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ANCORA SULL’ORDINANZA DEL 19.7.2018 DEL TRIBUNALE DI PALERMO

L’Ordinanza resa dal Tribunale del Riesame di Palermo il 19 luglio 2018, con cui – in accoglimento delle tesi degli avvocati Marco Ripamonti e Valentina Castellucci – è stata affermata la liceità dell’uso dei pc all’interno dei punti di ricarica anche per attività di gioco e non solo di ricarica stessa, ha suscitato molto interesse e, in vista del prossimo Convegno in Enada, cui l’esperto avv.Marco Ripamonti figura tra i relatori, lo stesso professionista ha reso qualche anticipazione sui temi e sulla stessa materia della raccolta a distanza, con qualche ulteriore precisazione sul tenore del provvedimento palermitano.

Così per Jamma l’avv. Ripamonti “L’ordinanza del Tribunale di Palermo ha riproposto un principio che ancora oggi resta certamente controverso ma che, per la verità, è stato in precedenza affermato sia in sede civile, che penale, circa la legittimità dell’utilizzo del pc per operazioni di gioco su proprio conto di riferimento. Principio, peraltro, espresso già nel 2013 dalla Corte di Cassazione nella sentenza Cottini, che aveva confermato l’ordinanza resa dal Tribunale del Riesame di Perugia, che affermava l’inipotizzabilità di una diversa linea, del resto ritenuta incoerente proprio con la stessa tipologia dell’on line. La rilevanza dell’ordinanza palermitana risiede nel fatto che nonostante tale tematica, nonostante il passare degli anni, sia rimasta controversa ed oggetto di pronunce di segno opposto, il Collegio abbia ritenuto di aderire all’orientamento espresso cinque anni fa dalla stessa Suprema Corte. Va però precisato che, come afferma il Tribunale palermitano, tale liceità sia subordinata alla carenza di una attività di intermediazione, che il PVR non può certamente effettuare, non potendo vantare il possesso di licenza di pubblica sicurezza ed attuando la quale si commette reato. Tuttavia, spiace dover rilevare come la stessa circostanza che una prerogativa così rilevante di tali punti di ricarica resti ancora oggi oggetto di disputa sia indice di una disorganizzazione e stratificazione normativa del settore del gioco in ogni sua declinazione. Situazione, questa, dovuta al fatto che, purtroppo, chi è preposto a legiferare e regolamentare i comparti del gioco non abbia quasi mai una reale ed approfondita conoscenza dei settori in argomento che, anzi, spesso e volentieri vengono strumentalizzati per demagogia, esigenze di immediato e facile consenso e propaganda politica. Non puoi affidare una Ferrari ad un ventenne inesperto, perchè il rischio di gravi ed irreparabili danni è elevatissimo. E sul gioco si sta rischiando molto, sopratutto sulla pelle degli operatori. Prendiamo per esempio la questione orari delle AWP: ebbene, l’accanimento verso questo prodotto, con draconiane riduzioni delle fasce orarie in molti Comuni, non coglie nel segno e non risolve il problema delle cosidette ludopatie, finchè ci saranno nonni in giro (li ho visti io stesso in autogrill in occasione di qualche trasferta per processi vari) che per fare divertire i nipotini gli danno il picciolo in mano per farli grattare, o finchè non vi sia una regolamentazione seria, avulsa da propaganda politica, ordinata e coerente anche riferita, quindi, a tutte le altre formule di gioco e scommessa. E per parlare ancora della raccolta a distanza e del Decreto Dignità: è coerente e sostanzialmente corretto inibire a chi abbia acquistato una concessione per tale attività, proporsi a titolo quantomeno informativo al pubblico? Ed in caso negativo, gli operatori debuttanti come dovrebbero farsi conoscere? Forse bussando porta a porta o con un passaparola stile carbonaro? E per dire d’altro: ma quanti ludopatici, o meglio azzardopatici, sono realmente tali? Attenzione, tale sindrome può avere anche una rilevanza parzialmente scriminante sulle conseguenze penali di reati contro il patrimonio e le pronunce di Cassazione sono alla portata di chiunque e non è poi così difficile farsi passare per azzardopatico. Più facile che farsi passare per folle. In definitiva, credo proprio che ci sia moltissimo da rivedere e riconsiderare. Ma dopo una attenta riflessione“.

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