“Per quanto riguarda la fiscalità il gettito derivante dagli apparecchi da intrattenimento awp e vlt è di oltre 6 miliardi di euro, quasi il 60% dell’intero gettito del comparto giochi (pari a oltre 10 miliardi di euro). Questo gettito da awp e vlt corrisponde alle risorse che verranno spese per il reddito e pensione di cittadinanza nel 2019”.

Lo ha detto Andrea Vavolo (CGIA Mestre) intervenendo al convegno dal titolo: “Occupazione, fiscalità, territorio: quale futuro? Radiografia del settore degli apparecchi da gioco”, organizzato a Roma da Assotrattenimento 2007-As.Tro e CGIA Mestre.

“Il contributo del settore awp-vlt al gettito è cresciuto nel tempo passando dal 30% del 2006 al 60% del 2017: è triplicato passando da 2 miliardi di euro ad oltre 6 miliardi di euro. Per le awp in 11 anni si registra un aumento della raccolta del 70% che si traduce in una crescita del gettito del 133%. Nello stesso periodo +40% per le aliquote Preu. Per le vlt la crescita del gettito è legata indubbiamente all’aumento della raccolta, ma la correlazione con l’inasprimento delle aliquote è sicuramente più forte. Per le awp è evidente come sino al 2015 l’incremento del gettito sia legato principalmmente alla crescita dei volumi di raccolta, mentre a partire dal 2016 dipenda essenzialmente dall’inasprimento delle aliquote Preu. L’incremento del Preu ha fatto sì che la raccolta sia rimasta sostanzialmente stabile (+0,5%). Dal 2016 si verifica un sostanziale incremento del gettito che si accompagna, dal 2018, ad una progressiva riduzione della raccolta e del fatturato del comparto. Dal 2015 al 2021 secondo previsioni cresce in maniera rilevante il peso del fisco.

Per gli addetti ai lavori il fatto che ci sia un settore regolato è importante. Nel comparto dei giochi l’attività è altamente regolata e controllata. Le attività economiche dedite al gioco lecito, oltre a dover rispettare numerose regole sono sottoposte a stringenti controlli da parte di diversi enti: polizia amministrativa comunale, Adm e Guardia di Finanza. Le possibilità di ricevere un controllo sono molto elevate. Per quanto riguarda il gioco illegale non vi sono stime puntuali, tuttavia la GdF stima come il volume del gioco illegale ammonti a circa 20 miliardi di euro. Negli ultimi anni si è assistito a norme che sono andate nella direzione di contenere il settore del gioco lecito imponendo disposizioni di carattere restrittivo: limiti orari e distanziometri. L’applicazione di questi vincoli determina di fatto l’impossibilità di operatività per il comparto in un qualsiasi centro cittadino. Con le leggi regionali, ad esempio, sono aumentati molto i luoghi sensibili rispetto a quelli previsti dal Decreto Balduzzi.

In Piemonte, dove vige una regolamentazione particolarmente restrittiva, in un quadrimestre i piemontesi hanno ridotto le loro giocate con le awp del 28,2% (-141.594,331) tra il 3° quadrimestre 2017 e il 1° quadrimestre 2018. Ma queste persone c’è da chiedersi ora cosa fanno? Muovendosi nel campo delle stime e delle ipotesi si pensa che sia aumentata la raccolta di altre tipologie di gioco, si parla di un possibile aumento del gioco illecito e si presume che i giocatori siano migrati verso i comuni delle regioni confinanti. Negare che ci sia un’avanzata dell’illegale dove il legale non c’è più mi pare piuttosto irragionevole. Con la legge piemontese si stima una perdita per l’erario pari a 81 milioni di Preu, una perdita per Adm di 3,3 milioni di canone consessorio e una perdita di quasi 600 posti di lavoro (stime prudenziali). Nei prossimi anni a causa dei recenti provvedimenti continuerà a crescere il peso del fisco sul settore: la pressione sul margine della filiera passerà per le awp dal 62% del 2017 al 68% nel biennio 2021 e 2022 mettendo in gioco la sopravvivenza stessa di molte piccole attività. Nel caso delle awp l’erario si porta via una fetta importante del cassetto destinato a crescere fino a superare il 70% dal 2019 in poi. Per le awp si evince una contrazione del margine pari al 30% tra 2015 e 2022. Situazione delicata. Il 2019 sarà uno degli anni peggiori (inasprimento Preu sin da gennaio 2019 mentre i tempi tecnici per la riduzione del payout richiederanno diversi mesi). Nel 2019 si stima una possibile perdita occupazionale di 10mila unità che potrebbe tuttavia contenersi a regime (nel 2021) in una perdita netta di 6/7mila unità. Se lo scenario del Piemonte si estendesse a tutto il Paese questo determinerebbe non solo effetti negativi sul comparto e sull’occupazione ma sul gettito stesso. Ci sarebbe una contrazione del gettito pari ad almeno 1 miliardo di euro. Quasi 7/8mila posti di lavoro in meno che sommati ai 10mila posti di lavoro in meno determinati dagli effetti negativi dell’aumento del Preu sugli utili delle imprese del comparto porterebbe ad una contrazione occupazionale di circa 17/18mila unità: circa il 30% dell’occupazione del settore è perciò a rischio”.

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