Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda), ha accolto – tramite sentenza – due ricorsi presentati contro altrettanti Comuni in cui si chiedeva l’annullamento delle rispettive ordinanze sindacali aventi ad oggetto “nuova disciplina degli orari di esercizio delle sale giochi, delle sale VLT, delle sale scommesse, degli orari di funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro. Contestuale revoca delle ordinanze precedenti”.

In una delle due sentenze, praticamente identiche, si legge: “Il Comune di -OMISSIS- – dando attuazione alla delibera-OMISSIS- del -OMISSIS-, con la quale l’Assemblea dei Sindaci dell’Ambito Territoriale di -OMISSIS- ha approvato il Regolamento per il contrasto al fenomeno del gioco d’azzardo patologico derivante dalle forme di gioco lecito, nonché alla delibera del Consiglio Comunale di -OMISSIS- -OMISSIS-, di approvazione dello stesso (regolamento) – ha, in un primo momento, emanato l’ordinanza numero -OMISSIS-con la quale sono state fissate le fasce di interruzione orarie stabilite nel regolamento, salvo poi revocarla in autotutela, correlativamente ad una serie di ricorsi presentati avverso la stessa, e, al contempo, sostituirla con l’ordinanza-OMISSIS- del -OMISSIS-, recante la nuova disciplina degli orari di esercizio delle sale giochi e di funzionamento degli apparecchi di cui all’art. 110, co. 6, del TULPS, con la quale è stata prevista “l’interruzione di tutte le attività di gioco lecito con vincita in denaro elencate nell’art. 1, comma 2 del Regolamento Comunale (apparecchi di cui all’art. 110, comma 6 del TULPS e scommesse – N.d.r.) con l’ esclusione delle attività di gioco esercitato mediante lotterie istantanee su piattaforma virtuale e/o con tagliando cartaceo (gratta e vinci, 10 e lotto, ecc.) venduti direttamente dall’esercente o acquistabili attraverso distributori automatici e di quelle indicate all’ art. 1 comma 3 del predetto Regolamento, nelle seguenti fasce orarie: dalle 07.30 alle 09.30- dalle 12.30 alle 14.30 e dalle 23.00 alle 01.00”.

-OMISSIS-regolarmente munita di licenza ex art. 86 TULPS per l’esercizio dell’attività di “gestore” di apparecchi di cui all’art. 110, co. 6 lett. a), del TULPS e titolare di apparecchi di tale tipologia installati presso l’esercizio commerciale “-OMISSIS-” sito nel comune di -OMISSIS- ha proposto ricorso chiedendo l’annullamento degli atti in epigrafe indicati.

Il ricorso proposto è affidato ai motivi di gravame di seguito sintetizzati:

1)”illegittimità dell’ordinanza per violazione dell’art. 5 del regolamento comunale – eccesso di potere per disparità di trattamento – irragionevolezza – sviamento di potere – contraddittorietà della motivazione” poiché, sebbene tra i criteri indicati nella norma regolamentare richiamata vi sia quello della necessità di non penalizzare determinate tipologie di gioco (e, conseguentemente, di attività commerciali) a favore di altre, l’ordinanza impugnata riguarda soltanto gli apparecchi di cui all’art. 110, co. 6 lettere a) e b), del TULPS (New Slot e VLT) e la raccolta fisica di scommesse escludendo, così privilegiandole, le altre categorie di gioco ed in particolare i “gratta e vinci” e le altre lotterie istantanee.

2)” falsa applicazione art. 50, comma 7 d.lgs. 267/2000 – eccesso di potere” in quanto, secondo il ricorrente, il Comune potrebbe intervenire in materia di limitazione delle fasce orarie degli esercizi commerciali solo utilizzando lo strumento previsto dall’art. 50, co. 5, TUEL.

3)” violazione e falsa applicazione dell’art. 50, comma 7 del d.lgs. 267/2000, eccesso di potere per non veridicità degli elementi istruttori, erroneità e carenza di motivazione” in quanto le motivazioni alla base dell’ordinanza impugnata, ascrivibili all’esigenza di far fronte al dilagare di fenomeni di dipendenza da gioco d’azzardo patologico nel Comune di Di -OMISSIS-, non sarebbero riscontrate da dati concreti.

4)” violazione dell’art. 7 legge 241/90 nel procedimento di emanazione dell’ordinanza impugnata” per non essere stata data comunicazione di avvio del procedimento agli “operatori del settore” prima dell’adozione dell’ordinanza sindacale. (…)

Il ricorso è fondato esclusivamente al terzo motivo di ricorso.

(…) In relazione al terzo motivo di ricorso, l’unico che, come si è anticipato, risulta fondato, il Collegio ravvisa una discrasia tra le finalità dell’ordinanza ed i dati posti a base del provvedimento impugnato.

Ferma restando la rilevanza e coerenza dei dati riportati e riferibili, in generale, all’Ambito Territoriale di -OMISSIS-, che non paiono scalfiti dalle considerazioni evidenziate nel ricorso, il provvedimento impugnato, a giustificazione della limitazione oraria, non fornisce dati di rilievo o comunque sufficienti in relazione allo specifico ambito territoriale sul quale dispiega effetto, ossia quello di -OMISSIS-.

L’unico dato che viene fornito, in relazione allo specifico ambito territoriale di incidenza, è quello inerente al numero dei c.d. “giocatori patologici” in carico ai servizi dipendenze nel Comune di -OMISSIS-, che, tuttavia, è pari a due (nell’altro Comune contro cui è stato accolto il ricorso il numero dei giocatori patologici è pari a zero, ndr).

Vero che nell’ordinanza si ha cura di argomentare come “la ricerca scientifica in merito dimostra che il numero reale delle persone affette da ludopatia e sicuramente maggiore rispetto al numero dei soggetti che, in concreto, sono in cura presso i servizi, in quanta una parte significativa del fenomeno della ludopatia resta sommerso (cosiddetta “cifra oscura”), tenuto conto del fatto che molti soggetti ludopatici non si rivolgono alle strutture sanitarie e ai servizi sociali perché provano vergogna o sottovalutano la propria patologia o per altre ragioni”, e che sulla base dei dati aggiornati al 13 giugno 2019 l’Agenzia delle Dogane e dei monopoli stima, sempre per il Comune di -OMISSIS-, che il numero dei giocatori con problemi è presumibilmente pari a 108 (nell’altro Comune contro cui è stato accolto il ricorso il numero dei giocatori con problemi è presumibilmente pari a 67), ma è altrettanto vero che si tratta di dato ipotetico, non corroborato da riscontri concreti e, quindi, non idoneo a giustificare una restrizione delle attività economiche mediante uno strumento, quello dell’ordinanza contingibile e urgente, che presuppone, proprio per le sue caratteristiche di provvedimento extra ordinem, dati concreti denotanti una reale situazione di pericolo da contenere. (…)

Il ricorso, per le ragioni viste, va accolto, ciononostante sussistono ragioni, connesse al fatto che solo uno dei motivi di ricorso presentati è risultato essere fondato, per compensare le spese”.