Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio annulla provvedimento emesso dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Salerno.

L’Agenzia dei Monopoli ha disposto la cancellazione dal’Elenco di una società titolare di tre esercizi all’interno dei quali svolge la raccolta mediante apparecchi da gioco lecito con vincite in denaro che, rappresentata e difesa dall’avvocato Cino Benelli, ha presentato ricorso contro la disposizione.

Con ordinanza cautelare la Sezione del TAR, preso atto delle risultanze dell’istruttoria disposta, ha accolto la domanda cautelare ritenendo sussistenti “seri dubbi sulla legittimità dell’interpretazione delle disposizioni del D.D. 9.9.2011 e successive modifiche, seguita dall’Ufficio di Salerno dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, secondo la quale, qualora l’operatore di gioco lecito sia titolare di più esercizi, anche dislocati in Comuni diversi, la mancanza dei titoli abilitativi relativi ad uno solo di essi determina la cancellazione totale dello stesso dall’elenco di cui all’art. 1, comma 533, come sostituito dall’art. 1, comma 82 della L. 13.12.2010 n. 220 e dall’art. 24 del D.L. 6.7.2011 n. 98, convertito con modificazioni nella L. 15.7.2011 n. 111, anziché il depennamento esclusivamente con riguardo all’esercizio sprovvisto dei ridetti titoli”.

Alla pubblica udienza di luglio la causa è stata trattenuta in decisione. Il ricorso è fondato e merita di essere accolto.
«8.3. Dalle lettura delle rammentate disposizioni sembra anzi evincersi che sia contemplata l’ipotesi di soggetti che gestiscano plurime attività di gioco in relazione a ciascuna delle quali devono sussistere i requisiti stabiliti per l’iscrizione e che in presenza degli stessi è ammissibile anche la richiesta di iscrizione a più sezioni.

8.4. Ne discende che qualora il soggetto richiedente sia titolare di più attività dovrà possedere per ciascuna di esse tutti i requisiti prescritti dall’art. 4, comma 1, del citato Decreto Direttoriale per poter chiedere l’iscrizione all’elenco e, pertanto, ciascuna delle attività svolte risulta indipendente dalle altre, non potendosi l’unico titolare delle stesse giovare dei requisiti posseduti per un’attività ai fini dell’iscrizione di un’altra.

8.5. Tale interpretazione trova un’ulteriore conferma nel tenore letterale del comma 4 del citato art. 4 che obbliga il soggetto richiedente, titolare di più licenze ex artt. 86 o 88 del T.U.L.P.S., a comunicarne il possesso all’atto della richiesta e che statuisce espressamente che “l’eventuale decadenza di una delle licenze non comporta la cancellazione dall’elenco, qualora permanga quantomeno il possesso di una di esse”.

8.6. Né appare condivisibile l’interpretazione seguita dalla P.A. resistente e esplicitata nella relazione depositata in adempimento all’istruttoria disposta secondo la quale l’art. 4, comma 4, si riferisce “al caso in cui nello stesso esercizio il richiedente sia titolare di più licenze (art. 86 e art.88) e tuttavia una di esse è decaduta al momento di iscrizione. Solo in tal caso, il soggetto non viene cancellato in quanto almeno una delle licenze permane nel singolo esercizio”.

8.7. E, infatti, l’art. 4, comma 4, così restrittivamente interpretato, non appare coerente con le altre disposizioni e risulta una norma superflua in quanto ai sensi del comma 1 del medesimo articolo è sufficiente il possesso di una licenza ex art. 86 ovvero ex art. 88 del T.U.L.P.S. ai fini dell’iscrizione all’elenco con la conseguenza che nel caso le due suddette licenze dovessero coesistere nella medesima attività, la perdita di una e la persistenza dell’altra, in forza del combinato disposto del citato art. 4 con l’art. 11, non potrebbe mai produrre la cancellazione dall’elenco permanendo i requisiti normativamente prescritti.

9. Per le suesposte ragioni il ricorso è, quindi meritevole di accoglimento con conseguente annullamento del provvedimento gravato laddove lo stesso dichiara la cancellazione dall’elenco dell’operatore di gioco lecito per tutti gli esercizi di cui è titolare e non il solo depennamento di quello sprovvisto dei requisiti normativamente prescritti.

10. Sussistono giusti motivi in considerazione della novità e della peculiarità della fattispecie esaminata per compensare integralmente tra le parti le spese di lite».

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