L’allarme lanciato in questi giorni da associazioni e rappresentanza sindacali non possono trascurare quello che negli anni ha assunto le dimensioni di comparto industriale, e non solo attività di nicchia.

Il comparto degli apparecchi da intrattenimento, slot comprese, con una numero totale di aziende attive che supera le 7.000 unità.

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Secondo gli ultimi dati forniti attraverso uno studio della CGIA di Mestre sono circa 2.072 le sole imprese attive nella gestione di apparecchi da intrattenimento, per oltre 12.100 posti di lavoro.

A queste si sommano le circa 300 imprese impegnate nella produzione con circa 1.700 occupati.

Se si sommano le attività di sale giochi, gli esercizi in cui sono presenti le slot a vincita limitata e le società concessionarie di rete si superano ampiamente i 57.000 posti di lavoro.

Per tutte le misure introdotte per l’emergenza Coronavirus si sono tradotte nella chiusura dell’attività (solo in pochissimi casi è prevista e consentita la modalità in smart working grazie al fatto che svolgono la loro attività in base a codici ATECO compresi nell’elenco di quelli autorizzati al proseguimento della loro attività).

Ad un mese dal blocco imposto per decreto per queste aziende non si intravede alcuna soluzione. E ogni giorno che passa, come da allarme di Confindustria di Lombardia Emilia Romagna, Piemonte e Veneto “rappresenta un rischio in più di non riuscire più a rimettere in marcia” il settore.

Considerazione che vale anche per il comparto degli apparecchi da intrattenimento e che non può essere ignorata alla luce dell’attenzione che invece sembra essere riservata, giustamente, in generale a tutte le imprese del turismo e dell’intrattenimento e nello specifico (vedi le dichiarazioni del governatore del Veneto Zaia) al settore delle giostre e dello spettacolo viaggiante.