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(Jamma) – Nei 12 mesi che intercorrono tra novembre 2017 e dicembre 2018, saranno espulsi gli apparecchi da gioco lecito installati in Piemonte, Emilia Romagna, Liguria, Abruzzo, Basilicata, Puglia con un decremento “effettivo” – sul periodo – di raccolta erariale (PREU awp e VLT) di circa 2,4 miliardi di euro, oltre al licenziamento definitivo di migliaia di addetti (e conseguente estinzione del rispettivo “flusso contributivo”).

Nel dettaglio “il calendario” dei territori interessati dal periodo sopra evidenziato:

1. Piemonte: 30 Novembre 2017, termine ultimo per la “espulsione” degli apparecchi dalla rete generalista di bar, tabacchi, circoli privati, esercizi commerciali.

2. Emilia Romagna: Dicembre 2017, termine ultimo previsto per la “notifica di chiusura” a tutte le location dedicate “sotto-distanza” che non abbiamo già attivato la procedura di “de-localizzazione periferica” dell’attività.

3. Liguria: Giugno 2018, scadenza della proroga concessa della Giunta Regionale rispetto alla data originariamente prevista dalla normativa.

4. Abruzzo: Ottobre 2018, scadenza di tutte le autorizzazioni.

5. Basilicata: Ottobre 2018, scadenza di tutte le autorizzazioni.

6. Puglia: Dicembre 2018, scadenza di tutte le autorizzazioni.

Al cospetto di queste tempistiche, si sovrappongono le ordinanze orarie già vigenti nei Comuni delle Regioni citate, unitamente ad una pressione fiscale (PREU) azzerante la marginalità operativa delle aziende di gestione (e di conseguenza delle imprese di costruzione e distribuzione).

L’approccio “industriale” attivato da AS.TRO a contrasto di siffatta criticità di sistema mira ad inserire “il settore” nell’agenda politica nazionale, e a individuare soluzioni che scongiurino, almeno, le conseguenze più irreversibili per imprese, lavoratori, erario.

Nondimeno, AS.TRO continuerà a percorrere anche i confronti “locali”, affinché i “legislatori regionali” artefici delle “espulsioni” possano correttamente configurarsi gli effetti di “sistema” dei provvedimenti adottati, unitamente alle responsabilità politiche e sociali conseguenti alle insorgenze di così massicci e improvvisi decrementi occupazionali nei loro territori.

La complessità del quadro politico interno rende incauta qualsiasi forma di ottimismo fine a se stesso, dal quale ci si dissocia culturalmente, prima ancora che strategicamente, ed impone a molti operatori scelte “decise”, non procrastinabili, ma soprattutto consapevoli.
Un’azienda che deve onorare buste paga, rate di mutui e di garanzie, e che si prefigge di chiudere il bilancio con una possibilità di aprirne un altro, si affida al “proprio” imprenditore, e alla sua capacità di individuare i percorsi da sostenere per mutare un orizzonte che ancora oggi vede nel gioco lecito un corpo estraneo del sentire comune del Paese.

Non è possibile pensare che “tutti” convergano su una visione comune dei percorsi più utili, ma è verosimile attendersi che “tutti” sappiano correttamente valutare la ristrettezza dei tempi e il delicatissimo equilibrio su cui si basa “il margine” di azione della rappresentanza, cui non spetta “fare il mercato ideale”, ma riconoscere quello che esiste e quello che ha i “fondamentali” per proseguire in un futuro che, in uno Stato come l’Italia, non sarà mai né facile né banale.

AsTro

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