Il premier Giuseppe Conte ha firmato nel pomeriggio di ieri, 17 maggio, il Dpcm sulla Fase 2 a partire da lunedì 18 maggio.

Un provvedimento che nelle attese di tutti avrebbe dovuto segnare il passo in avanti rispetto ad uno dei momenti più difficili per il nostro paese, ma che nei fatti sta dimostrando l’incapacità di un esecutivo che, evidentemente, non trova la lucidità necessaria per gestire, come pretende di fare in virtù di una ‘riserva’, l’attività di gioco legale.

Nel marasma di un calendario, di regole e dettagli sulle riaperture, non è certo sfuggita la scelta, perché di questo si tratta, di sospendere l’apertura delle attività di gioco, a prescindere dalle caratteristiche dei locali, tipologia di distribuzione, e anche di offerta (intrattenimento o gioco a vincita) consentendo al tempo stesso la riapertura delle imprese di settore.

Così oggi, in uno scenario paradossale, proprio di una schizofrenia legislativa che sul gioco non ci ha risparmiato nel tempo davvero nulla, le imprese di gestione delle slot possono riaprire, così come tutte quelle che offrono servizi di assistenza agli esercizi commerciali o servizi di manutenzione, mentre sono i locali stessi a non poter riaprire.

Così tutte le decine di migliaia di bar del territorio nazionali potranno riaprire e consentire l’accesso, con regole precise, ai clienti, ma gli apparecchi da intrattenimento, le Awp per intenderci, restano spente fino a quando l’Agenzia dei Monopoli di Stato non deciderà cosa fare, per poi comunicarlo ai concessionari di rete che da settimane hanno messo in blocco le macchine.

Aperti ma chiusi. Questa la condizione che da tempo la politica ha scelto per queste imprese. Aperti per essere nella condizione di assolvere la funzione di perfetto contribuente, per versare imposte allo Stato, per garantire regolarità e legalità dell’offerta, per rappresentare un esempio lungimirante riconosciuto (anche se quei tempi sono, ahimè, ormai solo un ricordo), di regolamentazione dell’offerta.

Chiusi per soddisfare una politica social ( e non sociale) ed esibizionista, inconcludente e chiacchierona, sempre nel posto giusto e sui temi più di moda, ma assente quando c’è da rimboccarsi le maniche.

Aperti ma chiusi, come le tante attività che in questi giorni hanno deciso di manifestare contro un governo sordo e cieco, e che promettono, finché ce la faranno, di continuare a farlo. mc