Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda) ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno, Questura di Bergamo e Comune di Osio Sotto (BG) in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento del questore della provincia di Bergamo di rigetto dell’istanza della ricorrente per il rilascio della licenza per l’attività di scommesse ex art. 88 del r.d. 773/1931 presso i locali siti in Comune di Osio Sotto (Bg); (ii) della comunicazione del Comune di Osio Sotto prot. n. 250/2019 del 13.8.2019; (iii) della delibera consiliare del Comune di Osio Sotto n. 39 del 28.11.20198 con la quale è stato approvato il “Regolamento per il contrasto al fenomeno della ludopatia derivante da forme di gioco lecito”, nonché, in parte qua, degli artt. 1, comma 2° e 5, comma 2°, del medesimo Regolamento; (iv) della nota del Comune di Osio Sotto alla Questura di Bergamo in data 1.10.2019; (v) per quanto di ragione, si opus sit, della circolare del Ministero dell’Interno n. 557/PAS/U/003881/1200(1) del 19 marzo 2018, e di ogni altro atto presupposto, connesso e conseguenziale.

Si legge: “Espone la società ricorrente, con sede in Osio Sotto (BG), di avere ad oggetto sociale, tra l’altro, l’attività di raccolta di scommesse ippiche e sportive e di avere presentato, in data 8 agosto 2019 alla Questura di Bergamo un’istanza per il rilascio di autorizzazione per l’esercizio della raccolta di scommesse, ai sensi dell’art. 88, r.d. 773/1931.

In data 16 settembre 2019 la ricorrente trasmetteva alla Questura una comunicazione nella quale, da un lato segnalava la inapplicabilità, alla fattispecie, di qualunque disciplina regolamentare comunale che prevedesse divieti di localizzazione di centri scommesse in ragione della distanza da siti sensibili, in quanto attività esclusa dalle competenze comunali ex art. 5, l.r. Lombardia n. 8/2013, e dall’altro assumeva l’impegno a non installare VLT e AWP all’interno dell’esercizio.

Tuttavia, con provvedimento del 9 dicembre 2019, il Questore negava il rilascio del titolo, “considerata la comunicazione prot. n. 250/2019 datata 13.8.2019 con la quale il Comune di Osio Sotto (Bg) ha reso noto il non rispetto della distanza minima della sede dell’attività in argomento da alcuni luoghi rientranti tra le fattispecie contemplate, oltre che dalla L.R. 40/2013 anche dal ‘Regolamento per il contrasto al fenomeno della Ludopatia approvato in data 28.11.2018 dal Consiglio Comunale, che aggiunge ai luoghi sensibili anche sportelli bancari, postali o bancomat, risultanti a mt 180 dal locale sede dell’autorizzazione richiesta”, e tenuto conto che, pur a fronte dell’impegno della ricorrente a non installare apparecchi da gioco, “… il Comune di Osio Sotto, in data 1.10.2019, ribadiva che il Regolamento comunale sopra citato assimila la richiesta di licenza scommesse all’ambito di applicazione di cui all’art. 1 comma 2”;

Il 10 gennaio 2020 la ricorrente avanzava alla Questura un’istanza di annullamento in autotutela dell’illegittimo diniego, istanza rimasta, però, inesitata.

Conseguentemente la società impugnava il provvedimento in epigrafe chiedendone l’annullamento, previa sospensione, e deducendo:

1. Violazione e falsa applicazione degli artt. 88, TULPS, 5, l.r. Lombardia n. 8/2013. Eccesso di potere per violazione di circolari, irragionevolezza, difetto di istruttoria.

2. Violazione, sotto altri profili, delle stesse norme e principi di cui al precedente motivo.

Si costituivano in resistenza il Ministero dell’Interno, la Questura di Bergamo e il Comune di Osio Sotto instando per la reiezione del gravame.

Con ordinanza n. 590 del 30 luglio 2020, ai sensi dell’art. 55, co. 10, c.p.a., veniva disposta la sollecita fissazione del giudizio di merito

Nella pubblica udienza del 2 dicembre 2020 il ricorso veniva trattenuto per la decisione.

Nelle sue difese l’Amministrazione statale evidenzia la legittimità del provvedimento questorile che si è limitato a recepire il parere contrario, espresso dal Comune, sulla scorta del Regolamento di cui alla delibera consiliare n. 39 del 28.11.20198.

Si sottolinea, altresì, che la legge regionale n. 8/2013 non esclude l’attività di raccolta scommesse da possibili limitazioni, avendo semplicemente omesso di adottare una disciplina sul tema. Di qui la possibile esistenza di uno spazio regolamentare non disciplinato da parte della Regione, nell’ambito del quale sia ravvisabile comunque la sussistenza del potere comunale di circoscrivere ulteriormente gli ambiti di applicazione della legge.

In tal senso si sarebbe pronunciato anche il Giudice d’appello secondo cui “Da tale composito e complesso quadro giuridico, emerge…non solo e non tanto la legittimazione, ma l’esistenza di un vero e proprio obbligo a porre in essere, da parte dell’amministrazione comunale, interventi limitativi nella regolamentazione delle attività di gioco, ispirati per un verso alla tutela della salute, …per altro verso al principio di precauzione, citato nell’art. 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), il cui campo di applicazione si estende anche alla politica dei consumatori, alla legislazione europea sugli alimenti, alla salute umana, animale e vegetale” ( Cons. stato, sez. III, 01-07- 2019, n. 4509).

Assume, per contro, la ricorrente che l’atto di diniego della Questura di Bergamo sarebbe afflitto dal medesimo vizio che inficia, in parte qua, il Regolamento comunale di Osio Sotto, sia nella parte in cui individua unilateralmente “luoghi sensibili” diversi e ulteriori rispetto a quelli precisati dalla legge (sportelli bancari, postali o bancomat), sia quanto all’inclusione, tra i giochi per i quali vige la suddetta preclusione, delle sale ove sono installati apparecchi ex art. 110, t.u.l.p.s., ma anche di istituire il divieto di apertura ed esercizio di sale giochi e scommesse quale quella per la quale la ricorrente ha chiesto l’autorizzazione alla Questura, ossia l’autorizzazione ex art. 88, t.u.l.p.s.

La tesi merita adesione.

Quanto al primo dei profili denunciati, ossia la possibilità di individuare altri luoghi sensibili si osserva che l’art. 8 co. 1, l. reg. n. 8/2013 dispone che “Per tutelare determinate categorie di soggetti maggiormente vulnerabili e per prevenire fenomeni da GAP, è vietata la nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito di cui all’articolo 110, comma 6, del r.d. 773/1931 in locali che si trovino a una distanza, determinata dalla Giunta regionale entro il limite massimo di cinquecento metri, da istituti scolastici di ogni ordine e grado, asili nido d’infanzia, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile e oratori”.

Il comma 2 della stesso articolo stabilisce poi che “Il comune può individuare altri luoghi sensibili, ai sensi dell’articolo 51, comma 1-bis, della legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio), in cui si applicano le disposizioni di cui ai commi 1 e 1-bis, tenuto conto dell’impatto dell’installazione degli apparecchi di cui al comma 1 sul contesto e sulla sicurezza urbana, nonché dei problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica”.

E’ dunque possibile per il Comune individuare altri luoghi sensibili, oltre a quelli normativamente indicati, ma solo per specifiche finalità, ossia per la ragione che essi possono incidere “sul contesto e sulla sicurezza urbana”, nonché sulla “viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica”.

Non pare, invece, che al Comune sia assegnato il potere di localizzazione delle sale giochi in funzione di tutela della salute pubblica, in ipotesi compromessa o posta in pericolo in relazione al problema della ludopatia.

La tutela della salute, fatta eccezione per la determinazione dei livelli essenziali di assistenza che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, appartiene infatti alla competenza regionale concorrente con quella dello Stato, nell’ambito dei principi fondamentali fissati dalle norme statali (cfr. fra le tante, Corte Cost., 14/02/2020, n. 20; id., 13/11/2019, n. 233).

Nel caso di specie il “Regolamento per il contrasto al fenomeno della ludopatia derivante da forme di gioco lecito”, inserisce, tra i siti sensibili, anche gli sportelli bancari, postali o bancomat esorbitando palesemente dalle pur ampie competenze che la legge regionale attribuisce ai comuni, non essendo evidenziato alcun profilo connesso alla sicurezza urbana, alla viabilità, o al disturbo della quiete pubblica.

Il ricorso si palesa fondato anche sotto l’ulteriore profilo dedotto dalla ricorrente.

L’art. 110 TULPS stabilisce, al comma 6°, che “Si considerano apparecchi idonei per il gioco lecito: quelli che, dotati di attestato di conformità alle disposizioni vigenti rilasciato dal Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e obbligatoriamente collegati alla rete telematica di cui all’articolo 14-bis, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni, si attivano con l’introduzione di moneta metallica ovvero con appositi strumenti di pagamento elettronico definiti con provvedimenti del Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, …, il costo della partita non supera 1 euro, la durata minima della partita è di quattro secondi e che distribuiscono vincite in denaro, ciascuna comunque di valore non superiore a 100 euro, erogate dalla macchina…

b) quelli, facenti parte della rete telematica di cui all’articolo 14-bis, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni, che si attivano esclusivamente in presenza di un collegamento ad un sistema di elaborazione della rete stessa…”.

Si tratta delle cosiddette “video lottery” idonee a favorire il gioco compulsivo dell’utente e per le quali sussistono ragioni ostative alla collocazione in esercizi pubblici entro il perimetro di 500 metri da aree esplicitamente individuate dalla normativa quali luoghi sensibili (ex multis, Cons. Stato, sez. V, 30/06/2020, n. 4122; T.A.R. Lombardia Milano, sez. I, 06/12/2019, n. 2608).

La limitazione del perimetro dei poteri inibitori dell’ente comunale è confermata sia dalla delibera della Giunta Regionale 24 gennaio 2014 – n. X/1274 – secondo cui (art. 2, punto 1 dell’all. A) “per ‘Apparecchi per il gioco di azzardo lecito’ si intendono quelli di cui all’art. 110 commi 6 e 7 del regio decreto 18.06.1931 n. 773 …”, sia dalla stessa legge regionale 6 maggio 2015 n. 11 in cui esplicitamente si menziona, a tutela di determinate categorie di soggetti maggiormente vulnerabili e per prevenire fenomeni da GAP, il divieto di “installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito di cui all’articolo 110, comma 6, del r.d. 773/1931”.

Allo stesso modo l’art. 7, comma 10, del D.L. n.158/2012, nel prevedere la pianificazione di “forme di progressiva ricollocazione dei punti della rete fisica di raccolta del gioco” fa riferimento agli apparecchi “di cui all’art. 110, comma 6, lett.a) del testo unico di cui al regio decreto n.773 del 1931”, ovvero le cd. slot machine.

E’ dunque solo in riferimento a tale tipologia di giochi e non alle mere sale scommesse che può esercitarsi il potere limitativo assegnato dalla legge all’ente locale (cfr. T.A.R. Liguria, sez. I, 30/07/2019, n. 680).

Ne segue che solo nell’ipotesi in cui si utilizzino apparecchi per il gioco d’azzardo lecito di cui all’articolo 110, commi 6 e 7, del r.d. 773/1931, il rilascio del permesso risulta subordinato ad un ulteriore presupposto, consistente nella positiva verifica da parte del Comune della distanza dei luoghi sensibili, con l’esclusione, perciò delle altre sale giochi, sale scommesse e sale bingo, lotto e lotterie (T.A.R. Lombardia, Milano, sez. I, n.1570/2015; T.A.R. Veneto, 27 settembre 2016, n. 1081).

Segue da quanto esposto che il ricorso va accolto annullando per quanto di ragione il Regolamento comunale impugnato e il consequenziale diniego della Questura.

Le spese del giudizio possono essere compensate in ragione della natura interpretativa della questione.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla in parte qua il Regolamento comunale impugnato e il provvedimento di rigetto della licenza emesso dalla Questura.

Spese compensate”.