Una azienda che opera nella gestione di apparecchi da intrattenimento è ricorsa al Tar Lazio in quanto destinataria di un provvedimento con il quale l’Amministrazione dei Monopoli di Stato ha disposto la cancellazione dal registro degli operatori del gioco.

Il TAR Lazio, con sentenza del 23 novembre scorso, ha accolto il ricorso del gestore rappresentato e difeso dall’avvocato Francesco Badolato.

Il ricorso.

La ricorrente è un operatore economico che svolge la propria attività nell’ambito del gioco pubblico mediante apparecchi appartenenti alla tipologia di cui all’art. 110, comma 6, del r.d. 18giugno 1931, n. 773 (T.U.L.P.S.).

La stessa provvedeva in data 16 gennaio 2020 al versamento a mezzo home banking della somma di Euro 150,00 prevista dal Decreto Direttoriale 2011/31857/GIOCHI/ADI del 9 settembre 2011 ai fini dell’iscrizione all’Elenco degli operatori Ries di cui all’art.1 comma 533 della Legge 266/05 e s.m.i.

Sulla base di tale attestazione, la ricorrente riteneva di aver assolto all’obbligo tributario sulla stessa gravante e, pertanto, inoltrava la richiesta di rinnovo autocertificando l’avvenuto pagamento del tributo per l’anno 2020.

In realtà il 3 settembre 2020, la ricorrente riceveva a mezzo pec da parte dell’Amministrazione resistente la comunicazione del provvedimento di cancellazione dall’Elenco degli operatori Ries  fondata sulla violazione dell’art.4 del Decreto Direttoriale  in ragione del fatto che non risultava effettuato il versamento della somma di 150 Euro richiesta per ottenere il rinnovo dell’iscrizione.

Per il Collegio dall’esame della documentazione versata in atti, risulta che nel momento in cui la ricorrente ha disposto il versamento del tributo di 150 Euro richiesto ai fini del rinnovo dell’iscrizione nell’Elenco Ries, la stessa riteneva che il pagamento fosse andato a buon fine in ragione del fatto che il sistema Entratel aveva generato un messaggio che attestava la regolarità dell’operazione.

 Nonostante non sia chiara la ragione che ha impedito il perfezionamento del pagamento correttamente e tempestivamente disposto dalla ricorrente, il Collegio ritiene che nella fattispecie il provvedimento di cancellazione dall’Elenco, per le peculiari circostanze di fatto illustrate, si appalesi illegittimo per contrasto con i principi di proporzionalità e ragionevolezza dell’azione amministrativa.

La violazione del principio di proporzionalità rileva, in particolare, sotto il particolare profilo della necessarietà del provvedimento in quanto, come già rilevato in recenti precedenti di questa Sezione cui si fa espresso rinvio (cfr. Tar Lazio nr.7849, 8 dell’8 Luglio 2020), per il caso di omesso o irregolare versamento del tributo ben potrebbe l’Amministrazione adottare la misura, non prevista dal Decreto in questione, della sospensione dall’Elenco Ries fino alla regolarizzazione del versamento che concilierebbe il rispetto dei requisiti per il rinnovo con il minor pregiudizio possibile per l’attività economica.

Nel caso di specie, inoltre, la ricorrente ha rilevato la mancata ricezione del provvedimento di avvio del procedimento e l’Amministrazione non ha, di contro, depositato la prova del recapito della comunicazione suddetta.

La mancata ricezione della comunicazione di avvio del procedimento rileva sotto due aspetti: da un lato, non ha consentito alla ricorrente di avvedersi in data anteriore all’accertamento della contestata violazione del mancato perfezionamento del pagamento e, quindi, non le ha consentito di regolarizzare la propria posizione prima dell’accertamento stesso, dall’altro lato, non ha consentito nemmeno all’Amministrazione di valutare le circostanze di fatto dedotte dalla ricorrente solo in sede di giudizio che avrebbero ben potuto condurre ad un esito diverso del procedimento in questione.