“Riaprire ad ogni costo non serve.
Mancano i presupposti perché attività come quelle legate al gioco – ma più in generale all’intrattenimento – possano ripartire.
Anche qualora riaprano a singhiozzo le varie Regioni mancherebbe il presupposto principe: il consumatore.
Deve essere valutata sia l’assenza di certezze da parte del consumatore in una situazione sanitaria, almeno dal punto di vista percettivo, compromessa; sia il distacco dall’esercizio ospitante, quale sia bar o sala, che a questa quarantena hanno pagato un prezzo in termini economici altissimo.

E’ un’occasione irripetibile per cambiare le cose. Penso agli attacchi della politica, alle prese di posizione assurde delle varie – e prezzolare a mio modo di vedere – associazioni no slot.
Penso agli psicologi che curano una dipendenza che si e rivelata meno molto meno dipendenza di ciò che si pensava

Si questo, anche su questo, occorrerà riflettere.

Serve un cambio di marcia. Non riaprire domani significa portare la politica a un confronto, finalmente serio, sul ruolo che il comparto svolge.

Senza questo, se non saremo scevri dall’accettare le riaperture a singhiozzo e l’accattonaggio a noi da sempre riservato,reateremo comunque indesiderati commensali a una tavola sempre più povera e piccola.

Oggi tutti sono in difficoltà. Grandi holding o piccole imprese famigliari. I nostri dipendenti purtroppo subiscono la cassa integrazione ma è solo l’antipasto di ciò che spettera’ loro qualora le cose non dovessero cambiare. Magari non sarà fra un anno, forse due, tre.
Ma questo settore o cambia filosofia e accetta il sacrificio a fronte dell’apertura di un tavolo politico serio e nuovo, oppure sarà nostra responsabilità la futura tragedia occupazionale del settore. Finiremo. Finiremo per gradi, qualcuno sarà ricco, altri meno. Qualcuno sarà inglobato in aziende più grandi, altri scompariranno silenziosamente. Non sarà colpa di nessun altro: solo nostra.
O oggi si cambia o non vi saranno altre occasioni.
Basta pensare di essere migliori e per questo salvati di diritto. Siamo uguali. Piccoli, grandi: siamo parte di un ingranaggio rotto.

Teniamo chiuso finché la politica non verrà a comprendere il perché delle nostre rimostranze. Il perché delle nostre difficoltà. Il perché delle nostre continue rincorse a un business oramai impossibile.
Le nostre aziende, così come le vite di molti di noi, sono in pausa.
Facciamo che questa lunga pausa sia una rincorsa per chiedere ed ottenere di più.
Abbiamo sempre minacciato di spegnere le macchine. Oggi basta solo minacciare di non riaccenderle.
E’ molto più semplice.
Interrompere un business e’ complicato. Ma oggi l’opportunità negoziale che si prospetta e’ inedita e quasi stordente per la forza che esprime.
Una forza che sa di futuro.
Non facciamoci scappare l’opportunità di dire No.
E di essere, finalmente, padroni un po’ del nostro futuro. Francesco Gatti