gatti bakoo

“Apprendo con enorme piacere come finalmente qualcuno di preparato quale il dott. Sacchetti, ha preso posizione in merito alla questione ludopatia. Si apre uno squarcio in quello che, al di là delle opinioni di qualche auto-proclamato esperto di settore, abbiamo sempre considerato il vero problema: l’accesso culturale al fenomeno del gioco da parte della comunità medica”. Così in una nota l’Ing. Francesco Gatti (Bakoo spa).

“Per comunità medica intendo quella psichiatrica in quanto la psicologia, a mio avviso, non ha basi specifiche di supporto alle affermazioni che tanti saccenti, questi si, portano trionfanti quali assolute verità.

Il gioco e diventato un fenomeno: un fenomeno sociale, oramai ridimensionato e ridotto a bancomat per lo stato, un fenomeno mediatico, anch’esso oramai carente di interesse, un fenomeno medico, smontato ora dal prof. Sacchetti che lo ha ricondotto dove deve essere, ovvero nell’ambito delle attività umane.

Il gioco può essere dannoso certo, ma se non si fosse iniziato a dire le cose come stanno saremmo ancora in balia delle opinioni, perché poco più le considero, di questo o quello “specialista” di turno. Quando mi soffermo a parlare con questi pseudo-guru – prosegue Gatti – la domanda dalla quale non escono é sempre la stessa: quanti ne hai curati? La risposta è sempre uguale, distorta, farfugliata. Nessuno. Adducendo vari motivi fra i quali spicca la presenza delle macchine sul territorio. Balle. Perché per curare la ludopatia bisogna curare la persona e il suo disagio pregresso.

La ludopatia e’ il riflesso non il male. Non si può curare una cosa che da sola non esiste. Occorre curare il motivo. E il motivo è spesso la solitudine, la depressione, e via dicendo. Le stesse fonti di altri problemi: alcol e droga. Problemi che hanno dimensioni e impatto sociale enormemente più elevati.

Esistono collegamenti evidenti con l’ambiente e come dice sacchetti, confermato da tanti altri psichiatri, non si previene limitando ma facendo informazione. La cultura e’ la chiave. Probabilmente in Piemonte pensano ancora di essere nel medioevo.

Si esaspera tutto. Perfino il gioco per i bambini che diventa l’accesso all’inferno del gioco d’azzardo. Sarebbe come dire che se mio figlio gioca a calcio balilla probabilmente da grande diventerà un calciatore. Siamo al paradosso del ridicolo. La mia stima e riconoscenza al dott. Sacchetti che ha svelato finalmente la reale situazione dal punto di vista medico” conclude Gatti.

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