Dall’analisi dei dati di bilancio di circa 70 Sale Bingo, nell’ultimo triennio, emerge che la composizione dei ricavi dell’esercizio del Bingo è sostanzialmente la seguente: ricavi da vendita cartelle Bingo; ricavi da apparecchi AWP e VLT; ricavi da ristorazione. Quest’ultima voce occupa una quota percentuale media tra il 5% e il 10% dei complessivi ricavi, generalmente non sufficiente a coprire gli alti costi del personale specificamente dedicato alla ristorazione e quelli per le forniture alimentari. Rispetto alla prima voce, esistono Sale in cui i volumi medi consolidati dei ricavi da vendita delle cartelle superano i 2 milioni di euro, altre in cui si assestano poco sopra il milione di euro. Per quel che riguarda invece la seconda voce, al concessionario della Sala Bingo non spetta l’intero margine di legge riservato ai concessionari delle AWP e delle VLT, ma solo una quota contrattualmente pattuita tra i due concessionari (quello del Bingo e quello degli apparecchi), che varia dal 60 al 70%. Questi ricavi ricadono in un’amplissima forbice che va da circa il 50% fino al 120% di quelli della vendita delle cartelle.
La possibilità di offrire alla clientela i giochi anche tramite apparecchi ha rappresentato certamente uno snodo fondamentale nella vita delle Sale Bingo. La presenza di AWP e VLT assorbe una quota di lavoro molto più bassa rispetto a quella necessaria per la tenuta del gioco del Bingo. Ne consegue che i ricavi che essi generano risultano determinanti per coprire il costo delle risorse occupate nella gestione dei clienti e nella vendita delle cartelle, e di quelle assorbite dalla ristorazione e dai servizi generali. Inoltre, gli standard medi delle Sale in termini di spazi e di logistica hanno permesso e permettono di organizzare la presenza degli apparecchi da gioco senza particolari ulteriori investimenti.

E’ quanto emerge da uno studio dell’Osservatorio Giochi, Legalità e Patologie dell’Eurispes.

Tutti i dati di bilancio presi in esame dalla presente Ricerca – che mostrano tassi di redditività lorda comunque assai moderati – presentano dunque due differenti aree, la prima delle quali, quella dell’offerta del Bingo, è strutturalmente in perdita e non potrebbe sostenersi senza il contributo della seconda, quella degli apparecchi, che è, invece, in attivo. Tuttavia, questo equilibrio, che ha permesso la sostenibilità dell’offerta del Bingo, negli ultimi anni è stato ed è messo a rischio da alcune legislazioni regionali e da diversi regolamenti comunali che tendono a comprimere in via principale l’offerta di altre tipologie di gioco, ovvero le AWP e le VLT. L’adozione di strumenti quali il “distanziometro” e la netta limitazione degli orari dell’offerta ad opera dei Comuni, anche se non direttamente indirizzati all’attività del Bingo, comportano per questa attività una diminuzione dei ricavi da apparecchi da gioco che porta, automaticamente, in sofferenza i bilanci.

Il caso più emblematico è, in questi mesi, rappresentato dalla Regione Piemonte, dove a partire dal maggio 2019 l’entrata in vigore del “distanziometro” anche per i negozi specializzati sta comportando per le Sale Bingo la cessazione dell’offerta di gioco attraverso apparecchi. Inoltre, anche nei rarissimi casi in cui la collocazione delle Sale è fuori dal raggio dei 500 metri prescritti dal “distanziometro”, la compressione degli orari di vendita di gioco attraverso apparecchi – che non è stata differenziata in alcun modo tra esercizi generalisti e quelli, come le Sale Bingo, dedicati all’offerta di gioco pubblici – limita fortemente la loro redditività. Il combinato disposto dei due elementi (“distanziometro” e limitazione degli orari) sta determinando un diffuso stato di crisi del settore e prefigura la chiusura della maggior parte delle attività, con la conseguente perdita di centinaia di posti di lavoro.