Il Tar della Valle d’Aosta ha respinto il ricorso di una società contro la delibera del Comune di Quart relativa alla mappa dei luoghi sensibili, volta al contrasto della ludopatia, e contro il rigetto, da parte del questore di Aosta, del rilascio di licenze per l’attività di raccolta scommesse e videolottery. Con il via libera al cambio di destinazione d’uso da parte del Comune, nel gennaio 2020 era partito l’iter per realizzare la sala scommesse all’interno di un locale.

Poi nel maggio dello stesso anno la giunta comunale aveva approvato la mappa delle zone che non possono ospitare sale da gioco, tra cui rientra il locale che avrebbe dovuto essere trasformato in sala scommesse. A meno di 500 metri si trovano infatti sei “attività ricreative sportive”. Di qui il ricorso della società al Tar.

“Pur trattandosi di attività private rivolte prevalentemente ai propri associati”, secondo i giudici rispondono “a quelle esigenze di tutela rafforzata per l’indiscussa presenza di forme qualificate di aggregazione antropica in contesti lato sensu culturali e di sviluppo, come singoli o formazioni sociali, della complessiva personalità umana”. Per questo “non appare irragionevole né esorbitante dal perimetro normativo primario la scelta comunale, e di riflesso quella questorile reitettiva della specifica istanza di autorizzazione”.

Inoltre “la numerosità dei luoghi sensibili individuati”, pur “potendo di fatto determinerebbe il divieto assoluto sull’intera area e non su parti di essa (cd. ‘effetto espulsivo’), appare proprio coerentemente finalizzata a quella finalità di protezione del primario bene-salute, sia pure, ove possibile, realizzando una equilibrata distribuzione sul territorio dell’offerta di gioco pubblico”.

Riguardo alla misurazione dei 500 metri in linea d’aria (su cui la società ricorrente aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale, ritenuta infondata dai giudici), il criterio “non pare di per sé incoerente o contraddittorio rispetto alla finalità perseguita dal legislatore, ovvero quella di prevenire la ludopatia “allontanando” i punti in cui si raccoglie il gioco pubblico dai luoghi “sensibili”, perché non è dato ipotizzare situazioni in cui il ricorso a questo criterio consentirebbe di collocare quei punti più vicino a questi luoghi di quanto avverrebbe mediante misurazione della distanza secondo il percorso pedonale più breve. La discrezionalità riconosciuta al legislatore nella scelta di quale criterio di misurazione della distanza dai luoghi “sensibili” adottare, tra quelli astrattamente possibili, non sembra dunque essere stata esercitata in maniera irragionevole”.

Infine, “non sussiste la denunciata sproporzione tra la tutela della salute e la libertà d’impresa, perché è rimasto indimostrato l’assunto che l’adozione del criterio di misurazione della distanza in linea d’aria impedirebbe l’esercizio del gioco su tutto il territorio regionale”.