare alla parte ricorrente dall’eventuale accoglimento dell’impugnativa; pertanto, l’interesse a ricorrere, oltre che personale e diretto, deve essere anche attuale e concreto, tale che, nell’ipotesi di accoglimento, il soggetto consegua il vantaggio di vedere rimosso il pregiudizio derivante dal provvedimento amministrativo; l’interesse a ricorrere, quindi, sussiste a condizione che l’interessato abbia subito una lesione concreta ed attuale dal provvedimento oggetto di impugnazione, di modo che la rimozione di quest’ultimo gli produca un vantaggio diretto e immediato (ex multis T.A.R. Marche 1 luglio 2019, n.446; T.A.R. Campania Napoli, sez. IV, 3 dicembre 2018, n.6934).

7.1. – Non si ravvisa dunque quale vantaggio diretto attuale e concreto possa derivare alla parte ricorrente dall’eventuale accoglimento dell’impugnativa, si che l’atto di motivi aggiunti è inammissibile per carenza di interesse.

7.2. – Per mera completezza, poi, l’avvenuta impugnazione delle delibere consiliari in questione innanzi all’adito Tribunale (ricorso Rg. n. 687/2017 tutt’ora pendente) da parte del cedente l’azienda ovvero dal ricorrente originario preclude comunque la possibilità di un’ulteriore doppia impugnativa da parte del cessionario quale sostituto processuale ex art. 111 c.p.c., trovandosi quest’ultimo nella medesima posizione processuale (ex multis Cassazione civile sez. II, 2 agosto 2019, n.20856) si da incorrere nelle medesime preclusioni ovvero nella fattispecie nel divieto del “ne bis in idem” (T.A.R. Lazio Roma, sez. I, 9 dicembre 2019, n.14067).

Le spese di lite seguono la soccombenza, secondo dispositivo”.