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Il nome di José Guirao (nella foto) non dice molto agli italiani, un perfetto sconosciuto se non fosse per il fatto che ricopre l’incarico di ministro della Cultura in Spagna. Pochi giorni fa, nei giorni in cui normalmente gli esponenti della politica italiana si fanno ritrarre in località turistiche più o meno alla moda, il ‘nostro’ Josè era a Colonia, in Germania, per partecipare alla più importante manifestazione dedicata al videogioco. E non era solo. Con lui c’era il Segretario di Stato per Digital Advance a manifestare il pieno sostegno del governo all’industria spagnola del videogioco. “L’industria dei videogiochi è uno dei settori chiave del XXI secolo e uno dei capisaldi della cultura digitale  con le sue radici ben salde su quello che è il punto di incontro tra tecnologia e cultura ” ha detto il Ministro della Cultura José Guirao per sottolineare le ragioni della sua ‘missione’. Inoltre, il ministro ha rivendicato la natura autenticamente internazionale del videogioco sostenendo la necessità di “progetti più grandi di respiro internazionale” e che aiutino a “rafforzare il settore”.

Il Segretario di Stato per il progresso digitale, Francisco Polo, ha elogiato il ruolo di un’industria che sta chiaramente “creando occupazione di qualità contribuendo alla crescita della Spagna” . Ha anche affermato la necessità di scommettere sugli sviluppatori attraverso “finanziamenti, accesso ai talenti e una spinta alla loro visibilità pubblica” .

La partecipazione alla manifestazione è stata anche l’occasione per il ministro per incontrare le imprese e gli sviluppatori spagnoli e di avviare un confronto su possibili collaborazione anche in prospettiva di eventi dedicati a questa forma di intrattenimento che verranno organizzati in Spagna nei prossimi mesi.

Solo poche settimane prima i due videpremier italiani, Salvini e Di Maio, rispettivamente Ministro degli Interni e del Lavoro e sviluppo economico, pubblicavano post sulla loro pagina facebook come protagonista il flipper. Nel caso di Di Maio un vero e proprio elogio al ritorno a questa forma di intrattenimento popolare da preferire all’ ‘azzardo’.

Un approccio ben diverso da quello del ministro spagnolo, dall’omologo italiano Bonisoli che alla sua prima ‘sparata’ ha detto di non credere che serva a molto dare soldi ai giovani per comprarsi dischi e libri, riferendosi al bonus cultura per i diciottenni. Poco dopo ha annunciato l’idea di cancellare le domeniche gratis nei musei. Nemmeno una parola su videogiochi e similari, almeno per ora. E forse la dobbiamo considerare una fortuna. Nonostante il fermento creativo l’Italia del videogioco procede con una certa fatica. Risulta arduo competere con Francia, Inghilterra e Polonia, che da anni trainano il settore europeo. In questi Paesi esistono misure di sostegno dedicate al settore e, in generale, è presente un ecosistema più favorevole alla produzione di videogiochi: dalle infrastrutture, alla burocrazia, passando per la formazione dei professionisti e delle imprese, delle risorse disponibili.

Ben peggiore la situazione degli apparecchi da intrattenimento nei locali pubblici. La normativa ne attribuisce la competenza all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Burocrazia asfissiante e costi proibitivi hanno letteralmente azzerato un settore nel nome del contrasto al gioco irregolare. Come se il problema fosse davvero questo tipo di apparecchio. La cosa peggiore è che questo governo, ha rifiutato e sta continuando a rifiutare, il confronto con il mondo dell’apparecchio da intrattenimento e con quello del gioco legale. Altro che partecipazione alla fiera del videogioco e trasferta in Germania!

Il social, abbiamo visto, fa miracoli. Il governo del selfie continua a mietere consensi e like. Ma per promuovere una ‘cultura’ e incentivare una industria serve ben altro. Dopo il post ci aspetteremmo qualcosa di concreto. Magari di trovare un sottosegretario con delega ai giochi o all’intrattenimento che ne sappia qualcosa di più di una tale Lucia Borgonzoni ( per l’appunto sottosegretario alla Cultura) che in un intervista ha detto “Leggo poco, studio sempre cose per lavoro. L’ultima cosa che ho riletto per svago risale a tre anni fa. Ora che mi dedicherò alla cultura magari andrò più al cinema e a teatro”. Che non ci scappi, nel pieno di una attività così frenetica, anche una visita, non diciamo ad una fiera del videogioco, ma almeno ad una sala giochi di provincia. Così tanto per farsi una idea.

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