Per slot, giochi e scommesse la quarantena per il Coronavirus prosegue. E non sappiamo ancora per quanto.

La possibilità di una riapertura delle attività e un allentamento delle misure previste dalla situazione di emergenza non lascia ben sperare per le attività di intrattenimento e di tipo ricreativo. Ogni dichiarazione, ogni indiscrezioni di questi giorni conferma in modo lapidario che per un ritorno alla normalità dovremmo aspettare ancora molto. Le ultime decisioni sul dopo-13 aprile, la possibile estensione del lockdown e a quali condizioni, ci confermano la ferma intenzione dell’Esecutivo di concedere un allentamento alle misure restrittive solo e unicamente in condizioni di ragionevole sicurezza.

La comprensibile preoccupazione e i timori sulla sostenibilità di una simile situazione per migliaia di imprenditori del settore del gioco non dovrebbe perciò alimentare false speranze sul fatto che si possa tornare presto alla normalità. E soprattutto, quale potrebbe essere la normalità dopo una tragedia di questa portata? Non si tratta infatti semplicemente di tornare ad aprire sale giochi, o sale bingo, piuttosto che riprendere la vendita di una giocata al Superenalotto così come si libera lo scaffale di quaderni e pennarelli di un supermercato o di una tabaccherie (cosa che probabilemnte succederà a giorni).

Quello che ci fanno intendere attraverso la rilettura delle riflessioni di esperti e decisori è un vero e proprio stravolgimento del modo di ‘vivere’, con prevedibili e comprensibili conseguenze anche sul modello di vendita dei prodotti di gioco: che sia una cartella del bingo o una giocata alle slot.

Pensiamo, ad esempio, alla possibilità che la riapertura di certe attività commerciali, sulla cui pericolosità in termini di rischio di contagio da prossimità si è detto molto, possa essere condizionata al rispetto di limiti di età. Persone anziane e a rischio, cioè, messe in condizioni di non rischiare il contagio. Una sorta di limite di età al contrario, con persone anziane tenute lontane dagli esercizi di gioco.

L’ennesima ‘mazzata’ per molte attività che sappiamo essere frequentate spesso da non ‘giovanissimi’. Dalle sale Bingo, alle sale scommesse, passando anche per molti giochi a estrazione il cui ‘cluster’ di riferimento sappiamo essere tra gli ‘anta’. Conseguenza sicuramente di una serie di fattori, a partire da quello demografico, così come di una precisa politica di ‘allontanamento’ dei giovani rafforzata dall’introduzione del limite di età e da una ‘comunicazione’ attenta sui rischi dei giochi.

Detto in parole povere cosa dobbiamo aspettarci per il dopo emergenza se l’apertura sarà condizionata sulla base del divieto di avvicinamento da parte ‘di anziani’ e per fasce d’età?