Nuove critiche al progetto di regole tecniche per gli apparecchi di puro intrattenimento (es. videogiochi e apparecchi meccanici) inviato dalle autorità italiane a Bruxelles per essere esaminato prima della sua adozione.

Dopo i contributi/osservazioni depositati nei giorni scorsi dagli operatori italiani, imprese del comparto, a quanto risulta a Jamma.it si aggiunge una nuova osservazione per cui è stata richiesta la riservatezza (come previsto dalla procedura) .

In questo contributo si parla di discriminazione, violazione della libertà di circolazione delle merci e di molto altro.

 

Oggetto: Segnalazione in merito alla notifica  2021/97/I – Progetto di regole tecniche di produzione, importazione e verifica degli apparecchi da intrattenimento senza vincita in denaro di cui all’art. 110 comma 7 del Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 e successive modificazioni (TULPS)

La presente per sottoporVi segnalazione su diversi aspetti errati sia procedurali che tecnici riferiti alla  notifica 2021/97/I, rammentandoVi  sommessamente che il precedente Decreto notificato con il numero 2016/211/I non è mai stato emanato e che una piccola parte del Decreto Interdirettoriale prot. 1584/CGV, del 20 aprile 2010 – Notifica 2010/0282/I (modifiche al Decreto Interdirettoriale  dell’8 novembre 2005 n. 133/UDG.

 

 

“Preventivamente è doveroso premettere che il quadro normativo, nell’ambito del quale l’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli  è costretta ad operare nel dare attuazione alla delega di cui all’art. 104 del decreto legge n. 104/2020, è (a giudizio unanime degli operatori che insieme allo scrivente, a cui hanno conferito delega a rappresentarli, sottopongono alla Vostra attenzione, è del tutto inadeguato e controproducente a consentire l’immissione sul mercato italiano di prodotti che possano rispondere all’interesse del pubblico, ma anche dei sempre citati “motivi imperativi di interesse generale (come la difesa del consumatore)”, scusante  a cui troppo spesso anche la Commissione DG IMPRESE argomenta le sue risposte ai denuncianti per non intervenire nel merito specifico.

 

Sintetizzando quindi i punti per cui si chiede la revisione e l’eventuale apertura di una procedura d’infrazione sono i seguenti:

Il decreto notificato discrimina i medesimi prodotti di gioco, rispetto a chi opera con gli stessi apparecchi se adibiti agli spettacoli viaggianti che gestiscono un’attività di pubblico spettacolo con la licenza di cui all’art. 69 del TULPS, a differenza dei gestori si sale giochi tradizionali o pubblici esercizi come bar e  tabaccherie di cui all’art. 86, leggasi a conferma il comma 5  Art. 22 Legge  27 dicembre 2002 n. 289.

Costi per certificazioni di apparecchi meccanici (inutile e deleteria nonostante le promesse evidenziate ma non attuate nel Decreto inviato alla notifica). La verifica tecnica dal costo non inferiore alle 3.500 euro ad apparecchio ( se dia possibile spendere tale cifra per giochi innocui come calciobalilla ( il cui costo di vendita si aggira mediamente sui 500/800€), carambole, bigliardi e gli altri giochi , il che fa si che la non economicità e l’impossibilità del mercato italiano di poter importare uno qualsiasi dei prodotti offerti, per le cause sopracitate.

 

Costi ulteriori per l’iscrizione al futuro registro da parte dei produttori di apparecchi comma 7 del 110 TULPS e le attuali sottocategorie AM1, AM2,AM3,AM4,AM5 e AM6 ora in avanti inquadrate negli apparecchi comma 7 – c bis e 7 c-ter e dei proprietari dei medesimi , vedasi articolo 27 del decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124, convertito con modificazioni con legge 19 dicembre 2019, n. 157, che ha istituito il Registro unico degli operatori di gioco costo euro 2.500 per i produttori e 500 euro per i possessori.

Fino ad oggi valeva l’iscrizione all’elenco dei soggetti di cui all’art. 1, comma 533 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, come modificato dall’articolo 1, comma 82, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (cd elenco RIES)  Iscrizione al Registro Unico degli operatori di gioco – pdf –  e riguardava solo i giochi in concessione e con vincita in denaro .

Il futuro Registro menzionato nel decreto notificato ne è stata rinviata l’attuazione a causa pandemia Covid – 19 al 1°maggio 2021 e forse slitterà ulteriormente causa attuali chiusure per lockdown di tutte le sale giochi e locali pubblici in cui vi sono installati gli apparecchi da gioco.

 

Il Decreto è in contrasto con Direttiva 123/2006/CE (C.d. “Direttiva Servizi” o “Direttiva Bolkestein”), così come recepita dal legislatore interno con il D. Lgs. n. 59/2010 attuativo della citata Direttiva, all’art. 7, lettera d) conferma che tra i servizi esclusi dall’applicazione del decreto, risultano esclusivamente “il gioco d’azzardo e di fortuna comprese le lotterie, le scommesse e le attività delle case da gioco…” (intendendosi per “gioco d’azzardo” qui servizi di gioco con distribuzione di vincite in denaro).

Com’è noto, ai sensi dell’art. 2, comma 2, lettera h) della C.d. “Direttiva Servizi”, rubricato “Campo di applicazione”, la stessa non si applica alle “attività di azzardo che implicano una posta di valore pecuniario in giochi di fortuna, comprese le lotterie, i giochi d’azzardo nei casinò e le scommesse

Da parte sua, il “Manuale per l’attuazione della direttiva servizi”, predisposto dall’Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee, ha chiarito che “l’esclusione di cui all’articolo 2, paragrafo 2, lettera h), comprende i servizi che implicano una posta di valore pecuniario in giochi di fortuna”, mentre “i giochi di abilità le macchine da gioco che non danno premi o che danno premi unicamente sotto forma di giocate gratis non rientrano invece nell’esclusione e sono pertanto comprese nel campo di applicazione della direttiva servizi e violazione del principio di proporzionalità ex art. 1 prot. 1 CEDU alla luce dell’ art. 117 Cost.

 

Sproporzione fra l’intento di ADM di voler bloccare i cosi detti “TOTEM” e i principi elaborati dalla Corte di giustizia dell’Unione europea in materia di libertà di stabilimento.

 

Mancanza di qualsiasi certezza sul parco apparecchi esistenti e su eventuale tempi e modi di messa a norma con nuova legge e decreto notificato.

 

Perdurare di obblighi o vincoli all’importazione di prodotti di puro intrattenimento comma 7 soprattutto usati e di campioni di nuovi con l’impossibilità di immetterli sul mercato per testarne la loro economicità o gradevolezza ai giocatori italiani. Nel decreto in questione manca una norma prevista nel precedente decreto notifica 2016/211/I all’art.10 comma 5  permetteva l’uso in prova di alcuni campioni di apparecchi per 30 giorni, per verificarne l’appetibilità verso il pubblico.

Manca completamente una norma transitoria per tutto il parco apparecchi tutt’ora esistente, ovvero una moratoria, manca la chiarezza di capire come funziona veramente il mondo dell’amusement ovvero del gioco da puro divertimento.

 

Paralisi di qualsiasi attività e innovazione per poter ridare nuovo vigore alle attività di sale giochi di puro divertimento non solo ledono la libertà d’impresa o stabilimento violando gli art.34 e 36 del TFUE, , il paradosso è che un produttore di videogiochi italiano potrebbe esportare un prodotto costruito in Italia e il medesimo prodotto non lo potrebbe importare perché per installarlo in un pubblico esercizio lo impediscono con regole certosine e poco efficaci, si chiede quindi il ritiro o la modifica del Decreto notificato e quantomeno l’esclusione da tale procedura degli apparecchi meccanici ed elettromeccanici che come esposto non comportano alcun rischio ne per il consumatore finale ne tantomeno per eventuali usi impropri che l’amministrazione statale ha ventilato.

Ultima questione fiscale e legata alla pandemia questi apparecchi comma 7 del 110 TULPS sono sottoposti all’imposta sugli intrattenimenti (ISI) lo scorso anno l’hanno pagata interamente nonostante causa Covid – 19 le sale giochi e i locali pubblici sono stati chiusi 3 mesi da marzo a giugno e poi altri 75 giorni da metà ottobre a fine anno, tutt’ora tali locali sono ancora chiusi e lo Stato italiano non minimamento considerato di fare slittare tale imposta che scadeva il 16 marzo u.s. con la data di riapertura dei locali, questa è la scarsa considerazione che lo Stato italiano ha del settore dell’amusement, nonostante i proclami e nell’open hearing”.