iaccarino
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SLOT – «Mi hanno insegnato che governare – scrive il dott. Armando Iaccarino, Presidente Centro Studi As.Tro – è un’attività impegnativa che presuppone lo studio della realtà su cui si vuole incidere, la conoscenza dei fenomeni, la valutazione delle conseguenze delle misure che si adottano per la scelta dell’opzione che assicura il contemperamento migliore di tutti gli interessi in gioco».
«Mi hanno insegnato – prosegue Iaccarino – che, per un buon amministratore, non sempre la decisione presa con eccessiva rapidità è la migliore, per efficacia ed equità.

Quello che sta accadendo sul “gioco pubblico” è una storia che contraddice le elementari verità che mi hanno insegnato: ne è un esempio l’aumento della tassazione deciso in una notte per fornire copertura ad una norma che già penalizza il settore, senza un minimo di analisi economica delle conseguenze per le aziende e per l’Erario.

Sarà banale, ma vale la pena ricordare come si distribuisce il valore delle giocate tra i diretti interessati.

Su 100 euro giocati, 70 tornano al giocatore come vincita (dato rilevato dal sistema di controllo alla fine di ogni ciclo); 20,3 vanno allo Stato come fiscalità (con la nuova aliquota al 19,5%) e canone di concessione; i restanti 9,7 costituiscono il ricavo lordo della filiera, al quale vanno detratti i costi, in misura diversa in relazione al diverso ruolo ricoperto nella filiera.

La filiera è oggi costituita dai concessionari (12), dai gestori (proprietari o possessori degli apparecchi (circa 4.000) e dai titolari degli esercizi ove gli apparecchi sono installati (circa 70.000). Esiste, poi, un certo numero di imprese italiane che producono apparecchi ed un indotto che copre le numerose attività correlate.

È questo un mondo fatto di tante imprese solide e conosciute (nel senso di note al fisco ed alle Autorità di controllo).

È mai possibile che alla base di un intervento di politica industriale non vi sia un minimo di conoscenza della consistenza economica del settore su cui si incide, del suo contributo al PIL, del costo per i cittadini, dello spostamento di risorse verso le aree grigie della società?

A queste imprese si offre una generica riconversione, senza alcuna idea di cosa ciò possa voler dire. Perché non ci vuole un esperto di bilancio per capire che una politica fiscale come quella seguita renda difficile -se non impossibile- la sopravvivenza di qualsiasi soggetto economico.

Ma probabilmente è proprio questo che si vuole, perché “il gioco fa male”.

Come tanti altri aspetti del vivere civile, anche il gioco ha un’unità di misura che ne definisce la sostenibilità. Su questo varrebbe la pena di confrontarsi senza pregiudizi e integralismi.

E capire il valore aggiunto di una scelta, quella del 2002, che ha portato ad una regolamentazione del settore tra le più rigorose ed invidiate del mondo.

Bisognerebbe uscire da una visione manichea della realtà.

Ma, si sa, questa è la differenza tra “Stato etico” ed “Etica dello Stato”».

 

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