Per Jamma le valutazioni dell’avv. Marco Ripamonti (nella foto), che continua a seguire da vicino le vicende riguardanti la posizione di sale gioco e scommesse.

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Così si è espresso il professionista, da moltissimi anni impegnato negli ambiti giuridici riguardanti i comparti:

Continuo a seguire le esternazioni degli esponenti politici di governo e di opposizione ed ho esaminato il decreto da ultimo emesso, rilevando come il Governo abbia scelto di tenere sospese le attività di sale gioco e scommesse, senza dedicarvi più di una riga e liquidando il tema così. Nè, peraltro, ho riscontrato alcun particolare interesse alle esigenze di tali comparti da parte degli esponenti dell’opposizione. In definitiva, ciò che mi sembra ormai chiaro è che gioco e scommesse legali siano argomenti invisi ed imbarazzanti per i nostri politici ed esponenti di governo, ma nel contempo, all’occorrenza, anche utili sotto il profilo delle imposizioni fiscali e sanzionatorie e, peggio ancora, ottimi argomenti per facile demagogia e per mietere il consenso delle platee di benpensanti, sopratutto in periodi di campagna elettorale imminente.

Dimostrazione di ciò è la totale indifferenza, se non ostilità, con cui tali comparti, nell’attuale contesto, vengono considerati, che stride con i reiterati aumenti del PREU da sempre attuati ed anche con machiavelliche operazioni risalenti  ad appena qualche anno fa. Mi riferisco, per fare un esempio riguardante il comparto scommesse, all’affaire della c.d. procedura di regolarizzazione per emersione dei centri operanti collegati a bookmaker intra unione europea privi di concessione, disposta con legge di stabilità del 2015 e replicata per l’anno successivo ed intervenuta, se non vado errato, sotto la guida  chi sta sostenendo anche il Governo attuale.

Ebbene, sul tema della detta regolarizzazione, la Relazione Tecnica alla Legge di Stabilità elaborata dalla Ragioneria dello Stato così testualmente riportava: <Ipotizzando che dei 7.000 soggetti interessati soltanto la metà optasse subito per l’emersione, potremmo ipotizzare un incasso alla domanda di circa (3.500 x 10.000) = 35 milioni di euro. A questa cifra andrà poi sommata, benché in assorbimento della fee di ingresso, l’imposta sulla raccolta di cui al comma 643, lettera e), ossia 187 milioni di euro. Per la restante parte di soggetti interessati (ulteriori 3.500), per effetto del comma 644, triplicando, come previsto dalla norma di cui alla lettera g) del predetto comma, il citato importo di 400.000 euro, si ottiene una ammontare medio pari a 1.200.000 euro che, moltiplicato per i 3.500 punti, dà una base imponibile complessiva pari a 4,2 miliardi di euro. Applicando a tale base l’aliquota prevista dalla medesima norma si ottiene un potenziale gettito pari a circa 210 milioni di euro. Il totale annuo, dunque, nella ipotesi di emersione immediata del 50 per cento dei soggetti interessati sarebbe di (210 + 187) = 397 milioni di euro. A ciò si devono aggiungere le sanzioni previste dalla legge, che vanno da un minimo del 120 ad un massimo del 240 per cento. Ipotizzando l’applicazione della sanzione minima e la riduzione di essa ad un terzo, in caso di pagamento in misura ridotta, si avrebbe una sanzione pari a 240 milioni di euro, che in questa sede, per motivi prudenziali, si ritiene di non inserire nella stima di maggior gettito.

Infine, dall’applicazione delle sanzioni amministrative introdotte dalla lettera h) per le violazioni agli obblighi e divieti di cui alle fattispecie previste dalle lettere da b) a f), nonché di quelle già applicabili, in base alla legislazione vigente, alle fattispecie di cui alle lettere a) e g), derivano maggiori entrate che, tuttavia, per motivi prudenziali, non vengono quantificate ai fini delle previsioni di maggior gettito.>

Colpisce il disinvolto pragmatismo fiscale  di un tale ragionamento, a fronte del fatto che tali centri non autorizzati, pure in possesso di titoli autorizzatori rilasciati in ambito Unione Europea, fossero stati oggetto, fino ad allora, di vere e proprie crociate giudiziarie in ossequio al reato di raccolta abusiva di scommesse e nel nome della tutela dell’ordine pubblico.

Ma forse erano ormai intervenuti i tempi della capitolazione, considerando le centinaia di assoluzioni che iniziavano ad essere pronunciate da tutti i Tribunali di Italia basate sulla discriminazione attuata ai danni di diversi operatori europei.

Ebbene, ciò che ora sta accadendo è una nuova e ben diversa discriminazione ai danni di tutti i lavoratori ed imprenditori che operano onestamente in questi comparti del gioco e delle scommesse.

Mi sembra, infatti,  discriminatorio ed irragionevole che siano ancora sospese sale giochi e sale scommesse rispetto alle riaperture di servizi per la persona, quali centri estetici e parrucchieri, nonchè  di somministrazione, quali ristoranti e bar, sicuramente altrettanto meritevoli, ma innegabilmente più rischio contagio, con linee guida e protocolli quali il distanziamento sociale, il contingentamento degli ingressi e la sanificazione degli accessori e dei locali, perfettamente estensibili a sale giochi scommesse.

Il danno che conseguirà a tale insensata discriminazione è ingiusto e meritevole di venire risarcito.

Ricordo che il gioco di Stato, anche se imbarazza la politica, è fonte di ingentissime risorse per l’Erario ed appetibile preda per la criminalità organizzata ed antagonista del gioco clandestino.