La Commissione Tributaria Regionale di Firenze, con sentenza pubblicata lo scorso giovedì 19 settembre, ha accolto l’appello proposto da un esercente avverso la sentenza della CTP di Prato, condannando l’Amministrazione Finanziaria alle spese legali di entrambi i gradi di giudizio.

L’esercente in questione, nel 2011, subiva il sequestro amministrativo da parte della GdF di 2 apparecchi da intrattenimento, in quanto ritenuti sprovvisti dei titoli autorizzatori prescritti dalla normativa. L’organo accertatore contestava l’illecito amministrativo extra-tributario previsto dall’art. 110, comma 9 T.U.L.P.S. e a detta contestazione seguiva la confisca.

L’Agenzia delle Dogane elevava un successivo Processo verbale di constatazione, informando il contribuente che, in relazione a detti apparecchi, avrebbe proceduto al recupero del PREU per l’anno 2011.

Con successivo avviso di accertamento, l’Ufficio, rigettando le osservazioni presentate dal contribuente, procedeva al recupero del PREU per il 2011, per un ammontare di € 7.485,88, oltre a sanzioni per € 9.881,36 e relativi interessi.

L’esercente proponeva ricorso in Commissione Tributaria Provinciale di Prato, deducendo, tra gli altri motivi, come gli apparecchi sequestrati non rientrassero nella categoria di cui all’art. 110, c. 6 T.U.L.P.S., bensì in quella dell’art. 110, c. 7 del T.U.L.P.S. (cd. “videogiochi”) e che, pertanto, il recupero impositivo del “PREU” fosse illegittimo, in quanto il prelievo erariale unico può appunto concernere i soli apparecchi di cui all’art. 110, c. 6 del T.U.L.P.S. – ossia le “AWP” e le “VLT” –, cioè quelli che erogano vincite in denaro, ai sensi dell’art. 39-quater, comma 2, D.L. n. 269/2003: “il prelievo erariale unico è dovuto anche sulle somme giocate tramite apparecchi e congegni che erogano vincite in denaro”.

Il ricorrente deduceva anche che il verbale di sequestro presupposto, oltre a non contenere l’enunciazione delle disposizioni tecniche pretese violate, non descriveva le caratteristiche dei menzionati congegni, e dunque non accertava in questi la principale caratteristica degli apparecchi da gioco di cui all’art. 110, comma 6 T.U.L.P.S., ovverosia la distribuzione di vincite in denaro.

La sentenza della Commissione Tributaria di Prato n. 1183/IV/2017 respingeva il ricorso del contribuente ritenendo che fosse stata modificata la scheda di gioco e che la circostanza avrebbe permesso di trasformare gli apparecchi da intrattenimento in apparecchi con “giochi a rulli virtuali” asseritamente uguali a quelli in uso su macchine di cui all’art. 110, c. 6/a del TULPS e che pertanto, al pari di queste, sarebbero soggetti al pagamento del PREU.

Con appello ritualmente notificato, tramite l’assistenza dell’Avv. Niccolò Cianferotti dello Studio Legale Benelli, l’esercente adiva la Commissione Tributaria Regionale di Firenze, la quale, in accoglimento dello stesso e in riforma della sentenza di primo grado, annullava l’avviso di accertamento con le seguenti motivazioni: “il rilievo concernente le asserite manomissioni degli apparecchi non risulta condivisibile in quanto privo del benché minimo elemento fattuale a sostegno. Infatti, analizzando gli atti della GdF (pvc e verbale di sequestro datati 20.4.2011) non è dato ricavare in nessuna parte di essi che le macchine fossero in grado di erogare vincite e che, soprattutto, le stesse fossero state manomesse. Peraltro, come correttamente osservato dall’appellante, negli atti della GdF non è neppure rinvenibile alcuna descrizione tecnica degli apparecchi sequestrati. Ne consegue che la decisione appellata si fonda su di un evidente travisamento del fatto e deve essere riformata, superflua apparendo la disamina degli altri motivi di appello, evidentemente assorbiti dall’accoglimento del primo”.

La corretta motivazione della sentenza ribadisce il fondamentale principio di diritto dell’onere della prova, disciplinato dall’art. 2697 c.c.: “Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento. Chi eccepisce l’inefficacia di tali fatti ovvero eccepisce che il diritto si è modificato o estinto deve provare i fatti su cui l’eccezione si fonda”.

Ebbene, nel procedimento e contenzioso tributario è l’Amministrazione finanziaria, la quale vanta un credito nei confronti del privato, a dover fornire la prova dei fatti costitutivi della propria pretesa impositiva.

L’Amministrazione, infatti, assume il ruolo di attore in senso sostanziale, vantando nei confronti del contribuente una maggiore pretesa fiscale, nel caso di specie costituita dal PREU e dalle relative sanzioni.

Al contribuente, invece, in qualità di attore formale, spetta l’onere di provare i fatti impeditivi, estintivi o modificativi della maggiore pretesa avanzata dall’Ufficio.

Nel caso di specie, l’Ufficio non ha provato l’asserita manomissione degli apparecchi, né, soprattutto, la presunta distribuzione di vincite in denaro tramite gli stessi. Pertanto, come hanno correttamente ritenuto i Giudici fiorentini, è venuto meno l’indefettibile presupposto alla base del recupero impositivo del PREU.

In conclusione, i Giudici di secondo grado hanno correttamente preso atto della mancanza dei presupposti di legge alla base dell’atto impositivo, annullandolo.

 

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