tribunale

Il Tar Lombardia ha accolto (sezione staccata di Brescia) ha accolto – tramite ordinanza – il ricorso presentato da una società, rappresentata e difesa dall’avvocato Cino Benelli, contro il Comune di Roè Volciano (BS) in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della deliberazione del Consiglio comunale avente ad oggetto “approvazione del regolamento per il funzionamento di sale pubbliche da gioco e per l’installazione di apparecchi da intrattenimento, armonizzato con la prevenzione e il contrasto alle problematiche legate al gioco d’azzardo lecito” e del Regolamento con essa approvato; dell’Ordinanza avente ad oggetto “Disciplina degli orari di funzionamento degli apparecchi di intrattenimento e svago con vincita in denaro di cui all’art. 110, comma 6, del tulps, installati nelle sale gioco e nelle tipologie di esercizi, autorizzati ex artt. 86 e 88 del tulps”.

Per il Tar “Considerato: che, come chiarito dal Consiglio di Stato, nel recente parere 449/2018: “i motivi di interesse generale che consentono le limitazioni di orario in discorso non possono consistere in un’apodittica e indimostrata enunciazione, ma debbono concretarsi in ragioni specifiche, da esplicitare e documentare in modo puntuale. Sicché la motivazione del provvedimento impugnato si presenta carente risultando indimostrata la correlazione tra l’utilizzo degli apparecchi da gioco e gli affermati rischi per la sicurezza e la quiete pubbliche, né d’altra parte, si chiarisce perché e come la limitazione del funzionamento di detti apparecchi per una o due ore possa ovviare alle problematiche alle quali si accenna nell’atto gravato”; che sia il Regolamento, che l’ordinanza attuativa dello stesso, impugnati con il ricorso in esame, risultano carenti di motivazione per quanto attiene ai profili sopra individuati; che non può essere utile a superare la suddetta carenza di motivazione il riferimento al “Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco di azzardo”, con cui il Comune si è formalmente impegnato ad “utilizzare tutti gli strumenti disponibili per esercitare tutte le attività possibili di contrasto al gioco d’azzardo”, essendo, invece, necessari specifici riferimenti alla particolare situazione locale e la puntuale individuazione delle ragioni che hanno determinato l’intervento regolatore sulla scorta di essa e della considerazione delle evidenze scientifiche relative all’utilità dell’intervento, che, invece, risultano mancanti nel caso di specie, al pari di ogni valutazione circa l’efficacia sinnergica dell’adozione di misure simili in tutti i Comuni del circondario bresciano aderenti al Manifesto citato; che il ricorso appare, dunque, assistito da sufficienti elementi di fumus boni iuris, nella parte in cui tende all’annullamento dell’ordinanza censurata per insufficienza dell’istruttoria e carenza di motivazione: né nel provvedimento, né negli atti in esso richiamati (e, in particolare, nel regolamento attuato), infatti, è rinvenibile un adeguato e sufficiente riferimento, né a dati evidenzianti situazioni di particolare problematicità per il Comune di Roè Volciano (la spesa di 300 euro procapite appare piuttosto contenuta rispetto ad altre situazioni rilevate nella stessa provincia e comunque il trend di aumento non è comprovato, attesa la mancata dimostrazione della confrontabilità dei dati utilizzati), che giustifichino l’adozione di una misura particolarmente incisiva come la riduzione dell’orario di esercizio dell’attività di gioco con new slot machine e Videolottery disposta, né a indicazioni scientifiche relative all’utilità delle scelte operate nello specifico per la lotta alla ludopatia; che non pare, invece, ravvisabile la dedotta disparità di trattamento, atteso che l’adozione di un orario indifferenziato per tutti i locali in cui si eserciti il gioco autorizzato ai sensi dell’art. 110, comma 6 del TULPS appare giustificata dall’esigenza di prevenire la migrazione tra i locali per evitare la sospensione del gioco; operato il bilanciamento dei contrapposti interessi, tenendo conto del fatto che, se da un lato la limitazione oraria risulta abbastanza contenuta, dall’altro l’istruttoria del Comune non ha evidenziato una situazione emergenziale tale da giustificare la prevalenza dell’interesse pubblico su quello dei ricorrenti, imprenditori interessati alla continuazione dell’esercizio dell’attività secondo modalità già assentita al momento del rilascio della necessaria autorizzazione; ritenuto, pertanto, che sussistano i presupposti per la concessione della richiesta misura cautelare, ancorché limitatamente all’unico provvedimento immediatamente lesivo e cioè l’ordinanza che fissa le fasce orarie di sospensione del funzionamento degli apparecchi;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda), accoglie l’istanza cautelare formulata in uno con la proposizione del ricorso come in epigrafe indicato, nei limiti di cui in motivazione e per l’effetto:

a) sospende l’efficacia della sola ordinanza impugnata;

b) fissa per la trattazione di merito del ricorso l’udienza pubblica del 14 marzo 2019″.

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