Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli Venezia Giulia (Sezione Prima) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro il Comune di Sacile (PN) in cui si chiedeva l’annullamento dell’ordinanza n. 101 del 7 luglio 2020 a firma del Sindaco avente ad oggetto “Disciplina degli orari di utilizzo e funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro di sale giochi e altre tipologie di esercizi e delle relative sanzioni”; della deliberazione n. 17/2020 del Consiglio comunale di Sacile, avente ad oggetto “Attività di gioco lecito con vincita in denaro sul territorio comunale. Disciplina degli orari e ampliamento siti sensibili (L.R. 1/2014 e 26/2017)”; di ogni altro e provvedimento ad essi presupposto e conseguente, ancorché incognito, ivi compresa, per quanto occorrer possa, la relazione dell’Azienda Sanitaria (ASFO) di Pordenone del 29 maggio 2019, allo stato incognita ma richiamata per relationem dalla suddetta deliberazione.

In dettaglio il provvedimento è contestato in particolare nella parte in cui dispone che, nell’ambito del territorio comunale, gli orari di funzionamento degli apparecchi da gioco con vincita in denaro di cui all’art. 110, comma 6, lett. a) e b) T.U.L.P.S. siano fissati, per “Sale giochi o sale VLT autorizzate ex art. 86 e 88 TULPS”, dalle ore 8:00 alle ore 12:00 e dalle ore 18:00 alle ore 24:00 di tutti i giorni, festivi compresi, prevedendo, altresì, che la violazione delle prescrizioni orarie comporti l’applicazione della sanzione pecuniaria da € 500,00 ad € 3.000,00 e, “qualora venga commessa la stessa violazione per due volte in un anno solare, anche se si è proceduto al pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria”, della “sospensione dell’attività (…) da un minimo di giorni 15 ad un massimo di 30 giorni”.

Per il Tar: “I provvedimenti impugnati, e in particolare la delibera del Consiglio comunale di fissazione degli indirizzi, di cui l’ordinanza sindacale costituisce attuazione, richiamano la relazione del Dipartimento dipendenza dell’Azienda Sanitaria (ASFO) di Pordenone data 29.5.2019 e la “relazione di inquadramento del fenomeno sul gioco d’azzardo patologico in Friuli Venezia Giulia” prodotta dal Tavolo tecnico regionale gioco d’azzardo patologico nel 2016. Sotto questo profilo appare corretto e conforme a buona amministrazione che gli organi del Comune si siano integralmente affidati all’operato di soggetti tecnici, acquisendo e richiamando il contenuto degli atti da questi formati.

La relazione dell’Azienda Sanitaria (prodotta dall’amministrazione controinteressata, sub all. 3) costituisce in particolare un esauriente resoconto della diffusione della patologia del “disturbo da gioco d’azzardo” nel comune di Sacile, attraverso l’illustrazione dell’attività svolta e dei dati raccolti dal Dipartimento dipendenze nel periodo 2009-2018. Essa, nel fare riferimento alle specificità del fenomeno del gioco d’azzardo nel territorio comunale, corredate di indicazioni statistiche che evidenziano tra l’altro un incremento del fenomeno nel corso degli anni, costituisce un supporto informativo adeguato a fondare e giustificare le scelte di restrizione degli orari di funzionamento degli apparecchi.

Non si condivide il rilievo relativo ad una supposta obsolescenza dell’istruttoria e alla conseguente necessità di rinnovarla. È vero che la relazione menzionata è di circa un anno precedente rispetto all’ordinanza, ma trattasi di tempistica che appare fisiologica nel contesto di un procedimento complesso e pluristrutturato, che involge valutazioni complesse e fondate su dati tecnico-scientifici, di natura perlopiù sperimentale. I dati portati dalla relazione, inoltre, sono stati acquisiti nel corso di un decennio (2009-2018) e proprio il riferimento ad un rilevante arco temporale conferisce ad essi particolare valore statistico e rappresentativo. Essi descrivono non solo l’attuale incidenza del gioco d’azzardo patologico, ma l’andamento del fenomeno nel corso degli anni, rispetto al quale non appare significativa la mancata considerazione dell’ultimissimo periodo. Non integra, dunque, un vizio dell’istruttoria il fatto che tali dati si fermino al 2018, anche considerato che tale problematica sociale appare insuscettibile di mutamenti repentini nel breve termine.

Quanto all’emergenza sanitaria verificatasi nel 2020 e tutt’ora in corso, non esistono prove che essa abbia potuto ridurre stabilmente il gioco d’azzardo patologico, né può censurarsi la scelta del Comune nel senso di dare prevalenza all’interesse alla salute dei cittadini rispetto agli interessi imprenditoriali dei soggetti operanti nel settore del gioco d’azzardo, pur colpiti, come la gran parte delle imprese, dalle conseguenze economiche della pandemia.

Quanto, infine, alla riferita carenza di una specifica motivazione inerente alla scelta concreta delle fasce orarie di apertura, il Tribunale non la ritiene necessaria nei termini puntuali rappresentati dalla ricorrente. È chiaro ed esplicito, in primo luogo, il primario obiettivo perseguito dal Comune mediante la riduzione oraria dell’offerta di gioco, cioè quello di “contenere lo stimolo del gioco considerata l’incapacità, frequente, del giocatore di autoregolarsi” (pag. 4) e così di “ridurre i fenomeni di abuso, in particolare per la popolazione più a rischio, quale quella delle fasce più deboli (minori, anziani, persone in stato di disoccupazione di povertà o separazione), nell’ottica di evitare, per quanto possibile l’utilizzo sconsiderato degli apparecchi automatici da gioco, di cui in oggetto, pur non rendendo in assoluto inaccessibile il gioco stesso” (pag. 5).

In tale contesto, la ratio della previsione di due distinte fasce orarie di funzionamento, in luogo di un unico periodo ininterrotto, contestata dalla società ricorrente, appare del tutto congrua e tale da non richiedere una puntuale esplicitazione: essa è da rinvenire nell’effetto dissuasivo rivestito dall’obbligata interruzione del gioco a metà giornata, che necessariamente “spezza” una dinamica di intrattenimento patologico e compulsivo altrimenti difficilmente controllabile dal soggetto, specie se con fragilità psicologiche, inducendolo a dedicarsi ad altre, più proficue, attività.

La previsione di due fasce orarie separate (8-12, 18-24) appare dunque ragionevole e rispondente agli obiettivi esplicitati dall’amministrazione, nonché proporzionata agli stessi, giacché permette comunque alle sale da gioco di beneficiare di un rilevante orario di funzionamento degli apparecchi (complessive dieci ore), in due periodi di significativa estensione temporale (quattro e sei ore).

Quanto al secondo motivo, non sussiste la lamentata irragionevolezza della disciplina, ove considerata unitamente a quella riferita ad altro tipo di esercizi che ospitano apparecchi da gioco lecito.

In particolare, il Tribunale ritiene che la riferita illegittima equiparazione tra le sale giochi dedicate ai giochi con vincita in denaro (strettamente controllate e regolamentate) e quelle diverse e “generaliste” (sempre aperte e liberamente accessibili ai minorenni) non sussista, dovendosi interpretare il provvedimento del Comune in conformità alla legge regionale 1 del 2014, che fonda e disciplina il potere dell’amministrazione locale nella regolamentazione del gioco d’azzardo.

Secondo l’art. 2 lett. c) della predetta legge, in particolare, per “sala da gioco” deve intendersi “l’esercizio pubblico avente come attività esclusiva o prevalente l’offerta di gioco lecito …”, cioè quella che si realizza mediante “gli apparecchi idonei per il gioco lecito di cui all’ articolo 110, comma 6, del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773”. Proprio la natura esclusiva o prevalente dell’offerta di gioco lecito che caratterizza tali esercizi e ne integra l’oggetto imprenditoriale, giustifica per essi la previsione di un più ampio orario di funzionamento degli apparecchi (art. 6, comma 12 della legge regionale) pari ad un massimo di 13 ore, contro le 8 consentite agli esercizi “ove gli apparecchi per il gioco lecito sono installati quali attività complementari non oltre le otto ore giornaliere” (quali bar, tabaccherie ecc.).

L’ordinanza non può quindi essere intesa nel senso di operare un’ingiusta assimilazione tra la disciplina applicabile alle sale da gioco specializzate in apparecchi con vincita in denaro e le altre, non essendo ciò espressamente desumibile dal testo, né comunque consentito dalla legge regionale che, ponendo ben diversi limiti orari per le due tipologie di esercizi, implicitamente afferma la necessità di adottare – anche in sede di concretizzazione provvedimentale delle disposizioni primarie – una disciplina differenziata. Le sale da giochi “generaliste” per la legge regionale 1 del 2014 devono pertanto considerarsi alla stregua di ogni altro esercizio in cui il gioco lecito è mera “attività complementare” e quindi soggette alle medesime limitazioni orarie.

Pur riscontrandosi una certa equivocità del tenore testuale dell’ordinanza, il Tribunale ritiene dunque che la stessa vada letta nel senso di considerare la disciplina degli orari previsti per le “Sale Giochi o Sale VTL” riferibile alle sole “sale da gioco” aventi come “attività esclusiva o prevalente l’offerta di gioco lecito”, secondo la definizione di cui all’art. 2, lett. c) della legge regionale. È questa l’interpretazione dell’ordinanza da preferire, perché coerente con la normativa di riferimento e tale da garantire la legittimità del provvedimento.

Infine, la previsione di un orario di funzionamento degli apparecchi collocati negli esercizi “generalisti” in parte non coincidente con quello degli apparecchi situati nelle “sale da gioco” specializzate (per quanto attiene in particolare alla fascia oraria 16-18), non contrasta con le previsioni di legge, che, ferme i rispettivi limiti, non impongono l’integrale corrispondenza tra gli orari riferiti alle due tipologie di esercizi.

Pur se conforme alla normativa e al contempo inidonea ad integrare un esercizio censurabile della discrezionalità, tale scelta appare comunque scarsamente comprensibile, finendo di fatto per ampliare l’offerta oraria complessiva di gioco d’azzardo di ulteriori due ore. Trattasi, tuttavia, di profili che attengono al merito delle scelte discrezionali dell’amministrazione comunale.

Infine, con riferimento al motivo rivolto a contestare l’apparato sanzionatorio introdotto dall’ordinanza, esso appare inammissibile per carenza di interesse. La censura è infatti introdotta in termini preventivi, ossia in riferimento alla possibile irrogazione di sanzioni la cui lesività, tuttavia, si potrebbe manifestare solo allorché le medesime fossero irrogate in concreto (si veda, sul punto Tar Friuli-Venezia Giulia, 11 febbraio 2020, n. 67).

La carenza di interesse coinvolge, evidentemente, anche la questione di costituzionalità di cui il ricorrente chiede la sottoposizione alla Corte, che sarebbe destinata ad una declaratoria di inammissibilità per difetto di rilevanza.

Nel merito, in ogni caso, si rinvia a quanto statuito sul punto dalla recente Cons. St., sez. V, 26 giugno 2020, n. 4096, che evidenzia come, accanto al potere di ordinanza ex art. 50, comma 7 del T.U.E.L. (cui è riconducibile la disciplina degli orari di funzionamento degli apparecchi da gioco), “deve logicamente e giuridicamente affermarsi la sussistenza anche di un corrispondente potere sanzionatorio, che sia effettivo e dunque non meramente simbolico o sproporzionato, in modo da garantire l’effettività della stessa disciplina sindacale”. Tale non è, però, la mera sanzione pecuniaria prevista dall’art. 7-bis del T.U.E.L. Infatti, “a nessuno sfugge che, se tutto si riducesse e si limitasse alla detta sanzione, fatalmente sarebbe agevolata una logica strettamente economica del rapporto costi/benefici, sicché il medio concessionario o titolare di sala giochi o degli apparecchi con vincite in danaro sarebbe facilmente indotto ad assumere il rischio e il relativamente tenue costo per la violazione dell’ordinanza sindacale consistente nel solo pagare la sanzione amministrativa a fronte di un più elevato guadagno derivante dall’utilizzo della sala gioco o dal funzionamento degli apparecchi da gioco: conseguendo così gli inammissibili effetti pratici di una sanatoria a modesto onere economico”. Ne consegue “la necessità, sotto il profilo logico – sistematico, che la reiterata violazione della disciplina sindacale degli orari di apertura delle sale da gioco e di funzionamento degli apparecchi con vincite in danaro, sia accompagnata da una misura ulteriore e diversa dalla sanzione pecuniaria: una misura, cioè, di cura diretta dell’interesse pubblico, che prescinda dal soggetto e che guardi all’oggetti, e che vada ad incidere direttamente e immediatamente sull’attività (del gioco e del funzionamento degli apparecchi di gioco), sospendendola per un tempo ragionevole, adeguato e idoneo.”

Per le ragioni esposte, il ricorso deve essere respinto.

Le spese di lite, considerata la mancata costituzione del Comune e il tenore delle brevi difese della controinteressata Azienda Sanitaria, vengono integralmente compensate”.