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Il Tar Campania ha respinto il ricorso di un operatore di gioco contro il provvedimento del Comune di Ercolano che ha negato l’autorizzazione di sala giochi per il mancato rispetto della distanza minima di 250 metri da una chiesa.

Il ricorrente ha contestato la modalità di calcolo della distanza minima effettuata dagli uffici competenti del Comune ritenendo che pur avendo effettuato almeno cinque misurazioni, il Comune ha ritenuto che l’unica valida fosse proprio quella che ha rilevato la distanza minore tra l’attività e la Chiesa senza fornire sul punto qualsivoglia motivazione tecnica che legittimasse siffatta scelta né dal punto di vista della metodologia adottata per tracciare il percorso (a differenza delle precedenti misurazioni comunali che, allorquando hanno fornito tre diversi percorsi, hanno motivato sia la scelta metodologica sia le determinazioni finali) né delle conclusioni a cui sono pervenuti i competenti uffici.

Riguardo al riparto di competenze “tra il regime autorizzatorio per lo svolgimento dell’attività di giochi e scommesse e per la connessa apertura dell’esercizio commerciale, si rammenta che la società ricorrente aveva ottenuto l’autorizzazione allo svolgimento dell’attività di raccolta scommesse non dal Comune bensì dalla competente Questura di Napoli – Commissariato di P.S. “Portici – Ercolano” in data 26 aprile 2018, la quale non solo è competente in via esclusiva al rilascio dell’autorizzazione per la raccolta di scommesse ma anche all’adozione di eventuali provvedimenti di secondo grado (che ne comportino l’inefficacia, la revoca ovvero l’annullamento)” , si legge nella sentenza.

“Sul punto, infatti, l’art. 11, comma 3, del TULPS attribuisce unicamente al Questore la facoltà di revocare le autorizzazioni per la raccolta scommesse in parola “quando sopraggiungono o vengono a risultare circostanze che avrebbero imposto o consentito il diniego della autorizzazione.”.

La competenza del Questore risulta peraltro confermata anche dalle indicazioni contenute nella menzionata circolare del 19 marzo 2018 del Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Ufficio per l’Amministrazione Generale, il cui art. art. 4 prevede che “Nell’ipotesi in cui, successivamente al rilascio della licenza ex art. 88 TULPS, emerga che l’ubicazione dell’esercizio violi le distanze minime, il Questore valuterà la possibilità di annullare il provvedimento ai sensi dell’art. 21–nonies della legge 241/1990.”.

6.3.- Tra l’altro, come chiarito da questo TAR, “l’attività di raccolta e trasmissione di scommesse rientra nell’ambito di quella prevista dall’art. 88 TULPS, costituendo l’intermediazione un ‘tratto essenziale’ dell’attività in essa disciplinata come oggetto di licenza di Pubblica sicurezza (Cons. Stato, VI, 7.5.2009, n. 2827; 20.1.2007, n. 334; IV, 25.9.2002, n. 4905); al sistema attuale di concessione fa seguito un diverso sistema di autorizzazione, innovato dalla Legge n. 388/2000 (art. 37, comma 4)” (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. V, 4 maggio 2012, n.2064).

Non rientra pertanto nella competenza dell’amministrazione comunale dichiarare l’inefficacia dell’attività di raccolta scommesse, posto che siffatta il potere legittimante in questo ambito rientra nei compiti tipici dell’Amministrazione dell’Interno e di Pubblica sicurezza.

Diverso è invece l’ambito della competenza dell’amministrazione comunale che riguarda i poteri di verifica e di controllo in materia di iniziative del privato il quale intenda aprire un locale commerciale.

Ed è proprio ed esclusivamente in questo ambito che ha operato l’amministrazione comunale

Appaiono destituite di fondamento le deduzioni difensive della ricorrente circa la presunta violazione degli artt. 3, 19, 21-quinquies e 21-nonies della L. n. 241/1990, coordinati, nel caso di specie, alle disposizioni di cui agli artt. 86, 88 e 110 del TULPS”, concludono i giudici.

 

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