esproprio pubblico

(Jamma) – «Ormai qui da noi – scrive Davide Valenzano, Consigliere Sapar Piemonte, – il cosiddetto “gioco d’azzardo” lo possono fare esclusivamente aziende come la mia, con qualche sala ed alcune slot machines “superstiti a tempo” da gestire».

«La vera natura di un imprenditore – prosegue Valenzano – è proprio quella di azzardare investimenti, fiutare occasioni di sviluppo, certe volte innamorarsi di numeri ostili per farli diventare con caparbietà e genialità “amici”, ma ora le cose sono cambiate, non siamo più noi gli artefici del nostro futuro, non ci è più permesso di decidere nulla.

Viviamo aggrappati a flebili speranze, a qualche frase strappata al politico di turno, che ottimisticamente interpretiamo a nostro favore, ci arrovelliamo in ambienti a noi poco congeniali, cercando maggioranze o consensi, ma il buon senso in tutto questo dov’è?

Se uno Stato permette di entrare in un settore legale, quando cambia idea dovrebbe dare una mano; avevamo sentito promesse di aiuti per riconvertire le aziende, avevamo ricevuto rassicurazioni ad essere traghettati verso una legge nazionale, abbiamo visto nascere sotto i nostri occhi un accordo Stato-Regioni, che ci penalizzava fortemente ma che ci avrebbe regalato un futuro, poi di tutto ciò è rimasta solo la penalizzazione.

Non posso più sentirmi dire che un accordo non vale nulla; che questo prevede che ognuno possa fare ciò che vuole; che è carta straccia. Perchè lo avete firmato, pubblicizzato come un grande risultato?

Quando ho sentito parlare di accordo, mi illudevo e fantasticavo su autorevoli personalità che si ritrovano e discutono per trovare una soluzione ad un problema serio ed ero sicuro che, una volta sottoscritto, avrebbero rispettato gli impegni. Se non vi erano impegni perchè sottoscriverlo? Perchè ne troviamo traccia addirittura nella legge di bilancio?

Le nostre attività non sono un gioco da spegnere a piacimento, necessitano di risposte, di giustizia territoriale, di tempi consoni per valutare le conseguenze per dipendenti, per noi stessi e per i nostri fornitori (noi gli impegni li rispettiamo certe volte anche solo con una stretta di mano).

Chiedo scusa dello sfogo pubblico ma il silenzio che sento sul dramma piemontese mi assorda e l’ipocrisia che serpeggia mi sgomenta».

 

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