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GIOCO PUBBLICO – La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Dignità segna, senza alcun dubbio, la data dell’inizio di un nuovo momento storico per il settore.

Con la decisione di accorpare nella Agenzia delle Dogane le attività di regolamentazione e gestione dei giochi, attraverso le disposizioni del Governo Monti, l’Italia ha deciso di dare meno importanza alle attività dell’ex Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato: questo è un segnale chiarissimo dell’indirizzo nuovo delle politiche per i giochi pubblici.

Non interessa più il gioco come strumento di raccolta per l’Erario, non vengono più considerate condivisibili le ragioni che in passato hanno portato più volte a motivare nuove offerte di gioco per finanziare emergenze – come ad esempio la ricostruzione dopo il terremoto negli Abruzzi o il recupero del patrimonio artistico.

Con le polemiche sui giochi abbinati agli scontrini fiscali è emerso che nemmeno il ruolo di strumento per il recupero della evasione fiscale viene più riconosciuto al gioco, è passata di moda quella “tassa sugli imbecilli” che Camillo Benso conte di Cavour considerava come l’unica forma di tassa volontaria.

Nella confusione di numeri e cifre, citati in base alla convenienza del momento per enfatizzare il volume del giocato e i malati generati, resta solo la volontà di tutelare i cittadini da pericolosi comportamenti che portano a nuove forme di dipendenza, etichettate come flagello dell’umanità quando la dipendenza è da non sostanza (appunto il gioco d’azzardo) che invece appaiono come un male sopportabile se generate da alcool, tabacco e ultimamente da marijuana.

L’indecisione del MEF nel periodo di mandato del sottosegretario Baretta e le normative territoriali hanno rappresentato solo le avvisaglie di come il nostro Paese è intenzionato a considerare quelle aziende che fino ad oggi si sono impegnate per la distribuzione dei giochi.

Il Decreto Dignità mette finalmente in chiaro che la nuova Italia non ha più bisogno di un servizio di gioco pubblico, non serve più l’operatore riconosciuto a svolgere il ruolo di presidio dello Stato nelle strade del mondo reale come sulla rete Internet.

Per questo sono stati introdotti divieti e sanzioni contro quelle che vendono definite vergognose attività dello Stato derogate agli operatori, preferendo la repressione al controllo e alla regolamentazione.

Corsi e ricorsi storici, a qualcuno potrebbe sembrare che il Decreto Dignità nei giochi sia un vero e proprio tuffo nel passato, altri la considerano come una innovazione a livello comunitario e una scelta razionale a tutela della cittadinanza.

Il tempo dimostrerà il valore di questa disposizione, resta da capire quale futuro potranno avere i dipendenti della aziende di gioco: ora che sono più le attività vietate rispetto quelle consentite dove andranno a cercare opportunità per le loro aziende?

Senza alcun dubbio le realtà più strutturate si adegueranno alle nuove politiche, magari cercando di far valere le loro ragioni nei tribunali, ma le preoccupazioni più rilevanti sono sul comportamento delle aziende piccole.

Queste realtà, private di ogni possibilità di reddito nel legale, sono inevitabilmente spinte verso forme di offerta tollerate e i più disperati tra loro “giocheranno al perso per perso” impegnandosi in comportamenti disdicevoli ma per loro inevitabili.

È già iniziata, infatti, la lunga notte del gioco d’azzardo che ci riporterà di colpo ai primi anni 2000 con la presenza nei pubblici esercizi di apparecchi non omologati, di vincite convenzionalmente riconosciute sul punteggio o su diverse forme di scommessa e puntata che si possono proporre senza concessione o autorizzazione.

Peraltro il reato di gioco d’azzardo è punito con una sanzione amministrativa, a volte più leggera di quella applicata agli operatori del gioco lecito a cui si riscontrano infrazioni.

Ecco, ad esempio, che le Newslot oggi dispongono di joystick, spesso le loro schede elettroniche sono “aperte” e prive di custodia, tornano i telecomandi e non ci sono solo i totem a caratterizzare un nuovo mercato che non ha più bisogno di pubblicità.

Torneremo a riparlare di gioco pubblico quando le Forze dell’Ordine non riusciranno più a fare altro che la repressione per i giochi, quando si sentirà nuovamente bisogno di una sanatoria per la bonifica del settore.

Nel 2004, con un gioco distribuito principalmente nel canale fisico, una soluzione è stata trovata con la rottamazione dei poker, chissà se domani, con un gioco fruito online e da mobile, si potrà pervenire ad un analogo risultato?

Chissà se ci saranno ancora operatori in Italia disposti ad aderire ad una nuova sanatoria per accendere le luci nella buia notte dei giochi. m.b.

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