Le regole della comunicazione sono spietate: sintesi e chiarezza. Un titolo e poche righe per riassumere tutto quello che si vorrebbe dire. Anche quando si vorrebbe dire molto di più.

Immaginiamoci poi se si deve parlare di gioco, tra chi lo chiama azzardo, lo identifica con il suo lavoro, lo considera solo una forma di intrattenimento come un altro e chi lo regolamenta o lo gestisce.

In questi giorni si è parlato più di sale giochi che di slot, di sale bingo e scommesse più che di apparecchi da intrattenimento.

La ragione è semplice: il lockdown ha imposto la sospensione delle attività, come ha chiarito il legislatore, delle sale giochi e, per analogia o come si dice ‘a cascata’, delle slot e tutti gli apparecchi da intrattenimento ovunque installati.

Quindi, se non si fanno ripartire le sale da ‘gioco’, qualunque esse siano, come ha fatto intendere in modo chiaro il regolatore, ovvero l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nessuna possibilità di parlare anche del resto.

Ecco perché la comunicazione, anche quella ‘specializzata’, come nel nostro caso, ha parlato più di sale giochi e di scommesse, che di slot e ‘similari’.

Il resto sono quegli apparecchi che da soli quotano il 50 per cento del mercato del gioco di Stato. Presenti tanto nelle sale da gioco quanto nelle sale scommesse e nei bar. Sono gli apparecchi per cui lo Stato, come da legge, ha imposto nei prossimi mesi l’adeguamento secondo criteri di limitazioni all’accesso (tessera) e forme di controllo, e quindi la ‘riconversione’.

Sono il comparto di cui fanno parte migliaia di imprese di gestione oltre alle società concessionarie di rete con tutti i relativi dipendenti. Sono le tantissime piccole e medie imprese dell’indotto, dalle falegnamerie ai produttori di software, fino alle imprese di trasporto. Sono quella parte delle entrate che spesso garantiscono la sopravvivenza di bar, tabaccherie e perfino delle stesse sale scommesse.

Sono l’offerta di gioco per cui, quasi vent’anni fa, si cominciò a pensare ad una regolamentazione, perché era evidente che non si potesse più far finta di non vedere, di negare l’esistenza di un mercato diffuso e alla mercé di chiunque.

Oggi, dopo 17 anni, per le slot nei bar si prospetta una nuova sfida. Allora il problema era imporre una modalità di gioco regolamentato in un contesto di offerta senza alcuna regola, il videopoker. Oggi la slot nei bar e nelle tabaccherie, così come l’apparecchio da intrattenimento (a partire dal calciobalilla), dovrà adeguarsi ad un contesto completamento diverso, quello delle misure anti-COVID-19, declinato in tutte le sue forme, per quante sono le tipologie di esercizio pubblico.

Una nuova sfida per ogni noleggiatore che, ancora una volta, come tante volte ha già fatto, si troverà a ‘ricontrattare’ con ogni titolare di esercizio le condizioni del suo rapporto, della presenza di quelle macchine in quegli spazi.

Se oggi si tratta di ‘decifrare’ le regole imposte dai protocolli e dalle linee guida in base alle quali verrà consentita la riapertura delle attività di gioco pubblico, immediatamente dopo, senza aspettare nemmeno un attimo, toccherà a tutti fare in modo che quelle regole possano essere rispettate in migliaia di bar, tabaccherie, sale, ognuna delle quali con esigenze e caratteristiche diverse.

Quando ancora non abbiamo la sicurezza e la certezza, attraverso una data precisa, di quando si potrà ripartire, per il comparto delle slot e tutte le aziende che ne fanno parte una certezza c’è: quella che la vera sfida è davvero solo iniziata. mc