Il settore delle sale da gioco sta perdendo quote di mercato. L’industria britannica si pone il problema e cerca soluzioni che scongiurino la perdita di migliaia di posti di lavoro. 

 Le slot britanniche stanno perdendo quote di mercato a tutto vantaggio del gioco d’azzardo online. I dati riferiti all’ultimo semestre non lasciano dubbi: le sale arcade, ovvero il locali dove da sempre opera il maggior numero di apparecchi da intrattenimento a vincita limitata, non sono diminuite, in termini numerici, ma quelle rimaste in attività registrano un volume di giocate sempre più basso soprattutto su apparecchi a premio o di puro intrattenimento. Si parla di una riduzione di 1,2 milioni di sterline e 3,2 milioni di sterline, rispettivamente. Anche i FEC, i centri di intrattenimento privilegiati da famiglie e minori, sono in crisi, con una riduzione degli incassi di almeno 52 milioni di sterline.

I numeri sono impietosi: gli incassi lordi delle tradizionali fruit machines, ad eccezione delle slot da casinò, sono diminuiti del 2,5% nell’ultimo semestre, nonostante il leggero incremento del numero delle istallazioni.

Chi invece non sembra sentire il peso della crisi è il comparto dell’online. Nell’ultimo anno gli  operatori da remoto hanno decuplicato la loro performance, sfiorando i 5 miliardi di sterline. Casinò, sale bingo e scommesse hanno raggiunto i 5,6 miliardi di sterline, e le sale arcade, unico caso, hanno registrato un calo. Segno dei tempi, verrebbe da dire. Le scommesse online, nel Regno Unito, rappresentano il 39 per cento del mercato, superando di 17 punti percentuali quelle tradizionali.

Quello che però all’industria britannica non passa inosservato è il fatto che il settore delle fruit machines tradizionali all’interno delle sale giochi resta un importante bacino di posti di lavoro. Si calcola che il 9,2 per cento degli occupati venga impiegato in queste strutture. A cui vanno aggiunti i dipendenti delle sale bingo e quelli che lavorano nella manutenzione e gestione diretta degli apparecchi. Il che vuol dire circa il 25 per cento dei lavoratori dell’industria del gioco. Che fine faranno di questo passo? L’industria britannica, fortunatamente per loro, se lo sta chiedendo.mc

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