La messa in onda di un video nel corso dell’ultima puntata de Le Iene circa una truffa sulle slot a danno dei giocatori ha scatenato non poche polemiche tra gli operatori del settore.

Le Iene, nella puntata di domenica scorsa, hanno mandato in onda un servizio nel quale mostrano due persone, una delle quali rimasta anonima, parlare di un meccanismo truffardino attraverso il quale otterrebbero vincite ‘sicure’ alle slot. Il video proverebbe che attraverso l’accesso al portale dei concessionari di rete sarebbe possibile conseguire una vincita. Il meccanismo si baserebbe sulla conoscenza dei dati relativi al pagamento delle vincite degli apparecchi a vincita limitata o, come sostiene una delle persone coinvolte, sulla esistenza di un bug in una particolare tipologia di apparecchi di cui lo stesso, in un esposto alla Guardia di Finanza presentato all’indomani delle riprese, riferisce nome e azienda produttrice.

In molti, a dire il vero, hanno espresso forti perplessità circa la fondatezza della tesi sostenuta nel video trasmesso, ovvero che sia possibile conoscere lo stato del gioco e da qui garantirsi una vincita.

Lo abbiamo chiesto in particolare a chi è preposto alla ‘verifica’, per conto del Ministero delle Finanze, di questa tipologia di macchina da gioco. Si dà infatti il caso che le macchine, prima di essere messe in funzione, debbano essere sottoposte ad una verifica di conformità alla norme oltre che risultare immodificabili.

La prima osservazione che viene fatta sul video in questione si riferisce, ovviamente, al comportamento del personaggio che si presenta come ‘pentito’ e in uno stato di evidente ‘disagio’ per il fatto di prendere soldi giocando illegalmente. La vincita, o le vincite, di poco più di 300 euro (302 per l’esattezza) in un numero di partite di cui nessuno viene messo a conoscenza (dubitiamo lo sappia il giornalista) è la dimostrazione del contrario (le vincite potrebbero essere 100+100+100 +2 euro ma anche forse 20+40+40+100+20+30+5+5+40+1+1).

Ovviamente con la telecamera sono state riprese solo le vincite alte e nessuna partita perdente, mostra soltanto la fase dell’erogazione delle monete e nemmeno dall’inizio, quindi possiamo supporre che parte delle monete fosse già presente nella vaschetta già da prima, e comunque di non certa provenienza.

Più interessante ancora sarebbe la storia della password. “Per poter vedere lo stato dei contatori di quel tipo di macchine da gioco non serve nessuna password”, fanno sapere gli esperti.

Esiste un codice gestore che usano i proprietari degli apparecchi per il controllo quotidiano del loro parco macchine, se ovviamente correttamente connesse al portale del concessionario. Se non sono connesse dopo 7 giorni vanno in blocco. Tali password vengono resettare e cambiate spesso, anche con frequenza mensile. Un’altra ipotesi potrebbe rimandare a password di accesso in uso agli operatori dei concessionari addetti al controllo e alla connettività delle Awp per attivazione e manutenzione delle medesime.

Ogni apparecchio di gioco possiede quindi più di una password, ma per poter avviare quella di livello più basso (accessibile al produttore dell’apparecchio) è necessario, obbligatoriamente, aprire prima la porta principale dell’apparecchio.

Solo dopo aver aperto l’apparecchio, pur conoscendo la password, non è possibile conseguire una maggiore vincita perché non è possibile influire sulla distribuzione delle vincite.

Sarebbe invece possibile svuotare le monete contenute negli erogatori di monete causando un danno al produttore e al gestore, ma non al giocatore o utente della macchina da gioco.

Esiste anche una password del produttore della scheda di gioco che però non è nota al produttore dell’apparecchio e nemmeno all’operatore, o gestore che dir si voglia, e per poterla usare bisogna avere anche le parti dell’ hardware dedicate.

Chi ‘controlla’ di fatto gli apparecchi sono i concessionari di rete, la cui funzione è appunto questa, e lo fanno utilizzando un automatismo.

Le letture dei contatori vengono sempre inviate agli operatori, per ovvie ragioni, tra cui l’obbligo di versare il corrispettivo dovuto, quindi è possibile che possano decidere di giocare al posto di giocatore (come ha fatto il personaggio Marco del video) sperando di investire magari 200 euro per vincerne 300. Nel caso l’operatore decidesse di procedere in questa direzione i ‘conti’, per così dire, potrebbero tornare solo nel caso in cui lo facesse in assoluta autonomia e senza intermediari (come invece indicato nel video). E soprattutto senza nessuna spesa presunta di 20.000 euro mensili, semplicemente perché i conti non tornerebbero. Se veramente qualcuno decidesse di mettere a sistema una truffa di questo tipo, ovvero ‘sottrarre’ le possibili vincite a giocatori potenzialmente vincitori e quindi ignari, dovrebbe innanzitutto intervenire in modo tale da non rendere percepibile ai giocatori stessi la sottrazione di eventuali vincite. I giocatori non giocano su apparecchi con quali non si vince. Secondo quanto spiegano gli esperti è impossibile “svuotare” gli apparecchi in maniera totale, potendo insomma intervenire semmai su una minima parte della percentuale di vincita che oggi, ricordiamo è del 68% e quindi non così alta come ad esempio le slot dei casinò.

A conti fatti per sostenere una spesa mensile di 20.000 euro per la password che risultino comuni e utilizzabili ad alcuni tipo di apparecchi (come si sostiene nel video in questione) questi dovrebbero produrre mensilmente almeno 300.000 euro, non contando le altre parti interessate. Per come viene spiegato servirebbero circa 500 apparecchi che giocano molto bene per poter dare il senso a una operazione del genere. Ipotesi, questa, abbastanza remota.

In ogni caso ci domandiamo come sarebbe, quindi, possibile compiere una truffa simile a quella rappresentata da Le Iene?

Per prima cosa ogni apparecchio contiene la scheda di gioco nella quale risiede il software di gioco Il test menu è accessibile soltanto aprendo la porta principale dell’apparecchio azionando su tasto “TEST” nel interno dell’apparecchio. Entrando nel test menu si arriva in alcune parti “in chiaro” e altre protette da password. Tutte le parti riguardanti il settaggio dell’apparecchio sono protette da password del produttore dell’apparecchio, mentre altre sono visibili in chiaro proprio perché non variabili. Tra queste le cosiddette pagine di contabilità dove è possibile osservare lo stato dei contatori. Sia dal video che dal racconto successivo non risulta che sia stata aperta la porta principale dei apparecchi. Questo quindi è il primo dubbio.

Seconda questione. Ogni apparecchio di gioco deve essere connesso alla rete telematica di AAMS quindi viene attivato, controllato e bloccato da remoto da parte del concessionario titolare della nulla osta di esercizio. Queste operazioni vengono gestite utilizzando il protocollo di comunicazione previsto dalla normativa vigente. La parte del protocollo che riguarda la gestione dell’apparecchio (contatori) è visibile ma non modificabile, nella pratica, da tutti coloro che conoscono le funzioni di protocollo e non solo dai concessionari. Conoscere lo stato dei contatori non vuol dire poter vincere di più o più spesso e nemmeno poter influire sul funzionamento del motore di pagamento e di distribuzione delle vincite, che ha fasi randomiche seppur in un ciclo chiuso. Alla fine del ciclo l’apparecchio restituisce al giocatore sempre la % definita da normativa, cioè 68%. Durante il ciclo questa percentuale varia ed è impossibile sapere con la certezza il momento più opportuno o vantaggioso per giocare. Il gioco deve essere imprevedibile e più incerto è e più giocatori giocano, quindi è il contrario rispetto a come spiegato perché porta a sapere esattamente quando si vince. Ovviamente è possibile che giocando almeno 200 partite, quindi inserendo 200 euro, si possa anche vincere una somma anche più alta di quella giocato, o anche il contrario. Lo garantisce l’elemento aleatorio previsto dalla normativa. A lungo termine, da normativa, secondo quello che viene definito come il ciclo complessivo di 140.000 partite massimo (il minimo non è previsto) vengono inseriti 140.000 euro e restituiti al giocatore almeno 95.200 euro (68%).

Insomma tutta la vicenda appare davvero poco chiara. Senza contare poi la reazione della persona mostrata nel video, della scelta dello stesso di presentare un esposto dove parla di un presunto bug delle schede, della insistenza del giornalista, anche successivamente alla messa in onda del servizio, nel voler conoscere il fornitore delle password e, o, in alternativa, di essere informato su possibili altre truffe su slot, videolotterie e addirittura Gratta e Vinci.

Dalla fama di cui gode la trasmissione, come ci confermano i tecnici, ci saremmo aspettati molto di più.