Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro il Comune de La Spezia in cui si chiedeva l’annullamento dell’atto di “rigetto dell’istanza presentata da (…) per l’autorizzazione all’esercizio dell’attività di gioco lecito sala VLT (…)”.

Nella sentenza si legge: “Intendendo aprire una sala giochi con apparecchi VLT nei locali siti alla Spezia in via (…) chiedeva al Comune, con nota del 29 gennaio 2019, se la Chiesa di S. Maria Ausiliatrice, ubicata ad una distanza pedonale di m 660 dai locali in questione, fosse il “luogo sensibile” più vicino ad essi.

Con nota del 15 febbraio 2019, il Comandante della polizia municipale si pronunciava nel senso della “verosimiglianza” di quanto rappresentato dalla richiedente, precisando che nella zona vi era un altro edificio religioso ascrivibile alla categoria dei “luoghi sensibili”, ma distava m 475 dalla sala giochi (ossia ben di più del limite minimo di 300 metri previsto dal legislatore regionale).

Considerando il tempo trascorso, la Società interessata chiedeva al Comune della Spezia, con nota del 16 settembre 2019, se le precedenti misurazioni fossero ancora valide.

In risposta a quest’ultima istanza, lo S.U.A.P. comunicava, con p.e.c. del 11 ottobre 2019, che non erano intervenute modifiche regolamentari o della legislazione regionale.

Quindi, conseguita la licenza ex art. 110, comma 6, lett. b), t.u.l.p.s., il legale rappresentante della Società chiedeva il rilascio dell’autorizzazione comunale per l’esercizio della sala da gioco prevista dall’art. 1, comma 2, della l.r. Liguria 30 aprile 2012, n. 17.

Previa interlocuzione procedimentale, il Dirigente dello S.U.A.P. del Comune della Spezia ha respinto la domanda con atto del 15 febbraio 2021, motivato con riferimento alla presenza di un “luogo sensibile” (la scuola di formazione “Cisita”) che dista meno di 300 metri dai locali della nuova sala giochi.

(…) ha impugnato il menzionato provvedimento di diniego con ricorso notificato il 15 aprile 2021 e depositato il 30 aprile successivo.

Questi i motivi di gravame:

I) “Violazione di legge sotto il profilo del contrasto con le disposizioni di cui agli artt. 2, 3, 17, 41, 117, 118, Cost.; violazione di legge sotto il profilo del contrasto con le disposizioni di cui all’art. 3, comma 8-bis, l. 241/1990. Eccesso di potere nella forma dello sviamento, difetto di istruttoria, carenza di motivazione, violazione dei principi di unicità dell’ordinamento, ragionevolezza e proporzionalità, ingiustizia”.

Il provvedimento di rigetto della domanda di autorizzazione dovrebbe ritenersi inefficace in quanto adottato quando si era già formato il silenzio assenso sulla domanda medesima.

II) “Violazione di legge sotto il profilo del contrasto con le disposizioni di cui agli artt. 2, 3, 17, 41, 117, 118, Cost.; violazione di legge sotto il profilo del contrasto con le disposizioni di cui all’art. 2, l.r. Liguria 17/2012. Eccesso di potere nella forma dello sviamento, difetto di istruttoria, carenza di motivazione, violazione dei principi di unicità dell’ordinamento, ragionevolezza e proporzionalità, ingiustizia”.

L’istituto di formazione “Cisita” non potrebbe essere considerato un “luogo sensibile” in quanto non rientra nella categoria degli istituti scolastici.

In subordine alla domanda di annullamento, la ricorrente chiede che il Comune della Spezia sia condannato al pagamento di un indennizzo pari ai costi sostenuti per la ristrutturazione dei locali e la predisposizione della sala giochi, quantificati nella somma complessiva di € 600.000,00.

Costituitosi in resistenza, il Comune della Spezia controdeduce nel merito alle censure avversarie, concludendo per il rigetto del ricorso e della domanda di indennizzo.

L’istanza cautelare accedente al ricorso è stata respinta con l’ordinanza n. 119 del 14 maggio 2021.

Il Comune della Spezia ha ribadito le proprie tesi difensive con una memoria depositata in prossimità dell’udienza di trattazione.

Il ricorso, infine, è stato chiamato alla pubblica udienza del 24 novembre 2021 e trattenuto in decisione.

DIRITTO

Il contestato diniego di autorizzazione per l’esercizio di una sala da gioco con apparecchi VLT fa applicazione dell’art. 1, comma 2, della l.r. Liguria 30 aprile 2012, n. 17, in forza del quale l’autorizzazione “non viene concessa nel caso di ubicazione in un raggio di 300 metri, misurati per la distanza pedonale più breve, da istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, impianti sportivi e centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale ed inoltre strutture ricettive per categorie protette”.

Nel caso di specie, l’Amministrazione ha accertato la presenza di un istituto scolastico (la scuola di formazione “Cisita”) ubicato ad una distanza inferiore a 300 metri dai locali della sala da gioco (dato non contestato dalla ricorrente).

Con il primo motivo di gravame, l’esponente deduce che, al momento della comunicazione del preavviso di rigetto, si sarebbe già formato il silenzio assenso sull’istanza, con conseguente inefficacia del provvedimento di diniego successivamente adottato.

La domanda di autorizzazione, infatti, era stata presentata al Comune della Spezia in data 8 ottobre 2020 e il preavviso di rigetto è stato comunicato solo il 20 gennaio 2021, ben oltre il termine di sessanta giorni previsto dall’art. 20, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241.

La censura non tiene conto della disciplina dettata dall’art. 2 del d.lgs. 25 novembre 2016, n. 222 (cd. “SCIA-2”), che demanda alla tabella allegata al medesimo decreto l’individuazione del regime amministrativo (comunicazione, SCIA, silenzio assenso, autorizzazione espressa) delle attività private oggetto di ricognizione.

Il comma 5 del citato art. 2 dispone: “Per lo svolgimento delle attività per le quali la tabella A indica l’autorizzazione, è necessario un provvedimento espresso, salva l’applicazione del silenzio-assenso, ai sensi dell’articolo 20 della legge n. 241 del 1990, ove indicato”.

Ciò significa che il meccanismo del silenzio assenso non opera in tutti i procedimenti relativi ad attività subordinate al rilascio di un provvedimento autorizzativo, ma nei soli casi espressamente previsti dalla tabella (“ove indicato”).

Tale punto è chiarito dalla stessa tabella A che precisa: “Quando la tabella indica l’autorizzazione, è necessario un provvedimento espresso, salvo i casi in cui è previsto il silenzio-assenso ai sensi dell’art. 20 della legge n. 241 del 1990”.

La tabella in parola è suddivisa in tre sezioni, la prima delle quali contiene un elenco di attività commerciali e indica il regime amministrativo previsto per ciascuna di esse.

Per quanto di specifico interesse, nella colonna relativa al regime amministrativo è previsto per alcune tipologie di attività il regime “autorizzazione/silenzio assenso” e per altre unicamente il regime “autorizzazione”: per queste ultime non opera, pertanto, il meccanismo del silenzio assenso.

E’ il caso dell’esercizio delle sale giochi con apparecchi VLT, indicato al n. 84 della sezione I della tabella A, per il quale è previsto soltanto il regime “autorizzazione”.

La censura è dunque infondata in quanto l’autorizzazione espressa richiesta per l’esercizio delle sale da gioco non può essere sostituita dal silenzio assenso.

Con il secondo motivo, si contestano i presupposti del diniego in quanto la scuola di formazione “Civita”, ubicata a meno di 300 metri di distanza dai locali della sala da gioco, non è un istituto scolastico e, pertanto, non sarebbe riconducibile ai “luoghi sensibili” indicati dall’art. 1, comma 2, della l.r. n. 17/2012.

Tale censura non è fondata.

Infatti, la richiamata disposizione normativa stabilisce, con formulazione elastica, che l’autorizzazione per l’esercizio delle sale da gioco non può essere concessa nel caso di ubicazione in un raggio di 300 metri, non solo di “istituti scolastici di qualsiasi grado”, ma anche di “altri istituti frequentati principalmente da giovani”: come si evince dalla nota del 14 gennaio 2021 (doc. 10 Comune), la scuola di formazione “Civita” è frequentata da oltre cento ragazzi di età compresa tra i 14 e i 17 anni, quindi rientra innegabilmente nella seconda categoria.

Del resto, la finalità perseguita dal legislatore regionale si identifica chiaramente con la prevenzione della ludopatia, con particolare riguardo alle persone ritenute maggiormente vulnerabili per la giovane età, sicché l’individuazione dei “luoghi sensibili” deve essere condotta tenendo conto dell’oggettiva presenza di minori, senza bisogno di indagare se l’istituto scolastico (o, comunque, frequentato principalmente da giovani) sia riconosciuto o meno a livello ministeriale ovvero di acclarare il valore dei titoli di studio che esso rilascia.

Per le esposte ragioni, la domanda di annullamento è infondata e deve essere respinta.

In via subordinata, la Società ricorrente chiede che il Comune della Spezia sia condannato al pagamento di un indennizzo pari agli investimenti effettuati per l’allestimento della sala da gioco.

Neppure questa pretesa può trovare accoglimento, poiché l’istituto dell’indennizzo ex art. 21 quinquies della legge n. 241/1990 presuppone un provvedimento di revoca dell’autorizzazione (come nel caso esaminato dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 2018/2021 citata dalla ricorrente), mentre nella fattispecie si controverte in ordine ad un diniego di autorizzazione all’apertura della sala da gioco.

La pretesa di parte ricorrente non potrebbe trovare accoglimento neppure riqualificandola come domanda risarcitoria, stante l’insussistenza dei dedotti profili di illegittimità dell’atto impugnato.

E’ appena il caso di precisare, peraltro, che i precedenti rilievi non implicano un giudizio di immeritevolezza della condotta della ricorrente la quale, avendo diligentemente interpellato il Comune in via preventiva e confidato sulle risposte ricevute, potrà eventualmente far valere le proprie ragioni in altra sede.

Avendo riguardo a queste ultime circostanze, appare equo disporre l’integrale compensazione delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate”.