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(Jamma) – Una delle tante telefonate di giocatori che si lamentano per un payout troppo basso, di apparecchi che non pagano abbastanza vincite, ricevuta in redazione mi ha offerto l’occasione di riflettere su un tema molto importante, fino ad oggi trascurato.

È palese che il giocatore, in qualità di libero cittadino e consumatore merita protezione e tutela; questo significa informazione sul prodotto, possibilità di accedere ad una offerta controllata e regolamentata, garanzie di privacy e sulla riscossione delle vincite, informazioni sui dati della raccolta e la restituzione in vincite.

Il sistema del gioco pubblico italiano, avvalendosi dell’istituto della concessione, in linea teorica offre garanzie e tutele per il cittadino ma negli anni ha mostrato diverse criticità perché – all’atto pratico – risulta sbilanciato, cioè non in perfetto equilibrio tra le due aree di mercato: l’offerta e la domanda.

Puntualmente il confronto e il dibattito pubblico sono incentrati sul promuovere iniziative di controllo e regolamentazione dell’offerta suggerite da realtà interessate al buon esito della raccolta; suggerite ad esempio dagli operatori del gioco o dal Ministero della Economia e delle Finanze (MEF) e dalla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli(ADM), tutte realtà legittimamente interessate, gli operatori in cerca di miglioramento dei profitti delle loro aziende così come il MEF e ADM che per mission devono anche rispondere alle esigenze dell’Erario.

A porre attenzione alla domanda sono invece quelle organizzazioni auto-candidatesi alla rappresentanza dei giocatori che tendono a considerare tutti i giocatori malati o comunque più o meno a rischio di dipendenza da gioco d’azzardo patologico(GAP).

Così anche le iniziative di queste ultime organizzazioni non possono essere considerate pure e libere da interesse, sono infatti frequentemente finalizzate a proporre soluzioni onerose di trattamento, cura e prevenzione del GAP.

Negli ultimi anni le organizzazioni contro il GAP sono anche riuscite, avvalendosi di mirate operazioni di propaganda, a mettere in primo piano solo gli aspetti patologici dell’esercizio del gioco ottenendo largo consenso tra la popolazione, tra i politici e tra gli amministratori pubblici, agevolati anche da una falsa morale che condanna il giocatore come peccatore impenitente.

Da ultimo le due grandi aree di interesse citate hanno persino trovato il modo per condividere iniziative e soprattutto fondi pubblici erogati per l’avvio di progetti contro il gioco d’azzardo patologico. Agli stanziamenti in tal senso approvati con la legge primaria si aggiunge infatti un budget di oltre 3 milioni di euro che dal 2015 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha deliberato per un programma di ricerca sul gioco problematico condotto in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e che, come da programma, dovrebbe essere pubblicato a breve…

Al momento di certo ci sono solo gli stanziamenti, in pubblico anche le polemiche sui protocolli di trattamento, cura e prevenzione. Ma si parla sempre e solo di cittadini malati o tendenti alla malattia, ci sarà – mi chiedo – anche qualche giocatore che ama giocare responsabilmente e si diverte giocando?

Se per assurdo ipotizziamo una percentuale enorme e sovradimensionata rispetto alle stime più pessimistiche circa l’incidenza della dipendenza da gioco e poniamo che il 10% dei giocatori siano a rischio, il restante 90% merita di poter giocare in modo comodo è sicuro?

In una democrazia dove tutto si approva a maggioranza, l’interesse della minoranza giustifica le limitazioni della libertà dei giocatori, penalizza il gioco con percentuali di vincita sempre più ridotte, impone l’attività dei punti di raccolta del gioco in località scomode e difficilmente raggiungibili, lontana dai servizi finanziari e dalle vie più frequentate.

Forse è giunto il momento che qualche giocatore faccia outing e dica pubblicamente “sono un giocatore e mi piace giocare responsabilmente, sono un cittadino di questo Paese e rivendico la libertà di giocare in modo comodo e sicuro”.

Per rendere più equilibrato il sistema concessorio è necessario che le associazioni dei consumatori si impegnino di più sul gioco e non soltanto sulla tutela dei malati oltre che a controllo della corretta spesa dei fondi anti-GAP come ben ha fatto il Codacons.

I malati dovrebbero essere segnalati e inibiti al gioco mentre la difesa dei diritti dei giocatori è un capitolo diverso che merita impegno, attenzione e organizzazioni specifiche a questo dedicate, competenti e informate delle regole e delle dinamiche di mercato. m.b.

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