Quando, e a quali condizioni, in Emilia Romagna è possibile disporre la riapertura dei termini al solo fine di consentire a un esercizio di gioco legale che intende delocalizzare di presentare la relativa richiesta?

La Regione Emilia Romagna con la legge n. 4 del 2013 ha introdotto “Norme per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate”, modificata con la legge n. 8 del 2018. Invece con la  Delibera della Giunta n. 831/2017 sono state indicate le “Modalità applicative del divieto alle sale gioco e alle sale scommesse e alla nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito”. La Giunta regionale ha successivamente approvato la Delibera n.68 del 21/01/2019 avente come oggetto  le “Modalità applicative del divieto di esercizio dei punti di raccolta delle scommesse (cd. corner) e ulteriori integrazioni alla delibera di giunta regionale n. 831 del 2017”.

Tale delibera ha precisato le modalità per l’applicazione del divieto di esercizio dei punti di raccolta delle scommesse (cd. corner).  L’attività di raccolta delle scommesse che si svolge in locali situati a meno di 500 metri dai cd. luoghi sensibili non potrà protrarsi oltre la scadenza dei contratti di concessione in essere e comunque, comprese le eventuali proroghe, non oltre il 31 dicembre 2019.

Sono state fornite anche precisazioni relative all’ambito oggettivo di applicazione del divieto di nuova installazione. Nel confermare le modalità attuative del divieto di nuova installazione degli apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, del TULPS come definite nella delibera n. 831, si precisa che, in sede di prima applicazione, il controllo sulle nuove installazioni non viene effettuato qualora gli apparecchi siano collocati all’interno di sale da gioco e sale scommesse soggetti, per effetto della mappatura, a chiusura o a delocalizzazione.

Sono state fornite anche integrazioni e precisazioni riguardanti le attività di “Mappatura dei luoghi sensibili e provvedimenti conseguenti sulle attività in corso” E’ previsto che <<Al fine di consentire la progressiva delocalizzazione delle sale gioco e delle sale scommesse, agli esercenti che intendano proseguire la propria attività in zone non soggette a divieto è concessa una proroga fino ad un massimo di ulteriori sei mesi rispetto al termine per l’adozione del provvedimento di chiusura.>>.

Si precisa che il periodo di proroga di sei mesi connesso alla richiesta di delocalizzazione può, in ragione di particolari esigenze che ciascun Comune potrà valutare e dovrà adeguatamente motivare nei relativi provvedimenti, essere ulteriormente prorogato per un massimo di ulteriori sei mesi. Nell’ultimo capoverso del paragrafo “Mappatura dei luoghi sensibili e provvedimenti conseguenti sulle attività in corso” è previsto che <<Nel caso di apertura di nuovi luoghi sensibili che si trovino ad una distanza inferiore a 500 metri da sale gioco e sale scommesse e da locali in cui sono installati apparecchi per il gioco d’azzardo lecito di cui all’art. 110, comma 6, del TULPS, i Comuni provvederanno ad aggiornare la mappatura dei luoghi sensibili e ad adottare i provvedimenti conseguenti ai sensi della presente normativa.>>Con riferimento all’applicazione di questa previsione si precisa che, al fine di salvaguardare gli investimenti effettuati e tutelare il legittimo affidamento degli operatori economici, l’aggiornamento della mappatura non ha effetto nei confronti di chi, nel rispetto della mappatura vigente, esercita l’attività o l’ha delocalizzata, per un periodo congruo a consentire l’ammortamento degli investimenti effettuati, comunque non eccedente la durata massima di dieci anni dalla notifica dell’approvazione dell’aggiornamento della mappatura. In ragione dell’introduzione della deroga di cui sopra, i Comuni, qualora i termini per le delocalizzazioni siano già decorsi, possono disporre la riapertura dei termini al solo fine di consentire a chi intende delocalizzare di presentare la relativa richiesta.

Con riferimento a quest’ultima previsioni è stato necessario richiedere un chiarimento alla Regione Emilia Romagna. Ovvero: al ricorrere di quali presupposti oggettivi e soggettivi è possibile disporre la riapertura dei termini? Ovvero, la previsione opera in via generale per tutti i casi in cui i termini per la delocalizzazione siano già decorsi (sebbene la sala da gioco e il punto sensibile siano stati sin dall’origine oggetto delle operazioni di mappatura e l’interessato non abbia presentato istanza di proroga nei tempi  stabiliti dall’All. 1 della DGR 831/2017 o l’abbia presentata priva dei presupposti previsti dalla stessa Delibera, con conseguente rigetto della istanza) o la possibilità di riapertura termini deve intendersi riferita unicamente al caso di apertura di nuovi luoghi sensibili come la locuzione “In ragione della introduzione della deroga di cui sopra” sembra intendere?

Per la Regione interpellata “la previsione della “riapertura dei termini per consentire di chiedere la delocalizzazione” è strettamente collegata ad una nuova mappatura a seguito di apertura di nuovi luoghi sensibili (nuovi in assoluto o ex dormienti) e a beneficio di chi, in regola  rispetto alla precedente mappatura, perché era ad una distanza superiore ai 500 metri o perché si è spostato, si ritrova, a seguito della nuova mappatura, ad una distanza inferiore ai 500 metri dai nuovi luoghi sensibili.

Si tratta dunque di una previsione che, sulla base di una interpretazione sia letterale che di natura logica e teleologica, non può che trovare applicazione solo in questi casi”.

“Da un punto di vista letterale e logico la locuzione “In ragione della introduzione della deroga di cui sopra” fa evidente riferimento ad una deroga e nello specifico alla deroga che immediatamente precede la previsione della possibilità di riapertura (la previsione della possibilità di riapertura dei termini è collocata immediatamente dopo la deroga sugli effetti della nuova mappatura).

Dal punto di vista della ratio, una diversa interpretazione equivarrebbe ad una riapertura generalizzata dei termini e ciò non appare coerente con le finalità dei divieti e degli obblighi introdotti dalla normativa in questione. La ratio della deroga è quella esplicitata nella previsione stessa, cioè di tutelare il legittimo affidamento da parte di coloro che “regolari ab origine” o “regolarizzati mediante successiva delocalizzazione”, potrebbero aver fatto degli investimenti. A questi soggetti, e solo a questi, la delibera riconosce, in ragione del legittimo affidamento e in relazione all’entità dell’eventuale investimento effettuato, la possibilità di non dover chiudere entro i termini ordinari previsti nella delibera n. 831, cioè sei mesi dalla comunicazione dell’avvenuta mappatura. Per questi, e solo per questi casi, la delibera consente, in presenza di nuova mappatura, di fare istanza di delocalizzazione, anche se i termini iniziali per la delocalizzazione fossero già scaduti (proprio perché il titolare, essendo in regola e non avendo – o non sapendo ancora di avere – luoghi sensibili nelle vicinanze non aveva chiesto di delocalizzare).

Una diversa interpretazione, oltre che non supportata da elementi di natura letterale e logica, condurrebbe ad una generalizzata possibilità di delocalizzare non coerente se non incompatibile con le finalità del divieto e con le modalità attuative dello stesso, come finora disciplinate.

Quindi l’interpretazione corretta, tra le due prospettate, è senz’altro la seconda: la possibilità di chiedere la delocalizzazione (con riapertura dei termini) è legata alla nuova mappatura ed è riservata a chi prima non lo ha fatto perché in regola e che ora può invece ritenere di farlo perché si ritrova ad una distanza inferiore a 500 mt da un luogo sensibile, come “certificato” dalla nuova mappatura”. mc

 

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