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Benelli : “Il decreto Balduzzi all’articolo 5 reca una definizione di GAP, ovvero di gioco d’azzardo patologico, che chiarisce in modo inequivocabile la corrispondenza tra dipendenza da gioco e vincita in denaro. Mi chiedo quindi come abbia fatto il legislatore piemontese ad assimilare gli apparecchi ‘comma 7’ con quelli del ‘comma 6a’, quando il gioco d’azzardo patologico non può essere il gioco senza vincita in denaro

(Jamma) “Gli apparecchi al comma 7 (ovvero quelli senza vincita in denaro ndr) sono la Cenerentola del Diritto dei giochi”. Così apre il suo intervento l’avvocato Cino Benelli oggi a Riccione per il convegno ‘Giochi senza vincite in denaro: divieti o autodisciplina?’, organizzato nell’ambito della manifestazione FEE Expo. “Il decreto Balduzzi all’articolo 5 reca una definizione di GAP, ovvero mdi gioco d’azzardo patologico, che chiarisce in modo inequivocabile la corrispondenza tra dipendenza da gioco e vincita in denaro. Mi chiedo quindi come abbia fatto il legislatore piemontese ad assimilare gli apparecchi ‘comma 7’ con quelli del ‘comma 6a’, quando il gioco d’azzardo patologico non può essere il gioco senza vincita in denaro. In Emilia Romagna, la norma che prevede il divieto ai minori per le redemption, era stata pensata dal legislatore in considerazione di una serie di riscontri su prodotti di gioco assimilabili all’azzardo. Si tratta di apparecchi che non avevano tutte le garanzie degli apparecchi comma 6 ma in qualche modo con moltissime analogie. Gli operatori sono i primi a doversi opporre a questi prodotti, ma allo stesso tempo non si può fare di tutta l’erba un fascio e colpire indiscriminatamente una intera categoria di apparecchi che con la vincita in denaro non hanno nulla a che fare” sottolinea Benelli. “Questo settore dovrebbe essere appannaggio del Ministero dello Sviluppo Economico. Il legislatore regionale (dell’ Emilia Romagna ndr) è intervenuto sul divieto di offerta ai minori di ticket redemption, demandando il compito alla giunta regionale di definire le differenze rispetto ad altri apparecchi. Compito per altro non suo, perché l’individuazione dei giochi vietati dovrebbe spettare allo Stato, che dimostra invece inerzia. Sanzioni, obblighi non sono previsti dalla legge e l’ipotesi paventata da una bozza circolata in questi giorni porterebbe a inevitabili contenziosi” avverte Benelli.

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