Con l’ordinanza 4537/2021, la Cassazione chiarisce la portata della nozione di “apparecchio videoterminale”, ai sensi dell’art. 110, comma 9, lett. f-ter, TULPS.

Nel caso di specie, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli aveva irrogato a un soggetto una sanzione amministrativa pecuniaria, ai sensi della disposizione appena richiamata, per avere installato, all’interno della sala giochi di cui era titolare, degli apparecchi videoterminali non conformi alle prescrizioni indicate all’art. 110, comma 6, lett. b, TULPS. Essi, infatti, non sarebbero stati collegati alla rete telematica realizzata da un concessionario utilizzato e, di conseguenza, sarebbero risultati privi di un apparato di controllo da parte di AAMS.

Il soggetto propose opposizione avverso tale sanzione, facendo rilevare, tra l’altro, che gli apparecchi di cui si contestava la liceità fossero solamente dei computer che consentivano la libera navigazione in rete, essendo l’esercizio pubblico in discorso non soltanto una sala giochi, ma anche un internet point. La sanzione sarebbe scaturita proprio dal fatto che alcuni clienti avrebbero utilizzato tali computer per accedere a siti internet di gioco lecito, con propri account personali.

Il Tribunale effettivamente annullò la sanzione, ma sul presupposto che, poiché il soggetto era stato altresì denunciato per il reato di cui all’art. 4 l. 401/1989 (esercizio abusivo di attività di gioco o scommessa), l’accertamento dell’illecito penale fosse pregiudiziale rispetto alla valutazione della condotta da cui derivava la sanzione amministrativa.

Tale giudizio venne però ribaltato innanzi alla Corte d’Appello, su impulso dell’Agenzia, dove venne rilevata l’assenza di pregiudizialità con l’accertamento penale. In quella occasione, il Giudice osservò che il divieto previsto dall’art. 110, comma 9, lett. f-ter, TULPS non dovesse essere riferito solamente ai veri e propri videoterminali, quali le slot machines, ma anche a tutti quegli apparecchi che siano utilizzati per collegarsi a server esterni che consentano tramite la rete telematica il gioco on line. Anche tali apparecchi, quindi, devono obbedire alle previsioni di cui all’art. 110, comma 6, TULPS.

Innanzi alla Cassazione, tra gli altri motivi di ricorso, il ricorrente contestò proprio la bontà di quest’ultimo presupposto, ossia che l’art. 110 comma 9, lett. f-ter, TULPS voglia sanzionare tutte le postazioni telematiche presenti in luogo aperto al pubblico utilizzate per attività di gioco estranee al circuito delle autorizzazioni.

La Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso accogliendo proprio questo motivo.

Per comprendere le ragioni che hanno spinto la Suprema Corte, appare opportuno ricostruire brevemente la disciplina fin qui accennata.

L’art. 110, comma 9, lett. f-ter, TULPS, stabilisce che «chiunque, sul territorio nazionale, distribuisce o installa o comunque consente l’uso in luoghi pubblici o aperti al pubblico o in circoli ed associazioni di qualunque specie di apparecchi videoterminali non rispondenti alle caratteristiche e alle prescrizioni indicate nel comma 6, lettera b), e nelle disposizioni di legge e amministrative attuative di detta disposizione, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro per ciascun apparecchio videoterminale».

Secondo il citato comma 6, lett. b., devono essere considerati apparecchi idonei per il gioco lecito «quelli, facenti parte della rete telematica di cui all’articolo 14-bis, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni, che si attivano esclusivamente in presenza di un collegamento ad un sistema di elaborazione della rete stessa».

Tali previsioni si affiancano a un’altra disposizione in parte simile, contenuta all’art. 7, comma 3 quater, d.l. 158/2012 (c.d. decreto Balduzzi), la quale prevede che «è vietata la messa a disposizione, presso qualsiasi pubblico esercizio, di apparecchiature che, attraverso la connessione telematica, consentano ai clienti di giocare sulle piattaforme di gioco messe a disposizione dai concessionari on-line, da soggetti autorizzati all’esercizio dei giochi a distanza, ovvero da soggetti privi di qualsiasi titolo concessorio o autorizzatorio rilasciato dalle competenti autorità».

La sanzione a tale divieto è oggi contenuta all’art. 110, comma 9, lett. f-quater, TULPS, introdotto dal d.l. 4/2019, secondo cui «chiunque, sul territorio nazionale, produce, distribuisce o installa o comunque mette a disposizione, in luoghi pubblici o aperti al pubblico o in circoli o associazioni di qualunque specie, apparecchi destinati, anche indirettamente, a qualunque forma di gioco, anche di natura promozionale, non rispondenti alle caratteristiche di cui ai commi 6 e 7, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro per ciascun apparecchio e con la chiusura dell’esercizio da trenta a sessanta giorni».

Su tali presupposti, la Cassazione è intervenuta chiarendo la differenza tra la nozione di “apparecchio videoterminale” di cui al ricordato comma 9, lett. f-ter, TULPS e le altre “apparecchiature” di cui all’art. 7 del d.l. Balduzzi, sostenendo che, per evitare sovrapposizioni tra le due discipline, alla prima categoria non devono appartenere i computer attraverso cui si può accedere liberamente alla rete internet.

In questo senso, la Cassazione considera quindi come apparecchio terminale di cui all’art. 110, comma 6, lett. b, TULPS unicamente quello «da collegare alla rete telematica del sistema di gioco, ove comprensivo delle periferiche e dei dispositivi necessari per lo svolgimento del gioco, della connessione per la trasmissione dei dati, nonché dei dispositivi di inserimento, lettura ed erogazione di denaro, carte o ticket».

Rilevare la differenza tra le due discipline acquisiva particolare importanza nel caso di specie, posto che al ricorrente era stata contestata la violazione unicamente della previsione del TULPS e non anche quella descritta nel d.l. Balduzzi. Tra l’altro, la previsione sanzionatoria del comma 9, lett. f-quater era stata introdotta pure successivamente alla commissione del fatto e, di conseguenza, sarebbe stata comunque non applicabile ratione temporis.

Poiché la contestazione mossa al ricorrente aveva a oggetto, appunto, la presenza di normali computer attraverso cui si poteva liberamente utilizzare la rete internet, la sanzione ai sensi dell’art. 110 comma 9, lett. f-ter, TULPS non poteva essere irrogata.

*Avv. Simone Mascelloni. Si occupa di diritto civile, con particolare riguardo al contenzioso, giudiziale e stragiudiziale, alla contrattualistica e al diritto immobiliare. Ha collaborato con l’Università degli Studi di Siena per l’organizzazione di convegni sul processo di esecuzione civile e per lo svolgimento di attività di docenza presso la S.S.P.L. in materia di diritto processuale civile.