La Corte d’Appello di Torino ha confermato la sanzione al titolare di un bar cittadino per la violazione della norma in materia della distanze minime dai luoghi sensibili così come prevede la legge regionale.

 

La Prima Sezione Civile ha respinto l’appello presentato da un esercente avverso la sentenza con la quale è stata confermata la sanzione di 24.000 euro ad un esercente che nel 2019 aveva installato all’interno del suo bar le slot in violazione delle distanze minime previste dalla legge regionale.

Per i giudici infatti la nuova legge, approvata nel 2021, “in continuità rispetto a quella del 2016, stabilisce anch’essa limiti all’esercizio delle attività di cui all’art. 3, comma 1, lett. c), d) ed e), nonché alla installazione di apparecchi per il gioco lecito di cui all’articolo 110, comma 6, del regio decreto 773/1931 in rapporto alla prossimità con luoghi sensibili specificamente elencati, e l’art. 26 non ha inteso né introdurre una
sanatoria per le violazioni commesse nella vigenza della precedente normativa né riservare ai soggetti di cui ai commi 1 e 2 un trattamento privilegiato, esonerandoli dal rispetto delle distanze di cui all’art. 16 comma 2”.

Nessuna discriminazione poi tra esercizi generalisti e sale scommesse. “La differente durata del termine concesso si fonda su situazioni di fatto diverse tra loro: nel primo caso gli esercenti devono adeguarsi ad una normativa già da tempo annunciata, in una situazione di fatto conosciuta; nel secondo gli esercenti, ch e già hanno improntato la propria attività nel rispetto della normativa sulle distanze, o che comunque potevano fare affidamento sulla continuazione dellattività in corso per essere la stessa in regola rispetto alla situazione dei luoghi precedente, a cau sa di un fatto sopravvenuto ed indipendente dalla loro sfera di influenza sono costretti ad un adeguamento ulteriore”.

Nella sentenza si spiega anche che “l’iscrizione Ries, iscrizione che in verità costituisce titolo abilitativo per i soggetti che svolgono le attività in materia di apparecchi da intrattenimento in relazione alle relative attività esercitate (art. 1 c omma 82 legge n. 220/2010), potendosi dunque dubitare che tale iscrizione corrisponda allautorizzazione rilasciata dallAgenzia delle Dogane e dei Monopoli (che, secondo il Comune, farebbe invece riferimento alle autorizzazione rilasciate ai sensi dell’ar t. 16 legge n.1233/1957“.

Respinta anche l’opposizione circa il contrasto della normativa regionale con l’Intesa sancita nel 2017 tra Stato e Regioni “Il Tribunale ha respinto la doglianza osservando che tale intesa non ha valore cogente non essendo stata recepita con decreto ministeriale, che l’intesa stessa ammette che le preesistenti disposizioni regionali ispirate a maggior tutela continueranno ad av ere efficacia e che, in ogni caso, il decreto si collocherebbe in posizione gerarchicamente rispetto alla legge regionale così da non poter inficiare quest’ultima; non ha inoltre ritenuto pertinente, in senso contrario , la sentenza del TAR Lazio 5.2.19, n. 1460 poiché quel giudizio verteva su un atto amministrativo (un’ordinanza sindacale sugli orari di funzionamento degli apparecchi) e il TAR ha dato rilevanza (“una certa forza vincolante”) all’intesa del 2017 quale indice rivelatore dell’eccess o di potere: aspetto del tutto diverso rispetto all’oggetto del presente procedimento di opposizione a sanzione amministrativa dove il provvedimento sanzionatorio è conseguenza della diretta applicazione della previsione legislativa”.

 

Nessun dubbio neppure su chi sia il soggetto tenuto a pagare la sanzione. “ Lart. 11, nono comma, della L.R. n. 9/2016 stabilisce che per laccertamento delle violazioni e per
lapplicazione delle sanzioni amministrative previste dalla presente legge si applicano i principi di cui al capo I della legge 24 novem bre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale).
Il richiamo normativo è quindi, pacificamente, anche allart. 6, primo comma, in quanto ricompreso nel capo I, sezione I, della legge n. 689.
A questo punto, quanto unicamente rileva al fine di escludere la responsabilità solidale del proprietario degli apparecchi è verificare se l’uso degli stessi sia avvenuto contro la sua volontà. Tale prova, che per espresso disposto normativo è onere del proprietario fornire, non è stata data; ed, anzi, la circostanza che l’utilizzo degli stessi in contrasto con le disposizioni del distanziometro sia avvenuto invito domino non è neppure stata allegata da R****a , la quale ha incentrato le proprie difese sull’autonomia dei concessionari nelle modalità di utilizzo dei congegni, ivi compresa la scelta della loro collocazione. Stante la solidarietà di proprietario e concessionario nel pagamento della sanzione, viceversa, sarebbe stato dovere del titolare esigere contrattualmente dal concessionario, sin dal momento della conse gna degli apparecchi, il rispetto della normativa vigente e di quella che fosse stata introdotta durante il periodo di utilizzo, pena se del caso la cessazione di efficacia del rapporto”.